Il rilancio dell’Accademia di Belle Arti di Lecce. A partire da Emilio Isgrò

Accademia di Belle Arti di Lecce – fino al 27 maggio 2018. La mostra celebra uno dei maestri dell’arte concettuale, Emilio Isgrò. Il progetto, realizzato in collaborazione con il Centro culturale Scaramuzza, segna l’avvio di una nuova programmazione espositiva per la Galleria dell’Accademia e fa seguito a un talk con lo stesso Isgrò.
Nell’immaginario dell’arte contemporanea, è l’artista delle cancellature, avviate negli Anni Sessanta sulla scorta di un generale clima concettuale e di un background legato alla scrittura e al dialogo con la poesia sperimentale. Emilio Isgrò (Barcellona di Sicilia, 1937) è il maestro che segna una nuova (e paradigmatica) fase dell’Accademia di Belle Arti di Lecce, che lo sta celebrando in queste settimane attraverso due distinte iniziative fortemente volute dal direttore Andrea Rollo (fondatore anche di un archivio in progress sulla cultura contemporanea proprio in Accademia) e dall’artista Fernando De Filippi, presidente da oltre un anno dell’istituzione leccese.
UNA MOSTRA PICCOLA E PREZIOSA

La mostra, curata da Angelo Maria Monaco, intitolata Piccola ma preziosa mostra in Accademia, allestita con rigore nella galleria del piano terra con la collaborazione di Ester Annunziata, architetta e docente presso l’istituzione, propone sette opere di pregio custodite in una collezione privata della città. E avvia così un percorso di rinnovamento per l’istituzione, proiettata non solo verso la valorizzazione degli studenti meritevoli attraverso la seconda mostra corale Incipit ideata da De Filippi lo scorso anno, allestita in diversi spazi espositivi della città e della provincia dai prossimi mesi, ma anche verso la rilettura di alcune tra le più significative esperienze dell’arte italiana della seconda metà del Novecento.
La mission della nuova direzione è chiara: rileggere il passato per ripensare il presente di un’istituzione che vuole diventare un punto di riferimento per l’area salentina, e non solo, sul fronte espositivo, programmatico e, naturalmente, didattico, recuperando tra l’altro le energie perse negli anni scorsi in progettualità non sempre definite e definibili.



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