Il ritorno del Giappone “guerriero”

L’aggressività geopolitica di Pechino nella regione e un lento ritiro americano dal Pacifico mette Tokyo di fronte alla scelta di ritornare quella potenza asiatica che si è contraddistinta alla fine del XIX secolo e nei primi anni del XX secolo fino al 1945. Dopo anni di pacifismo selvaggio e di ritiro dalle vicende geopolitiche dell’Asia Orientale, sta lentamente riflettendo su un suo possibile ritorno nello scacchiere geopolitico asiatico per contrastare la più grande minaccia alla sua sicurezza: la Repubblica Popolare Cinese di Xi Jinping.

Uno spirito guerriero che sta rinascendo. Per contrastare l’espansione cinese nella regione dell’Asia Orientale e nel sud-est Asiatico Tokyo sta stringendo rapporti internazionali con i paesi che vedono con preoccupazione l’aggressività di Pechino. In primis Australia e Singapore. L’Asse Giappone-Australia-Singapore punta ad istituire un’alleanza con l’obiettivo di conservare lo status quo nella regione.

Tokyo è consapevole che non può contenere gli investimenti cinesi nella regione per via dell’abbondanza di risorse economiche che i cinesi stanno schierando, anche a rischio di perdere enormi quantità di denaro in progetti costosi ma di importanza geoeconomica per il controllo dei traffici commerciali nel Mar Cinese Meridionale e dello Stretto di Malacca.

Il principale ostacolo del Giappone è un suo ritorno nel consesso delle nazioni asiatiche come potenza militare, in grado di competere con la Cina. Le Forze di autodifesa giapponesi possono facilmente respingere ogni utopistica idea di invasione militare cinese sull’arcipelago, ma Tokyo vuole evolvere queste forze di autodifesa in forze militari capaci di confrontarsi alla pari contro ogni nemico e di mettere sul campo diplomatico una deterrenza bellica. Il Giappone, assieme ad Australia ed India, sta evolvendo le sue capacità per creare una forza di intervento rapida in grado di dare aiuto logistico e militare ai suoi alleati nella regione indo-pacifico. Inoltre una possibile capacità bellica servirà per debellare qualsiasi minaccia proveniente dalla Corea del Nord e, forse, per staccarsi dall’ombrello militare americano.

Il Giappone sta gettando solide basi al fine di rafforzare le proprie capacità militari nel prossimo futuro. In primis la revisione costituzionale dell’Articolo 9 della costituzione giapponese. L’Art 9 proibisce l’uso della forza da parte delle forze di autodifesa e vieta al Giappone di acquistare armamenti che possono essere considerati offensivi. Questa barriera costituzionale ha obbligato il paese a non acquisire bombardieri e missili a lunga gittata, ma se questo vincolo restasse invariato Tokyo potrebbe avere capacità limitata ad inviare truppe in teatri lontani dal paese.

Dagli anni cinquanta Tokyo ha sempre reinterpretato l’art 9. Nel 2014 il Governo di Shinzo Abe ha fatto approvare una revisione del suddetto articolo. Questa revisione ha eliminato qualsiasi veto ad inviare truppe nipponiche in altri teatri. Inoltre nella revisione è presente il diritto all’autodifesa collettiva, opzione che Tokyo può invocare per inviare unità militari ai suoi alleati sotto attacco nemico. Oltretutto il governo giapponese ha potuto inviare unità navali, come la portaelicotteri Izumo, a partecipare ad esercitazioni navali congiunte nel Mar Cinese Meridionale, facendo infuriare il governo cinese.

La capacità di adattamento del Giappone alle dinamiche esterne è una sua caratteristica fondamentale quando ha dovuto guardare fuori dai suoi confini. Quando accadrà di nuovo Tokyo avrà un apparato bellico ed industriale altamente addestrato e funzionante.                                                                       di Francesco Cirillo    fonte atlantico.it



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