Impatti ambientali dei combustibili nel settore residenziale

I vantaggi degli incentivi all’uso di biomassa, dal lato delle minori emissioni di CO2, si contrappongono agli effetti negativi sulla qualità dell’aria per le maggiori emissioni di particolato, NOx ed altri inquinanti
Impatti ambientali dei combustibili nel settore residenziale

È ormai assodato il ruolo importante che gioca il riscaldamento domestico nell’ambito della qualità dell’aria a scala locale e regionale. A questo proposito in una recente Arpatnews abbiamo parlato dell’indagine di Innovhub – Stazioni Sperimentali per l’Industria sulle emissioni da apparecchi a gas, GPL, gasolio e pellet.

All’interno dell’indagine viene citato lo studio condotto da ENEA Impatti energetici e ambientali dei combustibili nel riscaldamento residenziale, che ha valutato quanto le politiche di decarbonizzazione e di sostegno alle fonti rinnovabili, tra cui le biomasse legnose, impattano sul settore del riscaldamento domestico, da un punto di vista energetico, ambientale ed economico.

Lo studio, attraverso strumenti modellistici per la simulazione di scenari energetici e di qualità dell’aria (TIMES-Italia e GAINS/MINNI), approfondisce dunque gli aspetti tecnologici e ambientali di queste politiche e ne analizza le ricadute economiche.

Per quanto riguarda gli effetti sulla qualità dell’aria, vengono prese in considerazione le emissioni di anidride carbonica, particolato, ossidi di azoto e composti organici volatili non metanici.

Tutti gli scenari esaminati mostrano che le emissioni complessive di inquinanti, come il particolato primario, si riducono al 2030 grazie al miglioramento delle tecnologie adottate. Tuttavia le riduzioni sono minori laddove aumenta l’uso di biomassa legnosa nel settore residenziale.

Nonostante una situazione di generale miglioramento del quadro emissivo, in tutti gli scenari rimangono in Italia aree sensibili nelle quali le concentrazioni di particolato resterebbero superiori sia alle raccomandazioni dell’OMS che ai più elevati limiti europei.

In tali aree, per ridurre ulteriormente le concentrazioni e contenere di conseguenza i rischi per la salute, le Amministrazioni locali dovrebbero prevedere e imporre

standard emissivi molto più stringenti sui piccoli impianti a biomasse legnose nel settore residenziale
misure per scoraggiare l’uso stesso delle biomasse legnose tal quali in impianti domestici
favorire la sostituzione di camini aperti/chiusi con tecnologie efficienti, a gas o con produzione di calore da altre rinnovabili (elettriche o termiche).

Al governo centrale spetterebbe invece l’adozione di standard generali sulle caratteristiche degli impianti.

In linea generale i sostegni alle biomasse legnose nel settore residenziale, nell’ottica della decarbonizzazione, dovrebbero in primo luogo essere condizionati all’uso delle migliori tecnologie disponibili dal punto di vista ambientale e di quelle più efficienti dal punto di vista energetico.

Gli standard emissivi delle tecnologie da incentivare dovrebbero diventare nel tempo sempre più rigorosi, almeno nelle aree sensibili; inoltre sarebbero utili incentivi indiretti, come quelli per la ricerca e l’innovazione sui sistemi di abbattimento del particolato (filtri o altro) più efficaci e a basso costo.

Viste le attuali politiche di sostegno per le biomasse legnose (IVA al 10% sulla legna, niente accise per legna e pellet) e nonostante il passaggio al 22% per l’IVA sul pellet, un aumento dell’uso di biomasse nel riscaldamento domestico avrebbe, secondo lo studio, un effetto negativo sul gettito fiscale.

Si suggerisce l’opportunità di ripensare la fiscalità energetica in ottica ambientale: le tasse dovrebbero essere cioè rimodulate considerando anche gli impatti negativi sulla salute provocati dalle emissioni di inquinanti atmosferici oltre che gli impatti sul clima provenienti dalle emissioni di anidride carbonica.



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