In Basilicata il diritto alla salute si coniuga spesso con precarietà e clientelismo

Il sistema di riforma del sistema sanitario regionale proposto da Pittella quasi un anno fa continua a dimostrare tutti i suoi limiti e sembra che la sanità sia diventata un contenitore dal quale attingere per soddisfare beceri bisogni elettorali.

La conferma a questo nostro assunto si concretizza perfettamente analizzando alcuni degli atti adottati dai vertici regionali come, ad esempio, la determina che indice una procedura aperta per la conclusione di un Accordo Quadro per l’affidamento del servizio di somministrazione di lavoro temporaneo per le Aziende del Servizio Sanitario regionale e per i Dipartimenti della Regione Basilicata. Si tratta di una gara del valore di 45 milioni di euro per allargare la già folta platea di precari in ambito sanitario e distribuire qualche zuccherino dal sapore clientelare in vista dei prossimi appuntamenti elettorali.

Questa ‘soluzione’ sembra essere del tutto identica a quella proposta per ARPAB attraverso il mastodontico masterplan messo a punto per risollevare le sorti della disastrata agenzia per la protezione ambientale.
Forse, alla base di quel famoso “patto di fine legislatura” paventato da alcuni consiglieri di maggioranza, vi erano i concetti di precarietà e clientelismo, un connubio perfetto per portare a termine i cinque anni pseudo rivoluzione pittelliana.

Ci sarebbero poi pesanti interrogativi sugli aspetti tecnici che un’operazione del genere porta con sé. Pensiamo alle tante graduatorie frutto di concorsi banditi durante gli anni dalle quali si potrebbe attingere per reclutare personale (pensiamo ad infermieri e operatori sociosanitari) senza passare per le agenzie interinali. Abbiamo evidenziato più volte nel corso di questi anni che c’è una serie impressionante di norme, nazionali e regionali, che impone alle pubbliche amministrazioni di assumere utilizzando, prioritariamente, le graduatorie dei concorsi già espletati, nonché l’art. 45 della Legge Regionale n. 4/2015 (“Collegato alla legge di stabilità regionale 2015”), che al comma 1 ha prorogato al 31 dicembre 2017 il termine di validità di tutte le graduatorie relative a concorsi pubblici anche del SSR.

È bene, inoltre, ricordare che un uso così massiccio al lavoro flessibile (tempo determinato, somministrazione lavoro e lavoro accessorio) può essere giustificato esclusivamente per rispondere ad esigenze di carattere temporaneo o eccezionale; mentre per soddisfare le esigenze connesse al proprio fabbisogno ordinario le pubbliche amministrazioni debbono assumere, tramite concorso pubblico, esclusivamente con contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato. Non è il M5S a dirlo, ma l’articolo 36 del D.Lgs. n. 165/2001.

In tempi di tagli e razionalizzazioni spinte all’estremo è necessario dare tutte le spiegazioni del caso prima di procedere ad una spesa così imponente. A questo proposito ci attiveremo per avere tutte le risposte necessarie dagli autori del provvedimento.

Gianni Perrino



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