Inceneritore Fenice Melfi, interrogazione UE – Versione corretta

INCENERITORE FENICE DI MELFI, NUOVA INTERROGAZIONE DI PEDICINI ALLA UE SUL RISPETTO DELLE NORME EUROPEE E SULL’OSSERVANZA DELLE PRESCRIZIONI PREVISTE DALL’AIA

L’eurodeputato Piernicola Pedicini ha presentato un’altra interrogazione alla Commissione Ue sui problemi ambientali provocati dall’inceneritore Fenice di San Nicola di Melfi.

In questo caso Pedicini ha chiesto di spiegare che garanzie può fornire la Commissione europea rispetto all’applicazione delle “migliori tecniche disponibili” per fronteggiare l’impatto ambientale prodotto dall’impianto e se le prescrizioni previste dall’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) rilasciata dalla Regione Basilicata nel 2014, siano effettivamente attese, nel rispetto dell’ambiente, della salute umana e in ottemperanza alla direttiva 2010/75/Ue sulle emissioni industriali, la prevenzione e la riduzione dell’inquinamento.

Ha poi chiesto di far sapere se, a seguito di una precedente interrogazione del 2015, relativamente all’impianto in oggetto, le autorità italiane hanno fornito i dati, a titolo del registro europeo delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti, che all’epoca la Commissione aveva ritenuto che fossero incompleti.

Nella prima parte dell’interrogazione, Pedicini ha messo anche in evidenza che rispetto alle prescrizioni previste dall’Aia rilasciata dalla Regione Basilicata, sembra che sia stato disatteso il regolare monitoraggio bimestrale delle falde acquifere e che, più volte, sia stato segnalato l’ingresso nell’inceneritore di rifiuti radioattivi incompatibili con i codici Cer (classificazione del tipo di rifiuto) per cui l’impianto è stato autorizzato.

Ha poi ricordato alla Commissione che già nel 2015 era stato verificato che l’inceneritore fosse la causa di un inquinamento rilevato nelle falde acquifere sottostanti l’impianto e che, ad oggi, a seguito di vari ricorsi presentati prima dalla ex società proprietaria “La Fenice S.r.l.” e ora da “Rendina Ambiente S.r.l.”, e accolti dal Tar della Basilicata, l’impianto continua ad operare nonostante, a seguito di un primo procedimento giudiziario, la magistratura lucana abbia asserito che il sito sia da bonificare e nonostante ci sia un’altra inchiesta della Procura di Potenza in corso.



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