Inflazione: Confesercenti, pesano carburanti. Prezzi alla pompa destinati a salire

Il raddoppio dell’inflazione segnalato a maggio dall’Istat non deriva da un miglioramento della domanda, che continua purtroppo ad essere debole. A pesare, infatti, sono principalmente gli effetti del caro carburanti cui abbiamo assistito in questi giorni. Un fenomeno che, purtroppo, è destinato a continuare in mancanza di provvedimenti volti al contenimento della spesa per il consumatore finale.

Così Confesercenti sui dati diffusi oggi dall’Istituto di statistica.

I prezzi al consumo di questo mese sono aumentati anche per motivi legati a fattori stagionali, come gli incrementi registrati dagli alimentari freschi. Ma è innegabile che l’incidenza maggiore sia da attribuire agli energetici, ed ai carburanti in particolare. Rispetto al maggio dello scorso anno, i prezzi alla pompa della benzina sono aumentati dell’8%, quelli del gasolio del 10%. Incrementi rilevanti, soprattutto se si considera che i rifornimenti di carburanti, in Italia, sono tra i più cari del vecchio continente: il delta rispetto agli altri paesi dell’Ue, per la benzina, è di 0,04 euro a litro. Un aggravio che, con effetto domino, si ripercuote su il sistema produttivo italiano.

Il costo del greggio, per via degli accordi OPEC sull’offerte e delle crescenti tensioni del contesto internazionale, è destinato ancora a salire: bisogna dunque agire per contenere il prezzo finale agendo sulla leva fiscale. Attualmente si paga un litro di benzina, in media, 1,64 euro, di cui 1,02 di tasse, tra accise e IVA che insiste sulle accise, una vera tassa sulla tassa. Dati simili per il gasolio, che vede andare al fisco ben 0,89 centesimi degli 1,52 euro a litro pagati alla pompa. Un esborso troppo elevato: le risorse per l’Erario vanno trovate in altro modo.

Prioritario dunque, per evitare che i prezzi alla pompa tornino sui livelli sperimentati nel biennio orribile 2012-2013, tagliare subito le accise, magari a partire da quelle ‘paleo’ imposte sulla benzina prima dell’avvento dell’euro. E che valgono, se si considera anche l’IVA, 0,28 centesimi a litro. Cancellarle vorrebbe dire, per un’utilitaria, risparmiare 10 euro a litro.

L’elenco completo delle accise, in ordine cronologico di istituzione:

1,90 lire (0,000981 euro) per il finanziamento della guerra d’Etiopia del 1935–1936;
14 lire (0,00723 euro) per il finanziamento della crisi di Suez del 1956;
10 lire (0,00516 euro) per la ricostruzione dopo il disastro del Vajont del 1963;
10 lire (0,00516 euro) per la ricostruzione dopo l’alluvione di Firenze del 1966;
10 lire (0,00516 euro) per la ricostruzione dopo il terremoto del Belice del 1968;
99 lire (0,0511 euro) per la ricostruzione dopo il terremoto del Friuli del 1976;
75 lire (0,0387 euro) per la ricostruzione dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980;
205 lire (0,106 euro) per il finanziamento della guerra del Libano del 1983;
22 lire (0,0114 euro) per il finanziamento della missione in Bosnia del 1996;
0,02 euro per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004;
0,005 euro per l’acquisto di autobus ecologici nel 2005;
0,0051 euro per far fronte al terremoto dell’Aquila del 2009;
da 0,0071 a 0,0055 euro per il finanziamento alla cultura nel 2011;
0,04 euro per far fronte all’arrivo di immigrati dopo la crisi libica del 2011;
0,0089 euro per far fronte all’alluvione che ha colpito la Liguria e la Toscana nel novembre 2011;
0,082 euro (0,113 sul diesel) per il decreto “Salva Italia” nel dicembre 2011;
0,02 euro per far fronte ai terremoti dell’Emilia del 2012.

Sommando le paleo-accise, cioè quelle imposte tra il 1935 ed il 1996, si arriva ad un esborso di oltre 0,23 euro, pari a 0,28 euro IVA inclusa.



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