Innovazione tecnologica e disuguaglianza sociale: fondamentale la redistribuzione

Innovazione tecnologica, diritti individuali e collettivi, diseguaglianze e possibili politiche per limitarle: ne hanno discusso questo pomeriggio in Sala Depero il vice presidente della Provincia autonoma di Trento Alessandro Olivi assieme a Paolo Barbieri, che insegna Sociologia dei processi economici e del lavoro ed è direttore della Scuola dottorale in Scienze sociali all’Università di Trento, Anna Gervasoni, Presidente di Hit (Hub Innovazione Trentino), direttore Generale di AIFI, l’Associazione Italiana del Private Equity, Ida Regalia, che insegna Sociologia dei processi economici e del lavoro nonché Comparative employment relations all’Università di Milano e Stefano Sacchi, Presidente di INAPP, che insegna Scienza della politica all’Università di Milano e Comparative political economy. “Quella dell’innovazione tecnologica – ha detto Olivi – è una sfida che la politica non può sfuggire. Bisogna invece generare dibattito e confronto su questi temi e l’innovazione tecnologica va sostenuta”. In Trentino, ha ricordato, si sta lavorando molto sulle infrastrutture dedicate a ricerca e sviluppo, su aree in grado di valorizzare specifiche competenze, sui distretti in cui formazione, ricerca e imprese vivano assieme. “E’ fondamentale – ha aggiunto – anche il tema della protezione sociale, con un sistema di welfare che accompagni chi è in difficoltà e prepari i nuovi lavoratori alle sfide del cambiamento. Bisogna mettere assieme innovazione e protezione sociale, investendo sulla formazione e valorizzazione del capitale umano”.

Paolo Barbieri, ha evidenziato come l’automazione stia colpendo anche i cosiddetti “colletti bianchi”, dopo aver interessato negli anni scorsi gli operai, e come cresca il lavoro instabile e precario.
Anna Gervasoni ha sottolineato come sia importante attrarre imprese e capitali nel nostro territorio per creare occupazione. “Oggi – ha detto – negli Usa tra le migliori aziende vi sono quelle nate da innovazione e nuova finanza. Sono aziende che impiegano personale con competenze tecnologiche ma anche nel campo del marketing e nel management e che però creano un indotto importante anche nei settori tradizionali. Il Trentino è un’area di eccellenza per la ricerca in Italia”.
Ida Regalia ha evidenziato che dal modello fordista del ‘900, con produzione di massa, omogeneità delle condizioni di lavoro e contratti a tempi indeterminato, negli ultimi decenni si è avuta una transizione verso forme nuove di lavoro e di tutela. E’ nato il paradigma della flessibilità con forme di impiego non standard. I cambiamenti, ha spiegato, sono accelerati dall’innovazione tecnologica ma anche da nuove modalità organizzative, dall’istruzione diffusa, dalla maggiore partecipazione femminile al lavoro, da nuove forme contrattuali, dall’obsolescenza delle vecchie forme di lavoro. Aumenta quindi l’incertezza, anche nelle posizioni alte, e i nuovi lavori sono sempre più difficili da classificare.
Stefano Sacchi ha parlato delle disuguaglianze a livello individuale, in termini di quantità e qualità del lavoro. Di quelle di genere, che possono essere colmate anche attraverso l’istruzione. Delle diverse opportunità che nascono dai diversi corsi di studi. “La replicabilità delle mansioni – ha aggiunto – porta al rischio di sostituzione dei lavoratori da parte delle macchine. Non solo le basse qualifiche sono sottoposte a questo fenomeno. Tengono le professioni agli estremi, quelle molto elevate e quelle senza competenze scolastiche ma che hanno il valore aggiunto della relazione umana. Difficili da sostituire sono le mansioni poco ripetitive”. Il cambiamento tecnologico, ha precisato, fa risparmiare lavoro e per questo viene adottato dalle imprese. Genera sostituzione di esseri umani con le macchine e fa aumentare la produttività. “Oggi – ha ricordato – è quindi particolarmente attuale il tema della redistribuzione dei guadagni di produttività che si realizzano con l’innovazione tecnologica”.



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