ISTAT: i dati sulle abitudini delle famiglie italiane nel differenziare i propri rifiuti

Sicilia e Molise risultano le regioni italiane con i minori quantitativi di raccolta differenziata e dove la maggiore parte delle famiglie dichiarano di non effettuare la raccolta differenziata. Bene la provincia di Trento, il Veneto e la Lombardia.
ISTAT: i dati sulle abitudini delle famiglie italiane nel differenziare i propri rifiuti

L’Istat ha indagato le abitudini delle famiglie italiane con riferimento alle modalità con cui effettuano la raccolta differenziata, evidenziando che quelle residenti nel Nord differenziano maggiormente i rifiuti rispetto alle altre zone del Paese. Il primato spetta alle famiglie del Nord-ovest: vetro 91,8%, contenitori in alluminio 81,0%, quelli in plastica 91,1% e la carta 91,4%.

In corrispondenza del più alto livello di rifiuti urbani prodotti nel Nord-est si rileva anche la percentuale maggiore di raccolta differenziata (66,6%, dato che rispetta l’obiettivo del 65% previsto dalla normativa italiana). Nel Nord-ovest il livello di raccolta differenziata risulta di poco inferiore (62,3%).

Molto distanti dal Nord, invece, risultano il Centro, il Sud e le Isole dove la raccolta differenziata si attesta rispettivamente al 48,6%, 43,3% e 26,0 %.

In particolare, nell’Italia insulare si evidenzia il forte ritardo della Sicilia (15,4%), mentre in Sardegna si raggiunge il 60,2% di raccolta differenziata.

Quattro regioni si mostrano particolarmente virtuose nella raccolta differenziata, raggiungendo contemporaneamente l’obiettivo del 65% e una produzione di rifiuti urbani al di sotto della media.

La provincia autonoma di Trento si posiziona al primo posto (74,3% di raccolta differenziata rispetto al totale di rifiuti urbani prodotti, pari a 486,6 kg per abitante, al secondo il Veneto (72,9% di raccolta differenziata su 486,5 kg per abitante di rifiuti urbani prodotti). A seguire la Lombardia, il Friuli-Venezia Giulia e la provincia autonoma di Bolzano, le cui quote di raccolta differenziata sono rispettivamente 68,1%, 67,1% e 66,4%, con una produzione totale di rifiuti urbani rispettivamente pari a 477,5, 481,1 e 475,5 kg per abitante.

Le regioni che mostrano le percentuali più basse sia di rifiuti urbani differenziati sia di famiglie che dichiarano di differenziare i rifiuti sono la Sicilia e il Molise (probabilmente per una scarsa diffusione dei servizi di raccolta differenziata tra cui anche il porta a porta). Nello stesso tempo queste regioni sono tra quelle che producono una bassa percentuale di rifiuti pro-capite.

Rispetto al 1998 (primo anno nel quale l’Istat comincia a rilevare il fenomeno) si stimano notevoli incrementi nella percentuale di famiglie che dichiarano di effettuare “sempre” la differenziazione di tutti i tipi di rifiuti considerati (questo per effetto sia dei provvedimenti normativi sia della crescente sensibilità ambientale in tema di rifiuti).

Se si restringe l’analisi all’ultimo quinquennio, guardando agli imballaggi, che costituiscono tra i principali rifiuti prodotti dalla famiglie, si passa dal 75,0% delle famiglie che dichiarano di differenziare i contenitori in plastica nel 2012 all’ 85,0% nel 2017.

Vediamo nel dettaglio come si sono modificate le abitudini delle famiglie con riferimento alle diverse tipologie di imballaggi

Per quanto riguarda la raccolta differenziata quotidiana dei contenitori in alluminio, questa coinvolge una quota crescente di famiglie (dal 68,1% del 2012 al 74,6% del 2017).

I contenitori in vetro erano già differenziati da una quota più elevata rispetto agli altri tipi di rifiuti: le famiglie che differenziano sono passate dal 79,9% nel 2012 all’84,1% nel 2017.

La carta presenta un andamento simile a quello del vetro: differenziata con continuità nel 79,1% dei casi nel 2012, raggiunge l’84,8% nel 2017.

L’analisi di altri tipi di rifiuti tra cui i rifiuti organici e i cosiddetti rifiuti “selettivi”, ossia farmaci e batterie esauste, mostra una crescita della differenziazione giornaliera eccetto per le batterie usate che registrano una diminuzione nel 2017. Una possibile spiegazione che emerge dal Terzo rapporto annuale del Centro Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori è legata alla tendenza delle famiglie ad un sempre maggiore consumo di batterie ricaricabili e meno di quelle usa e getta.

L’ISTAT, con riferimento al 2017, ha raccolto anche le opinioni delle famiglie italiane in merito alle azioni e alle politiche che potrebbero aumentare il tasso di partecipazione alla raccolta differenziata dei rifiuti.

Per migliorare, in termini quantitativi e qualitativi, la partecipazione alla raccolta differenziata,

il 93,4% delle famiglie vorrebbe maggiori informazioni su come separare i rifiuti
il 93,3% centri di riciclo e compostaggio più numerosi ed efficienti
l’83,3% detrazioni e/o agevolazioni fiscali o tariffarie, già esistenti in alcune aree del Paese.

Infine per quanto riguarda i costi, emerge che il 69,9% delle famiglie ritiene elevato il costo per la raccolta dei rifiuti, il 25,6% lo definisce adeguato, solo lo 0,7% basso.



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