J. B. Morrison – La fantastica storia dell’ottantunenne investito dal camioncino del latte – Corbaccio, Milano, 2014 – 266 p. (100)

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Un anziano signore è perso nella banalità del suo quotidiano.

Vedovo, l’unica figlia all’estero, vivrebbe in completa solitudine, se non fosse per il gatto Bibì, l’unico a donargli un po’ di affetto.

Esce di casa solo per raggiungere un negozietto in cui spende l’esigua pensione e per utilizzare l’accesso ai computer della biblioteca, dove intrattiene una corrispondenza con la figlia. Il resto del giorno è davanti al televisore, dove guarda film della sua ricca collezione.

I suoi vicini, anziani “accesi”, sono impegnati in un concorso di giardinaggio a cui partecipa l’intero quartiere. Gli propongono spesso di sistemare il suo prato, ma l’ottantunenne “spento” non reagisce, lasciandosi andare al tedio senza combatterlo.

La “svolta” nella sua vita noiosa e ripetitiva avviene proprio grazie all’incidente di cui parla il titolo, in conseguenza del quale la figlia, preoccupata e impossibilitata a raggiungerlo, paga un’ agenzia che, per assisterlo, manda settimanalmente a casa un’ infermiera, Kelly.

L’uomo è inizialmente refrattario alla nuova situazione; accoglie la donna di malavoglia: lascia la casa volutamente sporca e non tira lo sciacquone del water. Però la presenza calda dell’infermiera finisce, inevitabilmente,
per conquistarlo.

Si ritrova così tutta la settimana ad aspettare quell’unico giorno di visita. L’infermiera non si limita solo alle cure mediche, ma accompagna l’anziano anche a fare la spesa e lo porta perfino al mare. Il risultato: lui si innamora, inevitabilmente, di lei, una giovane donna che gli ha ridato la voglia di vivere ed ai cui occhi prevale il desiderio di rendersi interessante.

L’unico aspetto fantastico del romanzo si trova nel titolo. L’”errore”, chiamiamolo così, dell’autore è stato quello di chiamare “fantastica” una storia che rasenta il drammatico. Non c’è nulla di straordinario nella vita di quest’uomo, il solo pensiero che gli anziani possano vivere in quello stato di solitudine mi fa accapponare la pelle.

Trovo triste che l’unico incentivo per amare la vita risieda in una donna, per altro irraggiungibile.

La mancanza di affetto umano è così eclatante nell’ottantunenne che decide persino di abbandonare il suo unico e fedelissimo amico Bibì, perché teme che l’infermiera venga sostituita, poiché allergica al pelo dell’animale.
Non ci pensa due volte a piantare il gatto, in cambio di un’ora settimanale con la donna.

Il mio consiglio per questo libro è di evitarlo se – come me – vi aspettate qualche storia avventurosa o avvincente, storia che, invece, troverete nel… Alla prossima recensione!

Genere: romanzo. Voto: 4/10
Cristina Arione.



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