K-Flex: i parlamentari del M5S interrogano la Commissione europea e il Ministero dello sviluppo economico per fare chiarezza sui contributi pubblici utilizzati dalla multinazionale

I parlamentari del MoVimento 5 Stelle hanno interrogato, sia a livello europeo sia nazionale, le istituzioni competenti al fine di fare chiarezza sull’uso di fondi pubblici da parte della K-Flex, multinazionale italiana, con sede a Roncello (MB), specializzata nella produzione di isolanti termici ed acustici, che ha delocalizzato le linee produttive brianzole in Polonia, con il conseguente licenziamento di ben 187 lavoratori.

Sul sito web di K-Flex è stata pubblicata la notizia che l’azienda non solo ha usufruito per lo stabilimento polacco di sovvenzioni da parte dello Stato italiano, ma anche di fondi di matrice comunitaria, nello specifico del Fondo europeo di sviluppo regionale. L’azienda risulterebbe beneficiare infatti di finanziamenti pubblici per un progetto volto all’istituzione del Centro ricerca e sviluppo K-Flex, il cui ammontare è pari a 1,9 milioni di euro, dei quali 440mila euro per promuovere ricerca e sviluppo nel sito in Polonia.

“Oltre il danno la beffa, sia per i lavoratori che si sono ritrovati senza un impiego, sia per i contribuenti i quali, per scelte politiche sbagliate, stanno finanziando un fenomeno impopolare ed ingiusto come quello della delocalizzazione. Purtroppo, negli ultimi anni, la globalizzazione e l’apertura sconsiderata del mercato unico europeo hanno accelerato e agevolato il trasferimento degli impianti produttivi di molte aziende verso Paesi dell’UE che offrono condizioni economiche e burocratiche più vantaggiose per la gestione delle strutture e del personale, penalizzando migliaia di lavoratori italiani e favorendo il dilagare del fenomeno del dumping sociale. Non ci sembra politicamente corretto permettere a un’azienda, che ha delocalizzato in Polonia dopo essere stata aiutata con i soldi dei contribuenti italiani, di usufruire anche dei fondi del bilancio europeo – di cui l’Italia è peraltro contributore netto – per svilupparsi in un altro Paese. Per questo, abbiamo interrogato la Commissione per chiedere se il confluire di fondi europei a imprese che investono in Stati con minore costo del lavoro non sia in contrasto con i principi alla base dei diritti sociali tanto sbandierati dalle istituzioni europee”, dichiara l’eurodeputato M5S Marco Valli, firmatario dell’interrogazione alla Commissione europea.

Parallelamente, è stata presentata un’interrogazione anche al Ministero dello Sviluppo Economico italiano, primo firmatario il deputato Davide Tripiedi.

“L’attuale Governo, ad oggi, non ha proposto alcuna politica volta a tutelare il mantenimento dei livelli occupazionali e delle aziende sul suolo italiano, al fine di evitare le loro delocalizzazioni. Per questo motivo, i deputati del M5S hanno chiesto al ministro se vi è la volontà di assumere iniziative che intervengano sull’attuale norma, con la richiesta che le imprese italiane ed estere operanti sul territorio nazionale che abbiano beneficiato di contributi pubblici, utilizzino tali benefici ad uso esclusivo dei siti di loro proprietà presenti sul suolo italiano. Inoltre, abbiamo chiesto che l’Italia promuova la modifica della norma sulle delocalizzazioni anche a livello europeo, affinché tali fondi vengano impiegati solamente degli stabilimenti di proprietà situati all’interno del Paese ove è presente la sede fiscale della società beneficiaria”, spiega Tripiedi.



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