La “generazione Erasmus+”

Partono da Reggio Emilia, per un mese studiano la lingua e lavorano all’estero e rientrano diversi: più maturi, più aperti, più pronti  ad affrontare il mondo – quello del lavoro, ma non solo – o con le idee più chiare sull’università da intraprendere. Oppure non ritornano, perché trovano subito lavoro: come è successo a Costantin Luca, uno studente di orgini moldave del “Motti” che a Malta è rimasto come cuoco per tutta la stagione estiva, o a Waqar Fahad, un ragazzo pachistano del “Carrara” di Guastalla che è tuttora in Irlanda con un contratto in uno studio di amministrazione e contabilità

Sono i giovani reggiani della “generazione Erasmus+”, che questa mattina hanno affollato l’aula magna dell’Università per raccontare le loro esperienze agli studenti che, facendo quest’anno la quarta superiore, saranno i protagonisti dei prossimi progetti coordinati dall’Ufficio politiche comunitarie Provincia di Reggio Emilia: ben 4, per un importo di 1 milione e mezzo di euro, un vero record. Il prossimo anno, infatti, altri 321 studenti (228 di quarta superiore e 93 neodiplomati) potranno infatti a loro volta “vivere quest’esperienza che è davvero importante non solo perché consente di mettere in pratica le abilità acquisite a scuola, di avere un primo approccio col mondo del lavoro e di affrontare meglio la scelta dell’università da intraprendere – ha sottolineato la vicepresidente della Provincia, Ilenia Malavasi – ma anche perché per moltissimi di loro rappresenta la prima opportunità di vita fuori casa: all’estero questi ragazzi non imparano solo la lingua o un lavoro, ma anche a farsi da mangiare, a lavarsi i vestiti, insomma crescono come cittadini e come studenti”. Come ha riconosciuto Laura Paciotti del “Motti”, per la quale la sua “a Malta ha rappresentato un’esperienza positiva che ci ha aiutato a crescere e farci capire com’è il mondo fuori dalla “chioccia” dei nostri genitori”. E’ un modo, insomma, anche per “darsi una mossa”, come suggerisce del resto l’azzeccato acronimo del progetto gestito dalla Provincia: Movet (Mobility for vocational and educational training), che dall’inglese passa al latino ammiccando al dialetto reggiano.

E che questi ragazzi siano tornati diversi, più maturi e brillanti, lo ha confermato la mattinata che – con la regia della stessa Ilenia Malavasi, di Martino Soragni dell’Ufficio politiche comunitarie della Provincia e di Fabio Pasquale, amatissimo formatore di ragazzi e docenti dell’Agenzia per la mobilità internazionale di Arezzo, consolidato partner di Palazzo Allende – si è snodata tra i racconti di studenti e professori. Per tutti, vale la testimonianza di Marianna Facchini del liceo “Corso” di Correggio che è stata nel Regno Unito:  “Lavorando in una scuola di lingua e vivendo in una casa multietnica, le mie prospettive si sono ampliate, il mio modo di pensare non è più su una scala locale, ma internazionale, e questo mi fa sperare nel futuro, nello scambio di esperienze, di vite, di strade che si intrecciano, di porte che si aprono: perché a volte per iniziare a raccontare una storia, a costruire la propria carriera, il proprio avvenire è necessario diventare qualcun altro…”.

I progetti

Quello raccontato stamattina attraverso le parole e le immagini di ragazzi e studenti è stato il progetto Movet (Mobility for vocational and educational training), promosso dalla Provincia di Reggio Emilia nell’ambito del Programma Erasmus+ KA1 VET in collaborazione con 13 scuole superiori: “Ariosto-Spallanzani”, “Aldo Moro”, “Canossa”, “Chierici”, “Corso”, “Motti”, “Gobetti”, “Scaruffi – Levi – Tricolore”, “Zanelli”, “Pascal”, “Cattaneo – Dall’Aglio”, “Russell” e “Carrara”. Cento gli studenti di quarta superiore (e 30 i neodiplomati che rientreranno a dicembre) che la scorsa estate hanno vissuto presso famiglie ospitanti o in appartamenti condivisi, imparato la lingua e lavorato in Regno Unito (Cardiff), Irlanda (Cork), Germania (Pforzheim nella provincia gemella dell’Enzkreis), Portogallo (Lisbona), Spagna (La Coruña) e Malta grazie a  borse di studio che hanno coperto i costi di viaggio, vitto, alloggio, corso di lingua e assicurazione.

Ma la Provincia è già al lavoro per i prossimi progetti: per partecipare al prossimo bando e soprattutto per gestire i quattro che sono stati approvati la scorsa primavera e che la prossima estate permetteranno ad altri 321 giovani reggiani di affrontare a loro volta questa importante esperienza. “Reggio Emilia è stata la realtà che più di tutte, a livello nazionale, lo scorso anno è stata capace di raccogliere finanziamenti per i nostri ragazzi, a conferma della capacità di fare rete che caratterizza la nostra terra – conclude la vicepresidente della Provincia, Ilenia Malavasi – Tutto ciò è merito del grande lavoro di progettazione svolto dai nostri uffici e della preziosa collaborazione con tutte le scuole superiori della provincia, cui si aggiungono i tanti partenariati locali, dalle imprese alle associazioni di categoria”.

 

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