La Regione Piemonte sospende la caccia, bisogna dichiarare lo stato di emergenza

La Giunta regionale del Piemonte, nel corso di una seduta straordinaria tenutasi il 31 ottobre, ha disposto la sospensione della caccia nei comprensori alpini colpiti dagli incendi e nelle aree limitrofe fino al 30 novembre. “Non è un punto di arrivo, ma un inizio. Una vittoria che dovevamo a una fauna selvatica stremata da una siccità eccezionale e da numerosi incendi” così in una nota Rinaldo Sidoli, responsabile centro studi Movimento Animalista. “Rimane forte il nostro impegno nel fermare la caccia sul tutto il territorio regionale – prosegue il dirigente animalista – in attesa di corrette valutazione sui disastri alla biodiversità. Ricordiamo che l’abolizione del Corpo Forestale dello Stato non ha aiutato le azioni di salvaguardia del patrimonio naturale. La Legge Madia ha fatto risparmiare 30 milioni di euro, ma lo smantellamento della rete di prevenzione che un tempo era affidata ai Forestali ha generato un danno economico che ha sfiorato i 900 milioni di euro solo nei primi otto mesi di quest’anno.  Con gli ultimi incendi è salita a circa 140mila ettari l’estensione di bosco andata a fuoco dall’inizio dell’anno, il triplo del 2016. L’azione devastante delle fiamme registrata fino adesso nel 2017 richiederà almeno 15 anni per la ricostruzione dei boschi distrutti”. Conclude Sidoli: “Bisogna dichiarare lo stato di emergenza sia per gli incendi, sia per la strage di animali che per l’inquinamento dovuto alle polveri sottili. Le centraline a Torino hanno segnalato il superamento delle Pm10 a 359, più di sette volte il limite a causa dei roghi dolosi”.



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