La Residenza Richelmy e gli incontri culturali

“Senectus” e memoria

La Residenza Richelmy e gli incontri culturali

TORINO – Una casa di riposo diversa dalle altre, la Richelmy di via San Donato 97, che mercoledì 13 ha proposto un pomeriggio culturale di qualità e di… utilità sociale.

Introdotti e ben presentati dal direttore sanitario, Enrico Larghero, e dalla direttrice della residenza, Antonella Culasso, due importanti incontri con esperti, dal chiaro risvolto sociale, hanno utilmente ed amabilmente intrattenuto i numerosi partecipanti su “I significati della memoria” – a cura di Nicola Gasbarro – e “L’anzianità nell’arte”, a cura della docente di storia dell’arte presso l’Università di Torino, Gelsomina Spione.

Graditissimi, nobili contorni, sono stati l’intrattenimento musicale con il violoncello ed una mostra fotografica, a concorso, con voto popolare; il tutto ha dato pieno diritto allo slogan della casa “Una certa età merita una certa qualità”.

Introdotta dalla sempre bella scultura del sempre caro Bernini (Le tre età: Enea, Ascanio e Anchise), la Spione ha egregiamente parlato anche di Tiziano ed altri artisti, analizzando vari famosi ritratti della Storia dell’Arte, rapportandoli al momento storico ed al presente con approfondimenti filosofici e sociali.

La conferenza che però ci è rimasta più impressa è stata quella di Gasbarro, primario di ginecologia in pensione, con due passioni: la pittura e lo studio della memorizzazione attraverso il paradosso, o l’eccesso. “Bisognerebbe iniziare a 10 anni…” – ha detto nell’introduzione – “… ma con opportune strategie possiamo rimediare a qualsiasi età ed imparare ad utilizzare meglio l’emisfero destro del cervello, legato alla creatività, rispetto a quello sinistro, razionale, prevalentemente adoperato da molti”. Una filosofia, la sua, che porta avanti in parallelo con i suoi originalissimi quadri (ha anche esposto alla GAM di Torino ed ha avuto una pubblicazione tecnica su Italia Arte, oltre a varie altre mostre); opere le sue tutte nate da paradossi del pensiero espressi in immagini – che possono esprimersi anche in numeri! – ispirandosi al suo amico e maestro Matteo Salvo.

Tutti possono acquisire questa tecnica, ha detto e dimostrato, abbandonando la memoria ripetitiva a cui siamo abituati ed imparando a collegare cose molto distanti tra loro con la immaginazione e la creatività; è come un ritornare ad imparare giocando.

Con un efficace parallelo ha spiegato che è come tracciare sul prato della memoria un solco, ad esempio, per 45′, seguiti da 5′ di riposo; riprendere e ripetere poi lo studio dopo un’ora, poi dopo un giorno, una settimana, un mese: in questo modo ciò che abbiamo memorizzato resterà per sempre fissato nella mostra memoria, come una strada asfaltata con più strati di bitume, abbinando la memoria visiva non più alla ripetizione ma all’emozione, all’emotività.

Dopo la teoria la pratica: Gasbarro ha fatto scegliere ai presenti 20 parole a caso, collegandole poi sempre cosa ad un paradosso. Per esempio “paradosso” = un parà che atterra col paracadute su un dosso!

In pratica, dopo aver ascoltato la sua tecnica, quasi tutti i presenti – sembra impossibile ma è vero, compreso lo scrivente – hanno ripetuti i 20 nomi senza alcuno sforzo apparente.

Amo, Ciambella, Chitarra, Lama, Lava, Picchio Leone, Acqua, Nemo… ad una grande ancora (amo) viene attaccata una ciambella di salvataggio, premendo la quale esce una chitarra, suonando la quale dopo un po’ ci si stufa, allora con la lama di un coltello si taglia la ciambella dalla quale esce la lava che colpisce un picchio il quale, cadendo, atterra sulla testa di un leone; entrambi cadono in acqua dove incontrano il famoso capitano Nemo… e così fino a 20.

Un altro esperimento è stato quello di chiudere gli occhi con le mani poste, palme in su, in avanti alla stessa altezza, quindi Gasbarro proponeva di pensare ad un sacchetto di patate che veniva posato sula mano sinistra, al quale si aggiungeva poco alla volta un altro sacchetto di patate e poi ancora un altro ed un altro, ed un altro…. mentre sull’altra un palloncino ripieno di elio e poi un altro e poi un altro ancora… Alla fine, aprendo gli occhi, molti si sono trovati con la mano sinistra più in basso di quella destra, a significare che costoro erano più portati ad operare con la parte destra del cervello (fantasia, creatività) quindi a memorizzare meglio il metodo.

Ultimi esempi – ma ne avrebbe potuto fare molti di più se ne avesse avuto il tempo – sono stati quelli di ricordare in un certo ordine le 20 regioni italiane e di raffigurare, graficamente, parole astratte come “amore”, “coraggio” e “paracetamolo”; nell’ordine, con un re appeso ad un amo, un raggio di sole che trafigge un cuore, ed un paracadutista che con un fiasco di aceto in mano atterra su un molo.

Insomma, per concludere, una lezione pratica ed utile per apprendere i rudimenti di questa tecnica che pare essere stata il segreto di grandi campioni della memorizzazione di quiz televisivi.

Peccato non sia stato possibile, in quella sede, visionare almeno alcuni dei suoi quadri (due dei quali qui riproduciamo) che molto più efficacemente avrebbero contribuito a capire la tecnica detta dell’esagerazione o del paradosso o della creatività, per rafforzare la nostra memoria.

Il pomeriggio si è concluso con una visita alle ordinate, aerate e soleggiate stanze di quella struttura di accoglienza e con un ricco rinfresco.

Prossimi incontri (per partecipare prenotare al n. 011.48.18.111 oppure a: eventi.richelmy@orpea.it)

23 gennaio 2018: ore 18.30, “La trasmissione generazionale della ricchezza: pianificare il futuro”; sabato 27 gennaio – tutto il giorno – “Le arance della salute”, evento a sostegno dell’AIRC; febbraio 2018: “Anziani verso il 2030”.

Nella foto: “Zebra”, tempera su cartone telato – 30 x 40 cm e “Galleria”, tempera su cartone telato – 30 x 40 cm entrambi di Nicola Gasbarro

Franco Cortese Notizie in un click



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