La ricerca sul TTIP continua

TTIP. In un mondo sempre più globalizzato lo studio del commercio internazionale e più specificatamente dei flussi bilaterali, riveste un’importanza basilare.
Infatti, le economie nazionali sono attualmente più collegate rispetto al passato.

I Paesi di tutto il mondo sono tra loro interconnessi da rapporti di tipo politico e interdipendenti dal punto di vista finanziario; vi è, quindi, un crescente interesse verso l’analisi matematica e statistica dei meccanismi che influenzano il commercio internazionale e del loro impatto sulle attività economiche e sullo sviluppo nei diversi Paesi. In effetti, dal punto di vista dell’economia politica, il commercio internazionale si è dimostrato uno strumento utile per creare sviluppo e ridurre le diseguaglianze economiche tra Stati. Nel contesto dell’Unione Europea (UE), questo fenomeno si manifesta soprattutto nel differente sviluppo tra i Paesi del Nord e del Sud dell’Unione.

L’apertura progressiva dei mercati nazionali verso l’esterno ha portato alla creazione di un mercato globale all’interno del quale si scambiano beni e servizi, si consumano gli stessi prodotti, e si generano continui flussi monetari da un paese all’altro. Questo ha permesso alle imprese la delocalizzazione della produzione fuori dai confini nazionali, là dove i costi di produzione, di posizione e di regolamentazione sono minori. Certe imprese sono riuscite a svilupparsi a tal punto da divenire delle grandi multinazionali aventi una sede in ogni capitale del mondo.

Il risultato di tutto questo è un intreccio di interessi commerciali diversi e talvolta opposti tra i Paesi. In quest’ottica rientrano i più importanti accordi commerciali tra gli Stati attualmente in discussione, l’opera mediatrice e regolatrice di alcuni organismi internazionali e la definizione di obiettivi comuni per grandi aree a tutela di interessi fra loro simili.

Obiettivo della mia tesi è stato, quindi, analizzare il commercio internazionale e per farlo ho utilizzato soprattutto la Teoria del modello gravitazionale e un mio personale sviluppo di questa, chiamata la Teoria dei campi gravitazionali; più specificatamente ho cercato di concentrare la mia analisi sul Mercato Unico Europeo ed sulla situazione italiana.

Il modello gravitazionale è un approccio matematico d’importanza fondamentale, ed è utilizzato usualmente nei lavori empirici sugli scambi bilaterali tra paesi, poiché è in grado di spiegare i flussi commerciali sulla base del PIL e della distanza tra i Paesi considerati.

Questo modello, prestato all’economia dalla fisica, deriva il suo nome dalla formula di gravità elaborata da Isaac Newton e fu applicato allo studio del commercio internazionale per la prima volta nel 1962 dall’economista J. Tinbergen, e in seguito rielaborato da diversi economisti tra cui Krugman.

In sintesi, la formulazione del modello gravitazionale in economia è la seguente: = /
In cui Fij indica il valore del commercio tra la coppia di Paesi (il Paese i e il Paese j); Yi è il Prodotto interno lordo (PIL) del Paese i; Yj quello del Paese j ed infine Dij è la distanza tra i due Paesi.

Il PIL, la massa economica, agisce come attrattore del commercio tra due partner commerciali, giocando un ruolo positivo sull’ammontare degli scambi. Infatti, più è alto il PIL di un paese più è ampia la gamma di prodotti e servizi che quel paese può offrire all’estero. Inoltre il reddito generato dalla vendita di beni e servizi può essere usato a sua volta dai residenti per importare di più. Al contrario la distanza, una misura del costo del trasporto utilizzata nella maggioranza degli studi, funge da fattore di resistenza e gioca un ruolo negativo sul commercio.

Considerando che i PIL (o masse dei Paesi per ispirarci a Newton…) sono abbastanza stabili nel medio periodo, rispetto alle mutevoli variabili legate al commercio internazionale, ne segue che la variabile più importante che determina il valore del flusso commerciale tra due stati sia la Distanza.

Per Distanza, non si intende semplicemente quella geografica, ma piuttosto una misura rappresentativa, che consideri la distanza chilometrica, geografica, culturale, linguistica, storica, legale e regolamentativa fra una Coppia di Paesi. Più questa distanza è breve, più, come detto, il flusso di scambio tra i due può crescere potenzialmente. Realizzando, quindi, un vantaggio dal punto di vista commerciale.

Come già accennato, la mia tesi si è concentrata sulla situazione all’interno dell’Unione Europea e in particolare sulle modalità con le quali il Mercato Unico influenza i flussi commerciali tra i differenti paesi e le conseguenze che tale mercato ha sullo sviluppo economico di ciascuno Stato membro dell’Unione Europea.

La mia tesi ha inoltre esteso questa analisi al ruolo giocato da importanti accordi commerciali come il TTIP (il partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti), o il progetto di un unione economica del Mediterranero, Euro- Méditerranéen Partenariat, lanciato nel luglio 2008 all’occasione del vertice di Parigi.

Il mio studio dimostra che gli accordi commerciali favoriscono gli scambi e lo sviluppo, ma in maniera differente tra i rispettivi paesi firmatari. Conviene dunque valutare questi vantaggi economici quantitativamente, in maniera tale da poterli comparare tra loro, ovverosia procedere all’analisi dei vantaggi comparati tra i differenti Stati. In un libero mercato sarebbe infatti erroneo parlare, come spesso accade nelle varie conferenze e nei tavoli di discussione dei nuovi trattati di libero scambio, semplicisticamente di vantaggi (potenziali).

Quando si parla di vantaggi, infatti, in economia si sta parlando di vantaggi assoluti, che hanno però un limitato valore. Questo perché per avere una misura significativa del vantaggio stimato, quest’ultimo dovrebbe essere confrontato con il vantaggio di altri soggetti economici, nello spazio per quel che ci riguarda.

E noto a tutti infatti, che in concorrenza, non basta per l’imprenditore essere più bravo (in “economichese” migliorare le proprie performance aziendali), se questo vuole sopravvivere deve essere più bravo degli altri, ovverosia dei propri competitors.

Diventa chiaro, quindi, perché un modello gravitazionale soltanto non sarebbe sufficiente. La teoria del modello gravitazionale, infatti, come detto viene usata per studiare i flussi bilaterali fra coppie di Paesi. Ciò che a noi interessa è, invece, avere una visione d’insieme, per poter valutare gli effetti delle zone di libero scambio esistenti e potenziali (per quanto riguarda i trattati attualmente in discussione). Abbiamo, cioè, bisogno di un modello multilaterale che consideri un insieme numeroso di Paesi contemporaneamente.

Anche in tal senso, ci vengono in contro le leggi della fisica, e diventa coretto quindi parlare di Teoria dei campi gravitazionali. I campi gravitazionali sono le regioni di spazio all’interno della quale si esercita una certa attrattività commerciale che partendo da un Paese si estende a livello mondiale. Si tratta in sostanza di un valore numerico che indica l’intensità dell’attrattività commerciale di un Paese in ogni punto dello spazio. Uno dei fatti che rendono così utile il concetto di campo è che l’intensità commerciale in un punto (misurata attraverso i vettori in fisica) risponde al principio di sovrapposizione, ovverosia alla sovrapposizione di tutte le forze agenti in quel punto, calcolata come la somma individuale (può essere anche una differenza di vettori) di tutte le forze prese in considerazione.

Per dirla, in modo più semplice, ogni Paese esercita una certa attrattività commerciale su tutti gli altri Paesi (un campo o un’aura volendo). Tutti questi campi insieme si sovrappongono, creando un campo risultante in un determinato punto dello spazio. Questo campo risultante, in quel punto, condiziona le scelte commerciali a livello globale.

Questo, in effetti, non è altro che quell’intreccio di interessi commerciali, di cui abbiamo parlato all’inizio, risultante da tutti quei fattori che influiscono sulla distanza. Nello specifico quelli che più ci interessano sono i mercati, le zone di libero scambio e i trattati in vigore.

In particolare, la mia analisi sul contesto europeo e internazionale fornisce una spiegazione al differente sviluppo economico tra i paesi, mostrando e chiarendo il ruolo importante delle politiche economiche commerciali nel contesto mondiale e le conseguenze ipotizzabili degli accordi attualmente in discussione.

Detto ciò, proviamo ad applicare tale ragionamento a un esempio pratico: se ci chiedessimo quali potrebbero essere le conseguenze per l’Italia del TTIP, cosa dovremmo rispondere?

Sarebbe, con un estrema sintesi (per non tornare nei tecnicismi che rimando alla lettura della Tesi), semplicistico parlare soltanto dei vantaggi assoluti per ciò che riguarda questo Trattato, senza considerare i vantaggi comparati invece. Ovvero, matematicamente, le influenze che questo trattato potrebbe avere sulla nostra attrattività commerciale (e quindi su quel campo gravitazionale che tiene conto anche dei vantaggi degli altri Paesi).

Per essere pratici, la distanza commerciale che l’Italia ha dagli Stati Uniti è maggiore di quella del Regno Unito o di quella della Germania ad esempio. Ciò, si verifica per il gap linguistico, legale, regolamentativo, geografico, culturale, storico, etc. Basti pensare, che il Mare del Nord con la sua foce del Reno, costituisce da sempre il principale punto di accesso commerciale delle merci USA a tutta l’Europa Continentale.

Questo non significa, certamente, che gli Stati Uniti non siano un importante partner commerciale per l’Italia. Vuol dire, piuttosto, che bisognerebbe porre attenzione al fatto che da questo accordo commerciale l’Italia potrebbe uscirne svantaggiata rispetto al nord Europa. Questo, a mio avviso, non potrebbe essere magari percepibile all’inizio, nel breve periodo, in reatà, è soltanto il vantaggio assoluto che conta. Infatti, le imprese italiane che già esportano negli States esporterebbero di più.

Ma nel medio e lungo periodo, potrebbe cambiare tutto. Infatti, in un mercato di concorrenza, come già visto, sono i vantaggi comparati quelli che contano.

Credo quindi che l’Italia potrebbe perdere competitività rispetto al nord Europa, ricevendo da questo trattato un vantaggio comparato minore, che potrebbe portare il baricentro gravitazionale1 del commercio europeo ancora più a Nord.

Un argomentazione simile potrebbe essere fatta per altri Trattati, su cui non mi dilungherò.

Credo, invece, per le stesse ragioni e in virtù della medesima analisi, che un maggiore interesse dell’Europa verso il Mediterraneo, dal punto di vista commerciale, potrebbe portare a percepire questo mare, non soltanto per le difficoltà legate al fenomeno dell’immigrazione.

Esso, sarebbe visto, piuttosto, come una risorsa per il nostro Paese e volano alla rinascita portuale e forse anche del Mezzogiorno.

Nell’arco della mia tesi, infine, è stata sviluppata una nuova “teoria della posizione economica2” per le imprese, connessa ai mercati. Teoria, che esaminando i comportamenti degli operatori privati e delle istituzioni pubbliche, localizzi una posizione vantaggiosa dal punto di vista commerciale.

In conclusione, le implicazioni di ordine politico, economico e finanziario del mio studio sul commercio internazionale, attraverso l’uso del modello gravitazionale, sono una migliore comprensione delle dinamiche di flusso commerciale tra i diversi paesi e la valutazione matematica, statistica ed econometrica degli accordi commerciali che favoriscono certe regioni piuttosto che altre.



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