La rivoluzione gentile di Lila, che rivendica i diritti delle persone con disabilità senza urlare

“Pretendere che sia rispettato un proprio diritto è sano e sacrosanto, ma mettersi da soli contro qualcosa che è più grande di noi catalizza frustrazione e senso di inadeguatezza. “Facciamolo insieme” è invece una vera formula magica”

La vita quotidiana di una persona che si muove su una sedia a rotelle è punteggiata da tanti piccoli e grandi ostacoli: vai al bar e il caffè lo bevi a mani alzate, perché non arrivi al bancone; organizzi la tua giornata per arrivare giusto quei quarantacinque minuti prima di ogni appuntamento, per cercare un parcheggio dedicato libero che ti permetta di non restare incastrato dentro la macchina; vai al cinema e ti tocca cambiare film perché la sala al primo piano non è raggiungibile dato che l’ascensore (se c’è) è fuori uso; sei costretto ad affidarti alle braccia possenti dei primi passanti di buoncuore per farti scendere a prendere la metro; studi piani ingegneristici che incrociano forze e leve per spingere carrozzina insieme al carrello della spesa… A non essere costantemente incacchiati, a fine giornata, ce ne vuole!

Eppure c’è chi fa dell’approccio gentile la sua arma di rivoluzione. C’è chi non cede alla rabbia e prova ad accompagnare una spiegazione dei propri bisogni, alla pretesa di soluzioni. C’è chi dice “Forse non sapevi che questa cosa è un ostacolo per chi ha una disabilità. Se vuoi ti spiego come fare a correggerla”, mettendosi a fianco e offrendo il proprio contributo. E, cosa sconcertante, funziona. La gentilezza e l’offerta di cooperazione aprono porte. Risolvono problemi. Scoprono soluzioni. Certo, è fatica.

Personalmente, ho la fortuna di conoscere una paladina di questa, che io chiamo rivoluzione gentile. E’ Lila Madrigali: una valanga di riccioli biondi, una voce che tesse poesie e due mani che pizzicano corde, una carrozzina ma talvolta due stampelle, un entusiasmo travolgente e una solarità che a volte si trova a combattere con le ombre della vita, ma la vince sempre, e non so come.

Lila – le domando – com’è questa storia del cinema che ha sistemato il suo ascensore per una tua segnalazione?
Per tre volte sono dovuta tornare indietro, visto che l’ascensore era rotto. Incuriosita dal ritardo ho iniziato a fare domande ai dipendenti, per risalire poi al responsabile del cinema. Ho scritto un messaggio gentile chiedendo la motivazione del ritardo e dando la mia disponibilità per far parte di un’eventuale soluzione (“sentiamo quanto costi l’installazione di un montascale?”) Mi è stato risposto che il problema stava in un pezzo di ricambio che tardava ad arrivare, ma la cosa bella è stato sentirsi rispondere “grazie per non averci massacrati di insulti prima di sapere quale fosse il problema”.

So anche che sei riuscita a far sistemare la questione dei carrelli della spesa del tuo supermercato…
Sì! E’ bastata una semplice segnalazione in toni pacati. I responsabili del supermercato non erano a conoscenza del fatto che i carrelli fossero danneggiati ed in poco tempo (una settimana) hanno provveduto alla riparazione. (Il video qui) Anche in questo caso mi sono messa in gioco in prima persona, proponendo una soluzione che prevedesse la misurazione del carrello e la creazione di un gancio utilizzando la stampa 3D.

Qualche anno fa, se non sbaglio, hai collaborato con il tuo comune per migliorare l’accessibilità dei negozi cittadini. Come andò quella volta?
Molti negozi del centro erano sprovvisti di rampe removibili e risultavano inaccessibili alle sedie a rotelle. I piccolo negozi del centro, costretti a pagare una tassa per occupazione del suolo pubblico, non procedevano all’acquisto delle rampe. Facendo uso di una buona dialettica, esempi sul campo e tanta testardaggine il Sindaco di allora decise di eliminare quella tassa favorendo l’accessibilità del centro urbano. Fu il primo successo di Disabili Solari e ne vado molto orgogliosa!

Posso chiederti dove trovi la voglia e l’entusiasmo di metterti in prima persona a disposizione di una risoluzione del problema che a volte neanche arriva?
La voglia e l’entusiasmo li trovo perché questi problemi sono un ostacolo in primis per me. Pensare che chi viene dopo di me avrà una strada più semplice mi solleva e mi dà la forza di mettermi in gioco: qualcuno un giorno potrebbe rendermi il favore ed appianare la strada per me. “Sii il cambiamento che desideri vedere nel mondo” è una delle frasi che più mi motivano.

Che differenza c’è tra dire: è un mio diritto e lo pretendo, e dire: facciamolo insieme?
Pretendere che sia rispettato un proprio diritto è sano e sacrosanto, ma mettersi da soli contro qualcosa che è più grande di noi catalizza frustrazione e senso di inadeguatezza. “Facciamolo insieme” è invece una vera formula magica: la mia forza, la tua, quella di Mario, Saverio, Maria e via dicendo crea un’energia speciale, un’onda tutta da surfare che spesso è foriera di grandi cambiamenti.

Con il tuo gruppo Disabili Solari tu lanci queste pillole di ottimismo, di gentilezza e di spinta alla collaborazione, stimolando alla partecipazione. Non è un lavoro facile! Quali sono secondo te le maggiori difficoltà di questo approccio?
Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire (niente, oggi parlo per proverbi! Hihih) Le difficoltà stanno nell’incontro con chi è abituato al metodo Striscia la Notizia o Le Iene ed è convinto che solo “rompendo le scatole” si possano ottenere risultati. Disabili Solari mostra al mondo che esiste un altro metodo ed è ugualmente efficiente. Inoltre non fa venire il fegato marcio dalla rabbia, che oggi come oggi è un bel bonus!

Come si può replicare questa formula della rivoluzione gentile? Cosa dovremmo fare, tutti noi, come prima piccola azione, una volta letto questo articolo?
Sto cercando di creare una comunità di idee ed azioni. Disabili Solari vuole “infettare” con la gentilezza e la determinazione chiunque abbia da dire qualcosa e voglia farlo senza sguaiataggine. Usiamo armi come ironia, humor e ben dosato sarcasmo per trasmettere messaggi forti che arrivano a destinazione e vengono replicati per ottenere risultati.

Come piccola prima azione si può mettere un like a Disabili Solari e metterlo in visualizzazione primaria, in modo da essere sempre in contatto con noi; si può prendere a cuore una campagna di sensibilizzazione e farla propria educando e non reprimendo, ci si può mettere in gioco in prima persona per essere d’aiuto senza aspettare che qualcuno agisca per noi.

Soprattutto si può impegnarsi ad abbattere quel muro all’apparenza infrangibile e che è più tosto di qualunque ostacolo fisico: la barriera del pensiero. Dietro quel muro c’è un giardino meraviglioso da coltivare tutti insieme. Il Paradiso in terra SIAMO NOI!

 



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