La trattativa va riaperta

Abbiamo lavorato fino alla fine. Non ci siamo risparmiati. E l’accordo proposto al tavolo di trattativa dal Governo, che abbiamo limato e rilimato financo a plenaria avviata, rappresentava e rappresenta – ne sono convinta – un buon punto di arrivo.

E per questo, ancora una volta, io dico: torniamo alla trattativa, mettiamo a valore il tempo, diamo prova – ai lavoratori come al sistema-paese come all’Europa – che su quel tavolo c’è una classe dirigente responsabile del proprio ruolo e dei destini che determina.

Riepilogo i punti salienti della proposta che abbiamo presentato ieri alle parti: 10mila lavoratori a tempo indeterminato in AM; costituzione da parte di Ilva in AS e Invitalia – con l’apertura alla partecipazione di altri soggetti pubblici e privati – di una nuova società di servizi capace di assorbire non meno di 1500 lavoratori a tempo pieno; per i lavoratori rimanenti, al netto di coloro che – incentivati – potrebbero optare per l’esodo volontario opportunamente sostenuto, permanenza – come abbiamo sempre assicurato – in Amministrazione straordinaria, fermo restando la priorità di eventuali passaggi in AM resi necessari dall’esigenza di assunzioni a tempo indeterminato.

Relativamente al trattamento economico: quanto già concordato con le parti sociali ad eccezione della parte variabile/premio di risultato, la cui rinegoziazione avrebbe avuto avvio da giugno 2020. Verifiche di metà periodo e garanzie di fine piano, con l’individuazione di eventuali misure necessarie per garantire prospettive occupazionali per tutti i lavoratori coinvolti nel processo di rilancio dell’acciaieria e garanzia di perseguire da parte di Invitalia ogni soluzione utile a garantire prospettive occupazioni stabili, con il supporto delle società del Gruppo, AM, Ministeri Sviluppo Economico e Lavoro.

Infine – ma non ultimo – ampio raggio di azioni collaterali all’accordo sindacale tra cui anche il Protocollo con il Comune di Taranto sulla base delle iniziali richieste dell’ente locale.

Si poteva fare di più? Non credo. Per questo vale la pena rimarcare alcuni punti.

In una fase delicatissima per le sorti dell’industria manifatturiera nazionale, i governi Renzi e Gentiloni hanno operato con prudenza e saggezza, nella difficile partita che riguarda l’acciaio italiano.

Prudenza e saggezza non disgiunte dalla ferma convinzione che difendere questo asset produttivo significasse e significa tutelare migliaia di lavoratori e le loro famiglie; avviare a soluzione una questione ambientale e sanitaria che non può essere assolutamente differita e sostenere un comparto produttivo strategico per la nostra economia.

In questo contesto ho fatto la mia parte anche grazie a un’ostinazione antica: quella che ai tavoli di trattativa si resta inchiodati fino a quando non si trova una soluzione equa per tutte le parti in causa. Affermando una cosa non facile da conseguire di questi tempi: difendere le ragioni del lavoro come sostanza stessa della produttività dell’impresa e le ragioni dell’ambiente e della salute pubblica come condizione per l’esistenza stessa dell’impresa.

Cosa non facile, appunto. Per le oggettive difficoltà finanziarie, tecnologiche, di concorrenza internazione e di minacciate misure protezionistiche, e perché quella che doveva essere una battaglia da condurre con il più ampio spirito unitario è stata, qui e là, trasformata in conflitto propagandistico.

Confesso che ho trovato insostenibili, in alcuni momenti topici, dichiarazioni e prese di posizione ostili alla trattativa perché ho sempre ritenuto che prioritaria dovesse essere, ed è, la salvaguardia dei punti dirimenti.

Naturalmente non ho mai contestato la libertà di affermare che l’Ilva va chiusa. Il punto è che affermarlo avrebbe significato, contestualmente, indicare assai chiaramente il destino dei lavoratori, delle loro famiglie; chi e quando avrebbe realizzato la bonifica dell’area e, in ultimo, ma non per ultimo, chi avrebbe pagato il conto della perdita di competitività del paese nel mercato globale.

Tralascio ovviamente i costi (che a quel punto diverranno esorbitanti) per gran parte della metallurgia e della meccanica italiane con conseguenze nefaste per la produttività, la competitività e l’occupazione.

Mi sono occupata di Ilva (ma non solo) per tutta una legislatura. Ma se, al netto delle centinaia di Tavoli di crisi affrontanti, e delle numerosissimi crisi risolte, e senza nulla togliere a tutte le altre, continuo ancora oggi a ritenere essenziale il raggiungimento dell’intesa è perché Ilva rappresenta una delle questioni più rilevanti (qualitativamente e quantitativamente) di quante ne sono state affrontate negli ultimi decenni ed esemplifica tutti i nodi che in questo Paese non sono stati risolti e che abbiamo tentato strenuamente di ricomporre nella consapevolezza che è da questa porta stretta che passa il futuro del nostro Paese e del lavoro in questo paese: lavoro versus ambiente, produttività versus qualità e dignità del lavoro, produzione versus salute dei lavoratori e dei cittadini.

Tutela del lavoro e dei lavoratori, tutela dell’ambiente, tutela della salute, rilancio della siderurgia italiana: sul tavolo di trattativa, in questi mesi, questo è l’orizzonte che ho avuto ben chiaro e che sarebbe stato importante avessero ben chiaro tutti. Per questo più e più volte ho invocato, perseguito, sostenuto, sollecitato, auspicato, la collaborazione e l’impegno di tutte le parti al tavolo e di tutte le istituzioni a vario titolo coinvolte.

Possiamo dire quello che vogliamo e anche raccontarla come fa più comodo ma è a questi nodi, e alle migliaia di lavoratori coinvolti, che avremmo dovuto dare, e dovremo dare, risposte e soluzioni.

Utilizzo il presente non a caso. Mi auguro di non essere la sola a volerlo fare.



Informativa sui Cookie

Informativa ai sensi dell’art. 13 D.LGS. 30 giugno 2003 n.196

NotizieInUnClick.it utilizza i cookie per migliorare l'esperienza di navigazione.
Per leggere di più su i cookie utilizzati interni e di terze parti visita la pagina dedicata.
Per continuare a navigare questo sito acconsenti all'uso dei cookie.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi