L’emigrazione italiana nel mondo: risorsa per un futuro glocal

Se ne è discusso a Melfi, nel Centro culturale “Nitti”, puntando sul concetto di “italicità”. L’assessore Berlinguer: “Un’appartenenza che, proprio in quanto world community, sa divenire più ampia e sfumata e dunque più ricca”                                                            

Favorire l’aggregazione della comunità globale dei cosiddetti “italici”, stimolando ciascuno a prendere coscienza delle opportunità offerte dal sentirsi parte di questa dimensione aggregante nuova, fondata sulla condivisione di valori, interessi ed esperienze, che trascenda la mera dimensione nazionale.

È stato questo il tema al centro del dibattito nel corso dell’iniziativa “Un manifesto per gli italici, l’evoluzione dell’emigrazione italiana nel mondo”, evento inaugurale del ciclo di quattro appuntamenti intitolati “Questioni post nittiane”, organizzato dalla Fondazione e dall’Associazione Nitti, che si è svolto ieri nel Centro culturale “Nitti” a Melfi.

Il tema ha preso spunto dall’analisi del libro “Svegliamoci italici! Manifesto per un futuro glocal” scritto da Piero Bassetti, politico di lungo corso e protagonista della vita culturale e istituzionale italiana, attualmente presidente di Globus et Locus, associazione nata con l’obiettivo di promuovere lo studio delle problematiche legate alle sfide che la glocalizzazione pone alle istituzioni e alla società civile.

Bassetti ha lanciato un messaggio rivolto alle oltre 250 milioni di persone nel mondo che egli chiama “italici”. “Il mondo di oggi è glocal: ciò vuol dire che sempre di più in futuro sarà il rapporto tra la dimensione globale e quella locale degli eventi a fare la differenza. Per questo è essenziale il riferimento a una presenza valoriale e culturale più ampia, l’italicità appunto – ha spiegato Bassetti – che va intesa come un’appartenenza antropologico-culturale e funzionale, per favorire il processo di aggregazione in una world community, puntando sul recupero della lingua, sulla business community e sull’arte intesa come sbocco della terza rivoluzione industriale”.

“Il concetto di ‘italicità’ permette di rompere il vecchio paradigma identitario inteso in senso chiuso e non inclusivo – ha affermato l’assessore regionale all’Ambiente e infrastrutture Aldo Berlinguer – per aprirci ad un orizzonte temporale e spaziale più lungo, recuperando così una matrice comune. Un’appartenenza che, proprio in quanto world community, sa divenire più ampia e sfumata e dunque più ricca”.

Una spinta all’azione, quella di Bassetti, che guarda agli emigrati italiani sparsi nel mondo come a una risorsa, incanalandosi nello stesso sentiero percorso anni fa dallo statista melfitano Francesco Saverio Nitti.

“Nitti ha lasciato un’eredità di intuizioni e preveggenze che hanno avuto e stanno avendo un peso politico rilevante nella storia. Un pensiero innovativo che si è espresso in diversi campi. Ad esempio quando Nitti parlava dell’emigrazione – ha aggiunto l’assessore Berlinguer – sottolineava la necessità di un recupero della risorsa acqua non adeguatamente sfruttata: tema attualissimo alla luce della recente discussione tra regioni Puglia e Basilicata sui maggiori benefici che dovrebbero essere concessi a chi elargisce questa preziosa risorsa. Molto attuali, nel pensiero di Nitti, sono poi il concetto di fiscalità da differenziarsi a seconda delle condizioni dei territori – ha concluso Berlinguer – come pure il tema della formazione e le discussioni su regionalismo e classe dirigente, considerato che ancora ci si interroga sulla individuazione dell’ente capace di garantire il livello ottimale per svolgere le funzioni tali da fornire adeguate risposte ai cittadini”.

All’incontro sono intervenuti anche il presidente della Fondazione “Francesco Saverio Nitti” Stefano Rolando, il sindaco di Melfi Livio Valvano, il vicesindaco di Matera Giovanni Schiuma, il coordinatore del Centro lucani nel mondo “N. Calice” Luigi Scaglione e lo storico Michele Strazza.

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