L’esecuzione penale tra vecchie e nuove emergenze

“Le relazioni periodiche sullo stato delle carceri hanno il pregio di presentare dati inoppugnabili che ci aiutano a stabilire la verità su quanto ci viene raccontato a proposito di quanto avviene nel nostro Paese. E la verità dei dati su quanto succede in Italia dimostra chiaramente che non ci troviamo dinanzi a un’emergenza criminalità, dal momento che nel 2018, rispetto al 2017, i reati sono scesi da 25.160 a 24.000. E dimostra anche che non è vero che l’ ‘invasione’ degli immigrati sta mettendo in dubbio la sicurezza delle nostre vite e delle nostre famiglie, se consideriamo che i reati commessi nel 2008 dai 3 milioni di stranieri residenti in Italia sono stati 21.000 e quelli commessi dai 6 milioni di residenti nel 2018 sono stati 19.000”. Con queste parole il presidente del Consiglio regionale Nino Boeti ha aperto la conferenza stampa sull’esecuzione penale in Italia e in Piemonte che si è svolta questa mattina a Palazzo Lascaris.

All’incontro, organizzato e moderato dal garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale Bruno Mellano, sono intervenuti il provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria Liberato Guerriero, i garanti comunali dei detenuti di Torino e di Alba Monica Cristina Gallo e Alessandro Prandi e Benedetta Perego dell’Associazione Antigone.

Tra le criticità più rilevanti, hanno sottolineato con sfumature differenti i relatori, spicca il ciclico riproporsi del sovraffollamento: al momento i detenuti nelle 13 carceri piemontesi sono 4.402. Torino, che dovrebbe ospitarne 1.000, ne ha oltre 1.400 e la capienza totale per il Piemonte è di 3.900 detenuti. Accanto al sovraffollamento rappresentano un ostacolo troppo spesso insormontabile la presenza di carceri e strutture logorate da anni di utilizzo e la mancata capacità dell’amministrazione di adeguarsi alle nuove norme, che chiedono al carcere di promuovere attività formative e lavorative che facciano del tempo trascorso in carcere qualcosa di diverso dal semplice essere rinchiusi dietro le sbarre.

“Tra le cose che è necessario migliorare – ha concluso Mellano – c’è certamente la necessità di un’interlocuzione più forte, più chiara e più netta tra l’amministrazione penitenziaria, che ha competenza generale sul carcere dal punto di vista custodiale e progettuale, l’amministrazione regionale per quanto riguarda la sanità, il lavoro, la formazione e l’istruzione e gli enti locali, soggetti irrinunciabili per la pianificazione di tutti i percorsi di reinserimento”.



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