L’Euregio studia la Sozialpartnerschaft austriaca

Esperienze a confronto per trovare modelli di dialogo sociale nel lavoro

Le organizzazioni dei lavoratori dovrebbero sviluppare nell’Euregio studi comuni, ricerche e progetti. Oltre a costruire un “catalogo” comune di posizioni uniformi, obiettivi e soluzioni possibili. Le proposte vengono da Hartwig Röck, responsabile del settore politiche economiche dell’Arbeiterkammer (Camera dei lavoratori) del Tirolo, durante l’incontro promosso da Lares, Laboratorio relazioni sindacali, sulle esperienze a confronto della Sozialpartnerschaft nell’Euregio.

Sozialpartnerschaft è un concetto consolidato per gli austriaci ed un po’ intraducibile esattamente per gli stranieri. Un “partenariato sociale” che Franco Ianeselli, segretario della Cgil del Trentino, ha provato a declinare con tre concetti: neocorporatismo, dialogo sociale, concertazione.

Giornata di confronto patrocinata dal Gect Euregio Tirolo-Alto Adige-Trentino, il cui segretario generale Valentina Piffer ha ricordato come «il Gect sia pronto a raccogliere nuove sfide e nuovi spunti che emergono da incontri come quello di oggi». Prendendo a prestito la frase di Henry Ford, «coming together is a beginning, keeping together is progress, working together is success», mettersi insieme è un inizio, restare insieme un progresso, lavorare insieme un successo. L’Euregio ha dedicato al lavoro il 22 settembre una dichiarazione congiunta dei tre assessori euroregionali Tratter, Stocker e Olivi.

Cos’è concretamente la Sozialpartnerschaft?

Il partenariato sociale è nato in Austria sulle ceneri della guerra nel 1945, nel 1957 è passato attraverso la creazione di una commissione paritetica per prezzi e stipendi, nel 1992 per un rinnovo del “patto sociale”.

Quattro sono i pilastri sui quali si regge il dialogo sociale: la Kammer für Arbeiter und Angestellte (Camera dei lavoratori e degli impiegati) con 3milioni e mezzo di iscritti in Austria (210mila in Tirolo); la Wirtschaftskammer Österreich (Camera dell’economia) con 493mila membri (42mila 600 in Tirolo); la Österreichischer Gewerkschaftsbund (Unione sindacale) con 1,2milioni di iscritti (62mila in Tirolo); la Landwirtschaftskammer Österreich (Camera dell’agricoltura) con 200mila iscritti (35mila in Tirolo con 15mila 800 aziende). La Sozialpartnerschaft tirolese (Twsp) ha anche un quinto elemento, l’associazione degli industriali, Industriellenvereinigung Tirol, composta da 449 imprese con 42mila dipendenti.

Röck ha ricordato come la Sozialpartnerschaft sia garantita costituzionalmente in Austria e debba essere coinvolta per legge in tutti i provvedimenti legislativi. «Oggi siamo in una fase costruttiva della cooperazione – ha aggiunto Röck – anche se ci sono stati dei momenti nei quali il dialogo era nullo». Un modello di dialogo che è così stabile e radicato tanto da far dire da Ernst Tüchler del sindacato unico austriaco che «la Sozialpartnerschaft è quasi più stabile del parlamento nazionale».

Un meccanismo di consenso, con l’obiettivo di vertrauen schaffen und vertrauen nutzen, creare fiducia e sfruttarla, tanto che oggi viene trasferito anche a tre gruppi di lavoro: uno sul vivere sostenibile, uno sul lavoro e lo spazio di vita tirolese, uno sull’occupazione in Tirolo.

Tüchler nel suo intervento ha sintetizzato con uno schema un assunto futuro che riguarderà sia Italia che Austria: se la popolazione cresce e non c’è sufficiente crescita economica, diminuirà il reddito medio pro capite e cambierà drasticamente anche la suddivisione della ricchezza. Nelle proiezioni l’Italia parte da 60,8milioni di abitanti nel 2015 a 64,12 nel 2030 e 66,9 nel 2050, con una crescita del 10% ed un complessivo impatto dell’immigrazione del 21,4%. Il trend austriaco parte dagli 8,58milioni di abitanti del 2015, passa a 9,27milioni nel 2030 e arriva a 10,5milioni nel 2050, con una crescita del 22% ed un impatto dell’immigrazione del 30%.

Il Trentino cerca di seguire già dal 1983, con l’istituzione dell’Agenzia del lavoro, una propria Sozialpartnerschaft territoriale, avendo una regia pubblica locale per le politiche passive ed attive del lavoro. «Nella dimensione dei territori alpini – ha concluso Ianeselli – ci sono maggiori rapporti stabili con il quadro politico ed un’idea della cooperazione e del dialogo che si concentra sui risultati fra crescita economica, coesione sociale e consenso delle popolazioni».



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