L’Europa medievale del bilinguismo

Circolazione di merci e di idee, pluralità di lingue e tradizioni sotto un tetto comune di confronto e di scambio: parliamo dell’Europa, quella unita tra il dopoguerra e il 1993, ma che affonda le proprie radici in una modernità già medievale, ancora poco indagata, i cui riflessi emergevano tanto nella letteratura quanto nei commerci.

“Gli intellettuali medievali erano immersi in una sinfonia di linguaggi che circolavano oltre i confini degli embrioni nazionali e si declinavano secondo le diverse identità locali”, spiega Antonio Montefusco, ricercatore vincitore di una borsa ERC presso il Dipartimento di Studi Umanistici. Dal 2015 conduce BIFLOW – Bilingualism in Florentine and Tuscan Works – ca. 1260 – ca. 1416 (https://biflow.hypotheses.org/), un progetto interdisciplinare quinquennale sulla circolazione delle lingue nella Toscana medievale. Attraverso un’indagine sistematica di vari documenti letterari presenti simultaneamente in più lingue in Toscana, BIFLOW ricrea l’interazione tra lingua vernacolare ed eloquenza latina classica, con l’obiettivo di rinnovare la percezione della cultura italiana medievale e l’interpretazione della rottura tra questa e l’Umanesimo. Il progetto fornirà il primo catalogo di testi bilingue e di manoscritti della Toscana medievale, in forma di database, sfociando nella pubblicazione di un volume di sintesi sulla cultura toscana nel XIV sec. dal punto di vista del bilinguismo.

“Ancora poco si sa sulle competenze latine dei mercanti, o sulla figura sociale del volgarizzatore e del traduttore nel medioevo, spunti eppure rilevanti per una riflessione più ampia sulla storia culturale italiana ed europea” continua Montefusco. Una tematica che offre nuove prospettive sociali e letterarie su un mondo pre-umanistico che già padroneggiava diverse ‘tastiere’ linguistiche, per esprimere conoscenze al di fuori del circolo universitario ove l’unica lingua ammessa era il latino.

Il ciclo di seminari “Lingue, Saperi e conflitti nell’Italia Medievale 3”, inaugurato a settembre 2017 nell’ambito delle attività del progetto “BIFLOW”, riflette proprio sui rapporti tra lingua latina e volgare nella letteratura del XIII-XV secolo in Toscana e altre regioni. I diversi incontri hanno raccolto considerevoli consensi e affluenza di pubblico, con un seminario in Digital Humanities tra i più partecipati da tutta Italia, dimostrando quanto ancora si possa portare alla luce dai cosiddetti ‘secoli bui’.

Nel corso dei seminari, giunti alla terza edizione, si propongono ricerche in corso su tematiche direttamente o indirettamente legate al bilinguismo e alla circolazione dei saperi in diverse lingue nel medioevo italiano, sulla cultura dei laici, sui rapporti tra diverse regioni italiane, Lazio e Toscana in particolare, e sulle possibili edizioni critiche di testi in più lingue. Il sito web del progetto, ospitato dal blog di ricerca Hypothèses dell’EHESS (partner del progetto) raccoglie gli articoli tratti da questi incontri seminariali, alcuni diventati delle vere e proprie riviste o carnets de recherche.

I precedenti cicli, condotti sempre tra l’EHESS di Parigi e Ca’ Foscari, si sono invece incentrati sulla letteratura di generazione dantesca: dalle testimonianze in provenzale, francese, toscano e latino emerge l’impegno degli intellettuali laici nei Comuni del centro Italia rispetto al quadro geopolitico europeo. L’ultimo anno di studi sarà invece dedicato alla storia sociale del tradurre medievale, “strumento fondamentale per la circolazione del sapere, pur nell’inconsapevolezza, fino all’Umanesimo, di un rapporto storicamente verticale tra le lingue”.



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