Luigi Bisignani : Vanzina Un signore e gli snob

Tratti e modi eleganti. Senza mai dare troppo peso alle cattiverie dei colleghi

Caro direttore, quando poche settimane fa Papa Bergoglio gli aveva stretto forte forte le mani, Enrico Vanzina, commosso fino alle lacrime, aveva capito che suo fratello Carlo non c’è l’avrebbe fatta. Enrico, infatti, durante l’udienza in Vaticano ) riservata al Premio Agnes aveva pregato a lungo per suo fratello che da un anno combatteva con fede e coraggio, dopo mille cure, con un melanoma della pelle che, operato vent’anni fa, aveva ripreso all’improvviso la sua azione distruttiva. E quella stretta di mano così intensa gli era forse sembrata come un viatico nei disegni imperscrutabili del Signore. Un percorso terribile che Carlo ha affrontato, come sempre in ogni istante della sua vita, col pensiero rivolto a Dio, alla sua famiglia, ai suoi amici più cari. Sempre con quel sorriso ironico, ma un po’ melanconico, e con quel tratto di generosità che lo hanno contraddistinto come amico impagabile e compagno di lavoro scrupoloso e attento. Con Vanzina il cinema italiano perde un cantore, ma sarebbe assai riduttivo pensare che lui fosse solo il cantore di una Roma un po’ arruffona e casinara. Nessuno come lui, infatti, ha saputo portare sullo schermo i tratti di una certa Italia del Nord, raffigurando personaggi che hanno fatto epoca, dal tifoso ultrà milanista all’industrialotto di provincia. Ma sempre con un tratto che mai trascendeva nella sguaiataggine, come troppo spesso hanno fatto tutti coloro che hanno cercato di imitarlo, alla ricerca di guadagni facili grazie al solito repertorio trash. Carlo Vanzina ha sempre saputo il limite da non superare, proprio perché è sempre stato un gran signore, dai tratti e dai modi eleganti. Ha vissuto sempre nel mito di suo padre Steno, e una volta scomparso non ha avuto esitazione nel tornare prima ad abitare a casa della affabile e simpaticissima madre, per non lasciarla sola, per poi trasformare quell’abitazione dei Parioli, insieme a suo fratello, nello studio, quasi a dire che le origini non si devono cancellare mai. Lisa e le sue figlie sono state il faro della sua vita, esaudiva con pazienza e dolcezza ogni loro desiderio perché lui viveva della gioia di chi si circondava. I suoi amici di sempre, Giovanni Malagò, Luca Montezemolo, Carlo Verdone, Alessandro Fracassi, costituivano un gruppetto nel quale Carlo ricopriva la parte del giovane saggio che seguiva le loro scorribande con discrezione e bonomia. Ed anche allo stadio, per la Sua Roma, all’Olimpico come in trasferta era un tifoso appassionato, ma sempre composto. Film e successi a parte, il vero capolavoro della sua vita è stato soprattutto il rapporto unico con quel suo fratello più grande, con il quale ha costituitolapiùimportantecoppiadelcinemaitaliano.Un’intesaumanaeprofessionale straordinaria: hanno superato insieme tutte quelle cattiverie che il mondo del cinema, soprattutto quello della critica, gli hanno riservato per anni, accecati dal loro successo e dalla loro bravura. Di molti di quei critici e di quelle critiche sono riusciti a farsene una ragione, perché sapevano di non far parte, e non volevano farne parte, di quel mondo radical chic che si esalta solo sui film destinati a pochi spettatori. E, nonostante il successo annunciato, prima di ogni anteprima si interrogavano: ma chi verrà a vederci? L’umiltà, la discrezione solo dei grandi.



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