Malattia di Crohn, si studia una terapia orale che non preveda immunosoppressione

La ricerca di trattamenti per la malattia di Crohn ora volge lo sguardo verso la terapia orale, con l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita delle persone che soffrono di questa patologia (circa 150-200 ogni 200.000 abitanti). Per studiare un approccio integrato di questo tipo a Trieste è partito il progetto ‘oraCle’, condotto da tre aziende del biotech coordinate dalle Università di Udine e Trieste tramite Friuli Innovazione. Il progetto, della durata di 21 mesi, è cofinanziato con oltre 877mila euro dalla Regione Friuli Venezia Giulia, nell’ambito del programma POR FESR 2014-2020.

La malattia di Crohn è un disturbo infiammatorio cronico, di origine autoimmune, che colpisce solitamente l’intestino tenue e/o il colon, e che spesso si manifesta già nella prima infanzia. Nonostante le cause della malattia non siano ancora del tutto note, si sa che è presente una predisposizione genetica che porta il sistema immunitario a reagire in modo eccessivo a stimoli alimentari, infettivi o ambientali, fino a danneggiare la parete intestinale. Soprattutto nei bambini, i sintomi iniziali sono rappresentati da artrite, eritema nodoso (noduli rossastri sottocutanei) e febbre di origine sconosciuta, spesso accompagnati da un ritardo nello sviluppo. L’ostruzione intestinale e la formazione di fistole o ascessi rappresentano le complicazioni più comuni. Più raramente, si osserva la perforazione dell’intestino o lo sviluppo di un cancro.

Ad oggi, i trattamenti standard sono a base di corticosteroidi, ma hanno il solo effetto di ridurre l’infiammazione e non modificano l’evoluzione della malattia. Più recente è la terapia con anticorpi monoclonali anti-TNF-alfa, una vera rivoluzione ma con diversi effetti collaterali, dovuti soprattutto alla necessità di creare una immunosoppressione nel paziente.

Obiettivo del progetto oraCle è quello di creare una terapia che veicoli direttamente questi anticorpi nell’intestino, evitando al paziente l’immunosoppressione e mantenendo, al contempo, l’efficacia del trattamento. Uno dei partner del progetto è Transactiva Srl, impresa biotech specializzata nella produzione di molecole farmacologiche attraverso l’impiego di piattaforme vegetali: l’azienda intende produrre l’anticorpo anti-TNF-alfa in seme di riso.

Una volta ottenuto, l’anticorpo verrà purificato e unito al probiotico Kluyveromyces marxianus fragilis (TURVAL B0399) prodotto da Turval Laboratories, altro partner del progetto, per arrivare così ad una formulazione orale innovativa. Studi recenti, infatti, dimostrano come i probiotici migliorino le funzioni digestive, il trattamento e la prevenzione delle recidive in persone affette da colon irritabile.

La scelta della capsula gastroresistente e degli eccipienti, elementi fondamentali per la protezione dei principi attivi e il loro rilascio controllato nell’intestino, verrà effettuata da Biofarma Spa, azienda leader nella realizzazione di integratori alimentari, dispositivi medici e cosmetici: il terzo partner del progetto.

L’Università di Udine valuterà la bio-attività dell’anticorpo, mentre l’efficacia terapeutica sarà analizzata in vivo dall’Università di Trieste, grazie a un modello animale della malattia. Un progetto ambizioso i cui risultati non potranno vedersi prima di diversi anni, ma comunque una prospettiva interessante per chi è costretto a convivere con le dolorose conseguenze della malattia di Crohn.



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