Malpezzi: “Più docenti, più tempo pieno per la scuola che vogliamo”

Onorevole Simona Malpezzi, il Pd ha voluto la «Buona scuola». Non sono mancate critiche. Pensate a qualche modifica?
La Buona scuola ha tracciato una strada che va percorsa. Il nostro obiettivo è quello di introdurre dei miglioramenti ma il cammino è chiaro. Con questa legge abbiamo cercato di dare gambe all’autonomia, prevista da 20 anni nella scuola, ma mai realmente applicata. Per farlo abbiamo investito risorse sia per potenziare gli organici sia per offrire maggiori strumenti didattici alle scuole. Per questo, è evidente che sia necessario andare avanti sulla strada degli investimenti, rafforzando gli interventi già messi in campo. Una delle prime azioni riguarderà il potenziamento dell’organico dei docenti. Un passaggio che ha creato dei malumori, soprattutto quando qualche docente si è visto assegnare una cattedra di ruolo a centinaia di chilometri da casa. Sono criticità da affrontare e risolvere. Un altro elemento su cui investiremo con convinzione è la diffusione del tempo pieno e del tempo scuola in tutta Italia.

Cosa pensate di fare sulla parità?
Sulla parità a partire dal 2014 abbiamo fatto molto, aprendo un dialogo diverso con le paritarie e cercando di passare da una parità sulla carta a una reale. Una rivoluzione culturale, fatta, però, di atti concreti: dallo school bonus alle detrazioni sulle rette, alla partecipazione delle paritarie ai fondi per l’alternanza scuola-lavoro e ai Pon. E il ministro Fedeli ha avviato una commissione per lo studio del costo standard, altro passo verso la parità. Il tutto con la lotta ai diplomifici, che ci vede alleati con le stesse paritarie.

Alternanza scuola-lavoro: opportunità o no?
Nonostante alcuni episodi negativi, resta una grande opportunità per gli studenti, perché garantisce – se ben fatta e regolata – l’acquisizione di competenze trasversali fondamentali per i nostri ragazzi. Si tratta di una metodologia scolastica anche se attuata dentro realtà lavorative. Senza dimenticare che questa alternanza ha anche un alto valore orientativo per tutti gli indirizzi di studi, dai tecnici ai licei. Ribadisco, dunque, che l’alternanza non è un contratto di lavoro, ha una finalità esclusivamente formativa e per questo si differenzia dall’apprendistato e non rientra nel modello previsto dal sistema duale. Vogliamo che i ragazzi possano cominciare a fare delle esperienze formative fuori dal contesto scolastico per allargare i loro orizzonti e rendere più completo il percorso di studi. Non dobbiamo tornare indietro ma rafforzare l’alleanza tra scuole e imprese, con incentivi alle strutture ospitanti e mettendo in rete le buone pratiche per fare “da traino” a quelle che faticano di più.

Quali interventi sull’Università?
Il mio collega FrancescoVerducci, che guida il dipartimento Pd per l’Università, sottolinea spesso l’importanza di proseguire sul potenziamento del diritto allo studio. Del resto già con l’introduzione della “no tax area’, cioè una soglia Isee sotto la quale ai è esentati dal pagamento delle tasse universitarie, abbiamo compiuto un grande passo in avanti. Il nostro obiettivo è estenderla già dai primi mesi della prossima legislatura. Con un investimento straordinario quinquennale vogliamo superare il numero chiuso, introdurre livelli essenziali per diritto allo studio e welfare studentesco uguali in tutte le regioni, attraverso il reclutamento di 10mila nuovi ricercatori, con un piano speciale per l’edilizia universitaria, con risorse continuative per la ricerca in linea con il bando di 400milioni per i Prin appena varato e col potenziamento della formazione post-diploma non universitaria. Stiamo lavorando per fare della prossima la legislatura di diritto allo studio/università/ricerca.



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