Marco Malvaldi – Negli occhi di chi guarda – Palermo, Sellerio, 2017. 276 p. (140)

Non capita sovente di trovare un quadro quale “protagonista” principale di un romanzo giallo.

Se ad una originalissima opera di Ligabue si abbina anche il ritrovamento di una tomba etrusca, un “thòlos”, scoperta in una bella tenuta toscana immersa nel verde a due passi dal mare, allora la lettura può diventare intrigante. Soprattutto se appaiono, tra gli altri, personaggi ben tipicizzati, come due gemelli omozigoti, una filologa romanza, un giovane ricercatore medico igienista e un agricoltore ed un uomo delle pulizie molto particolari, tutti capaci di stupirti con i loro comportamenti.

Come capita nei migliori gialli, ovviamente, accadono due omicidi “strani” che qualcuno cercherà di sbrogliare e non saranno solo le forze di polizia a trovare le altrettanto strane “gabule” (motivazioni) che hanno portato a quelle due morti.

Il linguaggio è scorrevole, anche se a tratti pedante, acuto e un po’ radical chic intellettualoide, che qualche volta cade nel noioso; tutto sommato però il testo è gradevole.

I personaggi (proprietari, affittuari e ospiti) che vivono in questa bella tenuta – ognuno con le sue emozioni, preoccupazioni, facoltà analitiche, riflessive e deduttive, più o meno estrinsecate e difese con maggiore o minor veemenza – e gli avvenimenti, molto ben curati dall’autore, si intrecciano nell’arco temporale di circa un mese. Ed è proprio in una di queste estrinsecazioni che qualche mente acuta potrà trovare l’assassino, se solo s’impegna molto seriamente.

Ogni personaggio rappresenta un pezzo di vita, di universi sociali così tanto comuni che vengono anche fatti oggetto di sottile satira ed ironia dall’autore, come a dire che anche nei momenti più estremi del quotidiano è bene, sarebbe bene, prendere le cose con filosofia.

La suspence non arriva che intorno a di pagina 200, per cui “negli occhi di chi guarda” non c’è la ricerca di un assassino ma la curiosità di capire come si svilupperanno le vite dei presenti. Saranno un incendio ed un primo omicidio a scuotere il lettore, a questo punto stimolato ad approfondire la comprensione dei vari personaggi, tra cui, in primis, i gemelli Zeno e Alfredo, molto diversi tra loro, il primo sofisticato collezionista d’arte, il secondo un altalenante broker d’affari.

La originale conclusione del romanzo, come spiega lo stesso autore, trae spunto dalla collezione particolare di un medico giapponese, Fukushi Masaichi, e da un originalissimo svizzero quarantenne, Tim Steiner (figure da ricercare su internet solo dopo aver letto il libro, mi raccomando!). Buona lettura.

Franco Cortese Notizie in un click



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