Matteo Salvini piace sempre di più agli italiani

Il nostro Paese, nella mattina di lunedì, si è svegliato avvolto da una certezza il tempo del renzismo e del grillismo è alle strette. Ancora presto per cantare vittoria, ma i presupposti ci sono tutti. “La macchina renziana si è inceppata perdendo nella gran parte dei 22 capoluoghi di provincia in gioco. Il centrodestra espugna Genova e L’Aquila, vince a Verona, Taranto, Monza, La Spezia, Piacenza, Alessandria, Trapani, Como, Asti, L’Aquila e si aggiudica pure Sesto San Giovanni, la cosiddetta Stalingrado d’Italia. Un tracollo netto quello di Renzi, che nella sua Toscana perde pure Pistoia, altra città storicamente amministrata dalla sinistra, che passa al centrodestra e Carrara, unico capoluogo che l’armata Brancaleone grillina riesce ad espugnare. Il centrosinistra si conferma soltanto a Lucca, si tiene Taranto e si prende Lecce e Padova. In Sicilia c’è poi il caso di Trapani, senza quorum verrà commissariata”. Questo riporta Il Primato Nazionale. Un crollo ai ballottaggi. Un crollo quando tutto diventa decisivo. Un crollo quando serve il voto di “militanza” e non il centrista imborghesito da ombrellone e mojito. La gauche con i lifting progressisti degli anni ’10 ha perso. “La sinistra hipster è il succedaneo, nell’ordine, della cosiddetta ‘sinistra dei club’ (la stessa che, nei primissimi anni Novanta, avrebbe dovuto fiancheggiare e nutrire in senso lib-lab la nascita del nuovo soggetto voluto da Occhetto, con un personale borghese laico) e ancora i ‘girotondi’, il cui scopo primario d’esistenza, in nome dello sdegno, era forse quello di liberare il paese da Berlusconi e le sue brame affaristiche e di ‘patonza’”. La sconfitta nelle parole di Fulvio Abbate, sul sito Linkiesta. Il volto peggiore dell’Italia, il volto subdolo e falso, il volto contratto in una smorfia mentre la democrazia compie il suo decorso e riscrive pagine nuove, a partite dalla Stalingrado tricolore tale Sesto San Giovanni.
“Nemmeno nei suoi sogni più voluttuosi la destra poteva augurarsi un tale rientro in partita. Silvio Berlusconi e Matteo Salvini avrebbero messo dieci anzi cento firme sotto la conquista di Genova la ‘rossa’. Figurarsi con quale soddisfazione sono stati accolti i primi exit-poll di stanotte, con la cattura di 15 città, da Catanzaro a Verona passando per L’Aquila e la sola debacle di Lecce. Gode il mondo berlusconiano, con il Cav che oggi canterà vittoria”, scrive La Stampa. Ma il vero trionfatore porta il fazzoletto verde al collo e risponde al nome di Matteo Salvini. Il leader leghista ammonisce il Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni: “Non rappresenta più nessuno. Se dopo decenni ci chiedono di governare Genova, Pistoia o Sesto San Giovanni, vuol dire che possiamo governare anche il Paese”. Un uomo sicuro dei propri mezzi, capace di tornare a far volare la Lega Nord dopo l’oblio targato trota ed affini. Tra lauree comprate, diamanti venduti e l’organicità politica colpevolmente assente. Battagliero. “Invitiamo il Pd a portare la legge elettorale subito al Senato, con tre righe che premino le coalizioni, penso che si possa portare a casa in una settimana”. Spocchioso. “Con Berlusconi ci vedremo, ci sentiremo, ragioneremo, ma la leadership è l’ultima delle mie preoccupazioni”. Determinato. “Le primarie? Le ho proposte diciotto volte non solo sul leader ma anche sul programma”. Un rincorsa che ha portato il Nabucco ad essere il primo partito a Genova. 12,95% il risultato in termini di consensi, per l’esattezza 28.194 voti con 9 seggi da sfoggiare in consiglio comunale. E tutti gli altri a distanza.



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