METEO E CLIMA – Tempo meteo e clima non sono sinonimi

Perché se arriva un’ondata di freddo al sud, magari anche anomalo, molti strillano sull’eccezionalità, mentre altri dicono il contrario? Come stanno le cose? Comprendere la differenza tra clima e tempo meteorologico, o ancora meglio fra variabilità meteorologica e climatica, sembra essere molto complicato. Ci aiuta a capire meglio tutto questo, con l’aiuto di un mazzo di carte, Carlo Cacciamani, direttore del Servizio IdroMeteoClima Arpae Emilia-Romagna.

Da un lato il concetto di “probabilità” di occorrenza di un evento; dall’altro, quello di variabilità meteorologica, che è veramente molto elevata e ci confonde, variando da giorno a giorno, da mese a mese, da anno ad anno. Un concetto difficile da scomporre tra normale variabilità del “tempo”, episodica, e variabilità del clima. Il “tempo” si vede dalla finestra e varia da giorno a giorno, mentre il “clima” è una proprietà statistica che varia più lentamente.

Provo a spiegarmi con un esempio: in un mazzo di 40 carte c’è un asso di bastoni, uno di denari, uno di coppe e uno di spade… E poi c’è il due, il tre… il fante, la donna e il re…. dei vari semi. La probabilità a priori di estrarre un asso di bastoni è 1 a 40, cioè 0,025. Un quarantesimo. Per provarlo, potremmo estrarre una carta, controllarla, poi rimetterla nel mazzo, poi estrarne un’altra… e così via. Dopo moltissime volte ci si può aspettare un asso di bastoni ogni 40 tentativi, proprio la probabilità a priori.

Se proviamo a pescare la carta poche volte, diciamo una trentina, potremmo ottenere 4 assi, con un rapporto 4 a 30, cioè 0,13, che è molto maggiore di 0.025. Peschiamo una carta altre 30 volte e potremmo trovare un solo asso, cioè 1 a 30=0,03, che è di poco superiore a 0.025. Nelle successive 30 pescate non troviamo nessun asso, cioè 0 a 30, che ovviamente è minore di 0.025. Andando avanti a pescare 30 volte una carte per, diciamo, altre 20 volte, otterremmo risultati diversi, ma che oscilleranno attorno a 0,025, senza mostrare un qualche trend di crescita o di calata. Questa che osserviamo sembra essere quella che si chiama normale variabilità. Se però ripetessimo tale esercizio e risultasse che, dopo un po’, i valori, pur variando tra loro, dovessero tendere ad essere per la grande maggioranza maggiori di 0,025 potremmo insospettirci.
Se, dopo ancora un po’ che estraiamo e valutiamo … venisse fuori un rapporto sempre sensibilmente maggiore di 0,025, non avremmo più dubbi: il mazzo è stato truccato. Perché accanto alla normale variabilità – che fa variare le cose da volta a volta – sembra esserci un’altra componente, un trend di crescita… L’effetto del mazzo truccato, dove un amico-burlone ha inserito qualche asso di bastone in più.

Con il “clima”, l’amico-burlone che sta “truccando” le carte siamo noi: stiamo immettendo in atmosfera una quantità enorme di gas a effetto serra, che scaldano troppo, e troppo velocemente, l’atmosfera. Fanno sciogliere i ghiacciai, ridurre il pack artico, mutare la struttura della corrente a getto in atmosfera e della circolazione termoalina degli oceani. Modifiche che, fra l’altro, aumentano la frequenza degli eventi estremi in parti del mondo diverse e in momenti diversi, episodi che si verificano giorno dopo giorno.

Ma è difficile distinguere il “trucco”, perché tale cambiamento si sovrappone alla normale variabilità. Un anno accade qualcosa (tipo questo freddo al sud), poi altri tre anni nulla… Poi si verifica di nuovo, magari la stessa cosa, ma magari di segno contrario: non nevica al nord, poi nevica due volte l’anno dopo e sembra tutto “normale”, altri tre niente o poco. Ogni tanto fa freddo, e ogni tanto fa meno freddo.

Dopotutto, il “clima” è sempre cambiato, no? Il guaio è che se l’amico-burlone continua a truccare le carte, la frequenza di occorrenza di eventi estremi potrebbe crescere ulteriormente, manifestando un trend deciso, pur oscillando anno per anno. Ci potremmo trovare non più con un inverno molto-molto freddo al sud ogni, diciamo, 40 anni, ma bensì con 5, 6, 10 inverni molto freddi, sempre in 40 anni, con tutto quello che ne può seguire per la società.

Accorgersi alla fine della partita che il mazzo è truccato può non essere carino, ma possiamo sempre scegliere di cambiare carte o gioco; al contrario, accorgersi tra 50 anni che il clima è cambiato in maniera drastica, tale che la vita dei nostri figli e nipoti potrà essere molto più complicata della nostra, potrebbe essere veramente disastroso.

Dovremmo smetterla – perché siamo noi a farlo – di “truccare” il clima, abbassando le quantità enormi di anidride carbonica che ogni giorno mandiamo in atmosfera. Mitigando il nostro impatto, come i paesi del Mondo hanno concordato a Parigi poco più di un anno fa. E’ indispensabile però l’impegno personale, anche per spronare la politica ad agire di più.

E dal momento che un po’ di “danni” li abbiamo già fatti e il mazzo è già truccato, cerchiamo di “adattarci” nel modo migliore a questo clima diverso. Impariamo a giocare a carte con 2 o 3 assi di bastoni in più, invece di uno solo. Ci possiamo riuscire, magari anche continuando a divertirci…

Carlo Cacciamani, direttore del Servizio IdroMeteoClima Arpae Emilia-Romagna



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