MILANO, CADONO E MUOIONO DUE CAVALLI A SAN SIRO

LAV CHIEDE AUTOPSIA SULLE VITTIME, INDAGINE DELLA MAGISTRATURA  SU IDONEITA’ DEL TRACCIATO, DEI CAVALLI E ADEGUATEZZA DEI SOCCORSI: “TROPPA FRETTA NELL’INVOCARE LA TRAGICA FATALITÀ”

“Nessuna tragica fatalità per le rovinose cadute, mortali, di due cavalli all’ippodromo di San Siro accadute ieri: come LAV avanziamo all’IZS la richiesta di accertamento autoptico per i due cavalli che hanno trovato la morte, di valutare l’adeguatezza e la tempestività  dei soccorsi veterinari prestati, e indagini da parte della Procura della Repubblica sulla idoneità del tracciato per quei dei cavalli, nonché una limpida presa di posizione del Ministero delle Politiche Agricole e del Ministero della Salute nei confronti di questa tragedia”.

“Non è accettabile che quando accadono eventi così tragici ci si affretti a invocare a mezzo stampa il presunto alibi della fatalità, asserendo le buoni condizioni del tracciato e ambientali: la sensazione è che ci si voglia affrettare a trovare una via per scagionare eventuali responsabili rispetto a una vicenda gravissima. Le indagini le fa la Magistratura e non  ci basta affatto che chi è parte in causa invochi la mancanza di responsabilità in questi due decessi di cavalli”.

“Anche in assenza di incidenti, siamo fermamente contrari a tutte le competizioni che utilizzano animali e per questo ne chiediamo, da sempre, l’abolizione, così come da sempre denunciamo i meccanismi dell’intera filiera ippica, a partire dall’allevamento dei cavalli ‘da corsa’, al loro sfruttamento negli ippodromi, ai pericoli cui vengono costantemente esposti, e per finire a quello che è il loro destino una volta ritirati dalle piste perché non più competitivi”, dichiara Nadia Zurlo, responsabile nazionale settore Equidi LAV.

In relazione alla tragica morte dei due cavalli, fatto su cui la LAV di riserva ogni ulteriore azione legale contro i responsabili, si potrebbe configurare il reato previsto dall’articolo 544 bis del codice penale, secondo cui “Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da quattro mesi a due anni”, nonché il reato previsto dall’articolo 544 ter del codice penale – “maltrattamento di animali” per cui “Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000  euro. (…). La pena è aumentata della metà se dai fatti di cui al primo comma deriva la morte dell’animale”.



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