Misure antismog: accordo tra Comuni ad Avellino

Undici amministrazioni comunali si accordano per gestire la qualità dell’aria. Tra le misure possibili, oltre ai limiti al traffico, anche la regolazione del riscaldamento domestico e i divieti di bruciatura dei vegetali. L’avvio del nuovo anno, con le prime rilevazioni sull’inquinamento atmosferico, conferma purtroppo le criticità già note da tempo relative alla qualità dell’aria in vari punti della Regione, con particolare riferimento all’hinterland orientale di Napoli ma anche a diversi centri urbani della Campania interna.

Tra le situazioni di relativa criticità si conferma, in provincia di Avellino, l’area del capoluogo e dei comuni limitrofi, con particolare riferimento ad alcuni punti del centro urbano ed al nucleo industriale di Pianodardine, secondo quanto segnalano di volta in volta le centraline di monitoraggio della rete Arpac, che registrano anche nel gennaio 2018 numerosi giorni con concentrazioni di PM10 superiori ai limiti consentiti.

Concorrono alla scarsa qualità dell’aria sia la tipica conformazione a conca della cintura urbana avellinese che le condizioni meteo di ristagno nell’aria delle polveri sottili ed ultrasottili, con particelle molto piccole prodotte dalla combustione, con la presenza di sostanze alla lunga dannose per la salute.

Sul piano regionale, se è vero che le maggiori concentrazioni di fonti inquinanti (traffico veicolare con cantieri, infrastrutture produttive e trasportistiche come porto e aeroporto, riscaldamenti, etc….) si addensano nel capoluogo partenopeo, è altrettanto vero che la città di Napoli beneficia del suo ampio affaccio sul mare. Esso determina importanti fenomeni di rimescolamento e ricambio delle masse d’aria con dispersione degli inquinamenti per effetto delle brezze marine, mentre le situazioni più preoccupanti riguardano le aree che si dispiegano dalla stazione di Piazza Garibaldi verso l’hinterland nolano-acerrano (vedi, ad esempio, i Comuni di San Vitaliano, Pomigliano d’Arco, Acerra). Del resto anche a livello nazionale le grandi città di mare, come Genova o Napoli, presentano scenari delicati per le intense pressioni antropiche, di carattere residenziale e produttivo, ma nel complesso meno preoccupanti rispetto alle metropoli interne della Pianura Padana ed a città come Torino e Milano ubicate in aree morfologicamente depresse.

La settimana scorsa è stato attivato ad Avellino, con la partecipazione dell’Arpac, un esperimento interessante e positivo di area vasta – che richiama alcune esperienze avanzate dell’area padana – con la stipula di un accordo intercomunale per l’adozione di un mix di azioni e misure congiunte volte al contrasto dell’inquinamento atmosferico nell’agglomerato avellinese. Come si è detto, le criticità di quest’area, pur circoscritta e caratterizzata da fonti inquinanti meno strutturate e complesse rispetto agli ambiti metropolitani, sono amplificate dalla conformazione geomorfologica a conca, con una valle circondata da colline che determina frequenti periodi di intensa stagnazione atmosferica ed un contesto favorevole alla formazione ed all’accumulo nell’aria di inquinanti.

Su questo areale, l’Arpac assicura un costante monitoraggio mediante due centraline fisse installate nel capoluogo, oltre ad una centralina di supporto dedicata all’impianto Stir di Pianodardine, che garantiscono un flusso continuo di informazioni, con aggiornamento orario e giornaliero, relative ai parametri dell’inquinamento atmosferico, con un valido supporto per l’interpretazione dei fenomeni emissivi e meteo-climatici.

Inoltre, in passato (2014-15) è stata eseguita una specifica campagna di monitoraggio, su richiesta del Comune, con il posizionamento di un laboratorio mobile in Piazza Kennedy, al fine di approfondire le conoscenze sulla qualità dell’aria in una zona densamente antropizzata, con un tessuto stradale particolarmente fitto ed un significativo stazionamento di mezzi pubblici (autostazione provvisoria). I risultati hanno evidenziato criticità per i parametri Pm10, NO2 e l’Arpac ha oggi assicurato la propria disponibilità ad un ulteriore monitoraggio straordinario sullo stesso sito al fine di verificare eventuali evoluzioni dello scenario.

In materia vige la direttiva 2008/50/CE “relativa alla qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa”, attuata in Italia dal D.lgs. di recepimento n. 155/2010, secondo cui la valutazione deve essere effettuata non occasionalmente per singoli punti ma con riferimento a zone territoriali omogenee ed agglomerati urbani, secondo un’apposita rete di rilevamento e monitoraggio gestita dalle agenzie ambientali.

Il D.lgs. 155/2010 stabilisce, per i principali inquinanti, i valori limite, le soglie di allarme, il margine di tolleranza e le modalità secondo cui esso deve essere ridotto nel tempo e l’adozione di un apposito Piano regionale di Risanamento per agire sulle principali sorgenti di emissione, approvato ed integrato dalla Regione Campania nelle tornate del 2006/07 e 2012/14.

I Sindaci, in quanto autorità sanitarie locali, verificata la presenza di inquinamento atmosferico, possono e devono adottare ordinanze interdittive della circolazione veicolare, ma tali provvedimenti contingibili risultano per lo più inefficaci se occasionali e circoscritti solo a bacini amministrativi per ambiti comunali.

Rispetto a questi presupposti, normativi e di fatto, il Comune di Avellino – su commendevole iniziativa dell’Assessore all’Ambiente Augusto Penna – ha proposto in modo innovativo la sottoscrizione di un accordo rivolto agli undici comuni dell’hinterland, suddivisi tra quelli ad alta concentrazione urbana e quelli dell’area montana – pedemontana con vocazione agricola, con un protocollo operativo che si articola in una serie di misure diversificate per il breve, medio e lungo periodo.

Tali azioni differenti si suddividono in base alla tipologia di emissioni considerate, riguardanti le sorgenti diffuse fisse, i trasporti e le sorgenti puntuali e localizzate, con impegni variabili a seconda del numero di superamenti dei limiti consentiti per il Pm10 – al di sotto e al di sopra dei 35 sforamenti annui massimi – relativi alle limitazioni alla circolazione veicolare, al divieto di bruciatura dei vegetali (cd. abbruciamento), alla gestione della temperatura degli edifici pubblici e privati, al divieto di utilizzo dei camini, ecc…

L’accordo è programmato per una gestione dinamica da parte delle Amministrazioni, modulata sulle esigenze di intervento collegate agli esiti del costante monitoraggio della qualità dell’aria diramati dalla rete regionale dell’Arpac, con la possibilità di verifiche e di integrazioni periodiche, efficace anche in termini di opportune azioni di prevenzione, promosse dai Sindaci a tutela della salute dei cittadini.

Tale iniziativa di coordinamento, ancorché circoscritta ad un ambito significativo ma limitato del territorio regionale, può rappresentare un interessante ed utile laboratorio di quelle azioni integrate – con un mix di misure di diversa tipologia – da promuovere per area vasta con la necessaria sinergia, intercomunale ed intersettoriale, al fine di mitigare il fenomeno dell’inquinamento atmosferico purtroppo sempre incombente sulle nostre città.

Stefano Sorvino – Commissario Straordinario Arpa Campania – segreteria@arpacampania.it



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