Nella sala “Andrea Di Marco”, esposte le opere acquisite a conclusione del progetto Sicilia Under 40

GAM per il contemporaneo
PALERMO – Nella collezione della Galleria d’Arte Moderna sono confluite un nucleo di opere provenienti dal ciclo di progetti espositivi dedicati al contemporaneo- realizzati in collaborazione con Ars Mediterraea- che dal 2010 al 2015 hanno rappresentato uno sguardo puntuale rivolto al territorio, più che una serie di esposizioni, grazie al coinvolgimento di artisti siciliani della generazione under 40.
La vocazione della GAM è essere di riferimento culturale, il “Museo della città”, e questa particolare attenzione ai contesti ha prodotto negli anni un costante lavoro di mappatura del contemporaneo la sala dedicata ad Andrea Di Marco- ideatore del progetto “Under 40” con Ars Mediterranea- presenta una selezione di opere di artisti contemporanei, siciliani per nascita o per adozione, che hanno interpretato le suggestioni delle collezioni storiche del museo. Un percorso, che ognuno di loro ha tracciato in modo originale, cogliendone, come Di Marco, l’unità nei dettagli con amara ironia. 
Le descrizioni, gli oggetti, le atmosfere, i paesaggi sono la sorridente metafora del suo tempo e dei luoghi in cui viveva: la Sicilia con la sua incongruente realtà, messa a nudo da una luce satura e vibrante, bloccata in un’atmosfera senza tempo. 
Altri luoghi ricorrono in Laboratorio Saccardi (Vincenzo Profeta, Marco Barone, Giuseppe Borgia, Tothi Folisi ) ironici interpreti di una irriverente critica ai miti dei nostri tempi e Francesco Simeti , autore di lussureggianti descrizioni paesaggistiche, dove solarità e bellezza sembrano trionfare ma che ad uno sguardo attento rivelano il loro doppio orrifico: alberi che nascondono inquinanti ciminiere, ruderi di case sotto i rampicanti, sagome di poveri viandanti che emergono dai boccioli fioriti. Bellezza e dolore che si alternano in giganteschi wall paper, dove le citazioni naturali riprendono il gusto fiammingo di Lojacono per il dettaglio e che costituiscono il filo conduttore dell’artista tra Palermo, città dove è nato e New York dove vive e lavora.
Tradizione e modernità, osservazione della realtà ed immaginazione sono le cifre costitutive della ricerca artistica di Stefania Galegati Shines, che coniuga le sperimentazioni artistiche della New York contemporanea, dove l’artista ha a lungo vissuto, con il contraddittorio universo dei quartieri popolari di una città, Palermo, ricca di memorie e dei segni di un passato glorioso ma anche lacerata dalle ferite del presente. 
Adalberto Abbate si sofferma sulle criticità contemporanee, catalizzando l’attenzione sulle dinamiche socio-politiche che contraddistinguono la storia più recente e l’attualità. I suoi volti lacerati esprimono uno stato di immobilità quasi cronico, l’atteggiamento di chi sceglie di sottrarsi alle complesse questioni collettive e di rifugiarsi nel proprio mondo interiore o nel mito, come nel caso dell’iconica figura di Garibaldi.
William Marc Zanghi lega insieme presente e passato in una visione del mondo fuori dal tempo, in cui uomo e natura si confrontano in una dimensione surreale e talora allucinata.
Sandro Scalia, nella serie “Bagnanti” affronta il tema del mare come potente presenza naturale capace di produrre pratiche e relazioni. Un soggetto ricorrente di vedutismo siciliano che sfuma e quasi annulla ponendo centralità piuttosto sui comportamenti umani e sulle infinite incognite delle dinamiche del corpo. 
Dall’altra parte dell’isola, nella piana di Catania, città che in Sicilia conserva il primato dell’operosità e di una certa vivacità economica, Loredana Longo con la sua ricerca che parte dagli archetipi della sua terra ci sollecita a confrontarci sul tema del Potere e della Guerra, sottolineando come l’Arte e la Cultura siano ancora garanti dell’esistenza dello spirito critico, della libertà di pensiero e della capacità di anticipare la Storia.
Tra gli epigoni della scuola di Scicli, Giovanni Iudice riscopre la magia del territorio raccontata dagli antichi viaggiatori indagando con un esasperato realismo, sui mali del nostro tempo, sul dolore e la disperazione di chi vive ai margini della società o di chi affronta viaggi infiniti e pericolosi nella speranza di un futuro migliore.
Francesco Lauretta, nato ad Ispica ma vissuto a lungo lontano dalla sua terra, si fa interprete di un paesaggio interiore, di immagini vere e sognate ad un tempo, di una realtà che non segna confini tra la sostanza delle cose e il loro immaginario. Momenti di esperienza quotidiana, feste di paese, scene bucoliche, frammenti di esistenze, divengono pretesti per esprimere la precarietà dell’esistenza, l’eterno dissidio tra ciò che appare e la sua interiorità, tra la vita e la morte.
Davide Bramante, della sua città, Siracusa, ma anche di molteplici altri luoghi, fotografa la realtà con la passione dei Vedutisti, ne analizza i dettagli con la cura dello scienziato positivista rappresentando un viaggio, che attraversa il tempo e lo spazio, alla ricerca di luoghi, momenti, situazioni, di città vere e immaginarie, dell’intima essenza della realtà, dell’anima profonda che si cela sotto l’effimera apparenza delle cose. 
Tra i più giovani in collezione il collettivo Studio ++ (Fabio Ciaravella, Umberto Daina, Vincenzo Fiore) la cui opera rimanda al work in progress realizzato negli spazi verdi del chiostro del Museo insieme al pubblico, metodo di analisi e rappresentazione della realtà come forma partecipata in uno spazio collettivo. 
Infine Gianluca Concialdi che propone una realtà in cui paesaggio ed elementi che lo compongono si fondono in un’atmosfera trascendentale, coinvolgendo in questo suo ragionamento l’artista Mario Airò.
La sala dedicata ad Andrea Di Marco fa parte a tutti gli effetti del percorso espositivo del museo, l’accesso è dunque consentito con il normale biglietto di ingresso alle collezioni permanenti.

 



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