Non c’è pace in Medioriente, decine di morti a Gaza

Cinquantadue palestinesi uccisi e altri 1900 feriti, con il numero delle vittime in crescita, secondo quanto riferito da fonti mediche. Questo il bilancio fino a questo momento degli scontri tra manifestanti arabi ed esercito israeliano al confine tra Gaza e Israele. Un bilancio reso ancora più tragico dalla notizia, riferita da Amnesty International, secondo la quale tra le vittime vi sarebbero anche sei minori.

Agli scontri l’esercito israeliano ha risposto con un raid aereo e il bombardamento, hanno riferito fonti miliari di Gerusalemme, “di una struttura militare di addestramento di Hamas”.

A innescare la miccia che ha fatto da detonatore l’ultima tragica escalation in Medioriente – la più grave dagli scontri del 2014 tra Israele e Hamas – la decisione dell’amministrazione Trump di trasferire l’ambasciata americana in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme, città simbolo posta sotto l’egida dell’Onu ma rivendicata da entrambi i popoli come propria capitale.

Una scelta, quella del presidente americano, caduta nel giorno della proclamazione dello Stato di Israele, che per gli arabi di Palestina coincide con la vigilia della ‘Nakba’, in arabo catastrofe, ricorrenza durante la quale viene ricordato l’esodo di 700mila palestinesi da città e villaggi dopo la guerra del 1948. Una circostanza che, come ha confermato il premier dell’Anp Rami Hamdallah, ha probabilmente contribuito ad amplificare l’escalation.

Una decisione, quella presa dagli Stati Uniti di spostare l’ambasciata a Gerusalemme, che come era prevedibile ha spaccato l’Europa e il mondo. Degli 86 ambasciatori invitati al ricevimento che si è svolto ieri sera presso il ministero degli Esteri, infatti, solo 32 hanno accettato, e tra questi solo quattro rappresentanti di Paesi europei, e cioè Repubblica ceca, Ungheria, Austria e Romania.

“La nostra più grande speranza è la pace”, ha detto Donald Trump nel messaggio inviato per l’inaugurazione dell’ambasciata. Un auspicio a cui però, al netto dei proclami, stanno facendo seguito sempre più sporadicamente, anche da parte della comunità internazionale, le azioni concrete che possano facilitare la soluzione di “due popoli, due Stati”, da molti ritenuta l’unica in grado di disinnescare una spirale di violenza che appare, al momento, inarrestabile.

Il portavoce dell’esercito israeliano ha definito la protesta palestinese “un’operazione terroristica di Hamas, mascherata da mobilitazione popolare”. Per questo motivo, ha fatto sapere il portavoce, l’area limitrofa a Gaza è stata proclamata “zona militare chiusa”.

Come sempre quando si tratta di Medioriente, non sono mancate le reazioni internazionali, con il segretario dell’Onu Antonio Guterres che si è detto “particolarmente preoccupato” e l’Alto rappresentante dell’Ue Federica Mogherini che ha fatto appello affinché “tutti agiscano con la massima moderazione per evitare ulteriori perdite di vite umane”.



Informativa sui Cookie

Informativa ai sensi dell’art. 13 D.LGS. 30 giugno 2003 n.196

NotizieInUnClick.it utilizza i cookie per migliorare l'esperienza di navigazione.
Per leggere di più su i cookie utilizzati interni e di terze parti visita la pagina dedicata.
Per continuare a navigare questo sito acconsenti all'uso dei cookie.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi