Novara, una provincia con le ali

NOVARA – I dati di otto anni di indagini ornitologiche nel territorio della provincia di Novara collocano il territorio novarese, per numerose specie, tra le aree di maggiore rilievo a scala regionale, nazionale e, in alcuni casi, internazionale
Il ritorno dell’elusivo Occhione sui greti di Sesia e Ticino dopo decenni di assenza, la prima nidificazione accertata della rara Tottavilla, la colonizzazione delle aste fluviali della pianura da parte del maestoso Picchio nero: sono queste solo alcune delle belle sorprese emerse da 8 anni di indagini ornitologiche nel territorio della provincia di Novara, che sono confluite nella stesura di un articolo scientifico apparso di recente sulla prestigiosa Rivista Italiana di Ornitologia – Research in Ornithology dal titolo “Gli Uccelli della provincia di Novara (Piemonte, Italia) – Distribuzione, abbondanza e stato di conservazione”, che ha visto come co-autori F. Casale, E. Rigamonti, M. Ricci, L. Bergamaschi, R. Cennamo, A. Garanzini, L. Mostini, A. Re, V. Toninelli, M. Fasola.

La ricerca è stata condotta dal 2009 al 2016 da parte dei componenti del gruppo Novara BirdWatching e dal 2014 in poi tramite anche attività standardizzate di ricerca nell’ambito del progetto “Novara in Rete”, coordinato da LIPU – Lega Italiana Protezione Uccelli, partner italiano di BirdLife International, sostenuto da Fondazione Cariplo e realizzato in collaborazione con Provincia di Novara, Università degli Studi di Pavia, Regione Piemonte, ARPA Piemonte.

Il quadro che ne è emerso colloca il territorio novarese, per numerose specie, tra le aree di maggiore rilievo a scala regionale, nazionale e, in alcuni casi, internazionale. Ben 303 sono le specie di uccelli note (il 78 % delle 389 note per Piemonte e Valle d’Aosta e il 58% delle 526 note per l’Italia), delle quali 135 nidificanti certe o probabili in tempi recenti (dopo il 2000) e 84 di interesse comunitario (Allegato I della Direttiva “Uccelli”).

Il Novarese risulta particolarmete importante per la presenza di garzaie di Garzetta (650-1.100 nidi) e Nitticora (200-300 nidi), di colonie di Pavoncella (500 -600 coppie) e Cavaliere d’Italia (300-500 coppie) e per essere uno dei pochi siti in Italia dove nidificano il Tarabuso (5-7 maschi cantori) e la Cicogna bianca (4-6 coppie), tutte specie legate agli ambienti delle risaie allagate della bassa novarese. Le risaie allagate sono risultate inoltre essere un habitat fondamentale per la sosta in primavera, durante le migrazioni verso il Nord Europa, da parte di decine di migliaia di limicoli e anatidi. Gli ambienti collinari, ricchi di vigneti coltivati tradizionalmente e di prati stabili, nonché delle ultime baragge dell’alta pianura, sono inoltre risultati habitat importanti per specie tipiche degli agroecosistemi quali la già citata Tottavilla e altre specie in declino a scala europea quali Upupa, Succiacapre, Quaglia, Zigolo giallo, Zigolo nero e Averla piccola, nonché di un individuo del rarissimo Nibbio bianco, osservato con continuità per circa un mese nelle campagne tra Momo e Caltignaga nell’autunno 2015; si tratta di una delle poche segnalazioni note per il Piemonte e per nostro Paese. Il Mottarone e il Monte Falò, con le loro vaste praterie ed aree boscate, si sono infine rivelati idonei ad ospitare rapaci di grande pregio quali l’Aquila reale e il Biancone.

Fabio CASALE



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