Ossama, il siriano che cadde ma ora è felice

Martedì prossimo 24 novembre si terrà la consueta premiazione di autunno da parte dell’Associazione Etica e Sport. Il premio intitolato alla memoria dell’onorevole Rinaldo Bontempi e del magistrato Maurizio Laudi è giunto alla sesta edizione, articolato in cinque sezioni, ma per la prima volta viene aggiunto il 1° Premio Europeo che chiude di fatto l’arco di manifestazioni per Torino Capitale Europea dello Sport.

Proprio il premio europeo è legato al fenomeno dell’anno, l’afflusso dei migranti. E’ stato ed è un dramma collettivo che abbiamo seguito tutti per mesi e mesi, sempre più importante nei numeri e nel peso politico, ma è anche la sommatoria di un diorama di tante storie personali che oscillano tra il dramma e le troppe tragedie consumate fino in fondo. 

Noi siamo venuti a conoscenza della storia collettiva di Ossama al Abed al Mohsen, siriano poco più che cinquantenne, e dei suoi due figli Mohamad, 16 anni, e Zaid 6 anni soltanto, perché è una storia che ha parecchio a che vedere con lo sport. Ossama è un allenatore di calcio, non Mourinho o Ancelotti, ma uno dei tanti che in giro per il mondo seguono con passione e competenza la crescita dei giovani calciatori. In Siria allenava la squadra del Al-Fotuwa F.C., ma negli ultimi tempi non è stato facile continuare a fare o anche solo a parlare di sport. Non è stato certo però un problema legato alla professione a spingere un uomo maturo, con due figli, a tentare l’espatrio clandestino attraverso la lunga via dei Balcani, ma la disperata corsa per la sopravvivenza.

Qualche settimana fa, per l’esattezza l’11 settembre data tragica per un ben altro evento, Ossama fu protagonista inconsapevole di un dramma minore che comunque colpì l’attenzione di milioni di telespettatori. Era lui quel fuggiasco che, lungo la del tutto inospitale frontiera ungherese, cercava di trovare scampo con in braccio Zaid. Con una vigliaccheria impressionante Petra Laszlo, cine-reporter televisiva, si improvvisò carnefice e con uno sgambetto fece cadere in terra padre e figlio, favorendo l’arresto da parte dei poliziotti. La fuga continuò comunque fino all’accoglienza in Germania.

Da quel momento drammatico sono trascorsi un paio di mesi e la storia si è conclusa alla fine in Spagna. Ossama al Abed al Mohsen vive ora a Madrid inserito nei quadri tecnici del Getafe, una delle quattro squadre di Madrid che giocano nella Liga, e allena le squadre giovanili di cui fa parte Mohamad, e dove chissà, in futuro, forse militerà anche il piccolo Zaid.

Con il “1° Premio Europeo Bontempi e Laudi” il Comune di Torino con Etica e Sport vuol dare a Ossama, Mohammad e Zaid, e a tutti i rifugiati siriani un caldo <Benvenuti in Europa !!!>.

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