Paolucci: difendo Bassolino dall’ipocrisia del Pd, con De Magistris dialoghiamo

Se si chiede a Massimo Paolucci di descrivere Antonio Bassolino risponderà: «È un amico e un maestro». Figuriamoci se poi il suo «amico e maestro» decide di lasciare il Pd, scelta che lui ha fatto per primo, fondando Mdp. «La scelta di Antonio di non rinnovare la tessera del Pd è l’ennesima riprova della crisi verticale del Pd spiega -. Una scelta molto sofferta, meditata. Antonio anche dopo “le schifezze” delle primarie scelse di continuare la sua battaglia dall’interno del partito».

Bassolino ci ha messo più di un anno a decidere, dopodiché ha partecipato alla festa di Mdp e non alla conferenza programmatica del Pd. Perché secondo lei?

«Perché le sue principali preoccupazioni sono state non isolare Napoli, fare ogni sforzo per mantenere un rapporto con il governo nazionale, non dividere la sinistra. Ma Renzi e il suo gruppo dirigente sono stati totalmente sordi alle sue osservazioni critiche. Altro che lanciafiamme: zero autocritica, zero correzioni. Renzi si è arreso ai capicorrente che lo hanno sostenuto al congresso. Ormai è evidente che non esistono le condizioni minime per una battaglia dall’interno del partito».

Come legge i commenti dei dem all’addio di Bassolino?

«Sono sinceramente imbarazzanti. Gli stessi che hanno combattuto Antonio con ogni mezzo alle primarie, si dichiarano amareggiati: il trionfo dell’ipocrisia».

Umberto Ranieri non le manda a dire: per lui, come per Roberto Esposito, la sinistra non ha grandi spazi.

«Ranieri sbaglia. Se alle prossime elezioni non ci fosse la nostra lista, milioni di cittadini resterebbero a casa o darebbero il loro voto ai 5Stelle. Di certo non voterebbero il Pd. Altro che disperdere voti. Noi vogliamo recuperare milioni di voti per non aprire autostrade alle vecchia destra».

Prima gufi ora rancorosi. Ci si ritrova in questa categoria?

«Altro che rancore. Dal Pd ci divide una montagna di questioni di merito. Se dici: meno tasse per tutti, abolisci l’articolo 18, aumenti la precarietà del lavoro, continui a difendere la buona scuola e la riforma Fornero sulle pensioni, manca il minimo comune denominatore per un accordo elettorale».

Sotto l’ombrello di Grasso, Bassolino e de Magistris insieme. Almeno così auspicano molti esponenti di Mdp.

«In questo momento, come ha detto chiaramente il sindaco di Napoli, non c’è, tra di noi, nessuna alleanza. Dalla gestione dei trasporti, alla manutenzione urbana, alla gestione delle partecipate, abbiamo più volte sottolineato limiti e ritardi nella sua azione di governo. Non abbiamo, all’improvviso, cambiato idea. Avviare un dialogo non significa fare pasticci, fare finta che non esistano differenze. Dobbiamo muoverci con serietà e chiarezza. La lista che presenteremo alle elezioni si basa su un programma comune, condiviso e sottoscritto».

Quindi starete insieme.

«Per ora c’è dialogo ma non servono scorciatoie: per stare insieme bisogna condividere gli stessi obiettivi a Roma ed a Napoli. Noi siamo pronti al confronto. La nostra non è mai stata una posizione preconcetta tanto è vero che con il nostro voto abbiamo consentito l’approvazione del bilancio. Noi non siamo sfascisti. Chi ha amministrato per tanti anni la città conosce le difficoltà e non le sottovaluta».

Più mano tesa di così.

«Credo che de Magistris abbia ragione quando chiede di modificare le attuali norme (ottuse) sui bilanci comunali che stanno mettendo in ginocchio tutte le grandi città. Questo, però, non può divenire un alibi».

Pensa ad un ritorno in Parlamento di Bassolino?

«Antonio è una risorsa importante non solo per la città di Napoli. Parlare di candidature adesso è prematuro. Decideremo insieme. In ogni caso ci darà una mano sul Sud, perché trovo sinceramente sconcertante che in Italia discutiamo da mesi di questione settentrionale».

Anche De Luca e Emiliano condividono le richieste avanzate dal referendum lombardo-veneto.

«Una miopia disarmante. Sul referendum il Pd ha aperto autostrade alla lega di Salvini al Nord e messo benzina nei motori dei 5Stelle al Sud. Un capolavoro. De Luca ed Emiliano invece di rincorrere Maroni dovrebbe difendere le ragioni del Sud. Io sono indignato per il silenzio assordante sulle condizioni del Mezzogiorno. Parliamoci chiaro: con gli attuali livelli di crescita, il Sud ritornerà ai livelli pre-crisi nel 2028. Il Sud è il 30 per cento della popolazione e riceve poco meno del 25 per cento degli investimenti in conto capitale. Se a questa cifra togliamo i fondi europei, che dovrebbero essere aggiuntivi, al Mezzogiorno arrivano le briciole. La metropolitana di Napoli e la Napoli/Bari sono realizzate con i fondi europei. Le Ferrovie del Nord sono realizzate con fondi del bilancio nazionale».

Qualcuno le dirà: il solito piagnisteo.

«È piangere dire che gli investimenti di Ferrovie, Poste, Anas, ex Iri, Enel, Eni sono incredibilmente sbilanciati a favore del Nord? È la verità. Sono dati oggettivi. Le risposte del governo sono state sbagliate e hanno aumentato il divario. Non possiamo fare parti uguali tra diseguali. Perché così il Sud non riparte e aumentano le diseguaglianze».



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