Papa Bergoglio ha annunciato dalla loggia vaticana il mistero della santa migrazione

In occasione della giornata del migrante, Papa Bergoglio ha annunciato dalla loggia vaticana il mistero della santa migrazione. In definitiva, pur dimostrando una qualche caritatevole comprensione per il terrore del popolo degli invasi, ha benedetto un’invasione senza confini, senza limiti e senza contorni che sembra essere diventata il precetto dei precetti. È vero che le opere di misericordia sono sette più sette e che forse qualcuna può anche riguardare l’accoglienza degli stranieri ma, in verità, si parla di affamati e di ignudi, di malati e carcerati. Di peccatori che devono essere ammoniti o di persone moleste che devono essere pazientemente sopportate. Non vorremmo che questo precetto si dovesse estendere anche a Bergoglio.

Infatti, questo ossessivo ripetere che un evento di proporzioni epocali debba diventare un precetto universale, non tanto per l’ecumene cattolico quanto esclusivamente per gli italiani, appare una deformazione dell’evangelizzazione e del diritto canonico. È un’assoluta anomali nella storia della Chiesa. Facciamo un riferimento ad un giurista cattolico nato in Prussia, il famoso Carl Schimtt, il quale traccia un confine nettissimo tra l’hospes e l’hostis. Il primo è l’ospite, colui che giunge inatteso e indesiderato ma rispetto al quale c’è un obbligo sacrale di assistenza che risale a tempi antichissimi. Era hospes Ulisse sulla spiaggia dei Feaci, lo era Enea presso Didone, lo sono i tre viandanti evangelici di fronte ad Abramo. Ma la caratteristica dell’hospes è quella di giungere per bisogno ma in punta di piedi in un luogo nel quale deve essere accolto per un atteggiamento di umana pietà perché ha a che vedere con l’empatia. Totalmente diverso è l’hostis, cioè colui che arriva in massa e con un atteggiamento invasivo senza richiedere nulla ma pieno di pretese in un luogo che intende occupare, attingendo a risorse che precedenti generazioni autoctone hanno faticosamente costruito. Certamente Leone I, quando fermò le orde fameliche degli Unni all’ingresso della penisola italiana, non considerava quelle popolazioni mongoliche ospiti da accogliere a braccia aperte. Sicuramente non potevano essere considerati pacifici ospiti i Longobardi quando posero fine alla storia dell’Impero Romano d’Occidente. Insomma, quando un’orda si muove nella direzione di un altro popolo, pretendendo di essere mantenuta, ci troviamo di fronte non ai diritti dell’ospitalità ma ad un diritto a difendere la propria vita e i propri beni.

Evidentemente la parola ‘identità’ all’attuale pontefice Bergoglio non piace. Infatti, da buon idolatra del politicamente corretto, continua a ripetere che è fondamentale non soltanto che tutti gli invasori vengano accolti ma anche che tutte le tradizioni degli invasori debbano essere scrupolosamente difese da coloro che accolgono. Vogliamo ricordare a Bergoglio che persino un testo proto-cristiano che faceva parte dei testi canonici in alcune Chiese, la famosa Didaché, ci ricorda che quando un ospite giunge alla tavola cristiana lo si può mantenere per tre giorni ma dopo questi tre giorni, se non è nelle condizioni di poter lavorare per vivere, deve essere severamente allontanato perché si tratta di uno scroccone. È fin troppo evidente che coloro che migrano dall’Africa in una grande strategia di sommersione dell’Europa non sono la parte più povera di quella popolazione. Non sono i bambini con i parassiti intestinali ma sono quelli che dentro un disegno geopolitico strutturato devono lavorare per un’organizzata sostituzione etnica degli invecchiati popoli europei all’interno di un progetto finanziario per il superamento dell’Europa come l’abbiamo ereditata.

Peccato che questi europei che Bergoglio vorrebbe non resistessero, dicendo che anche loro provengono da ogni parte del mondo, abbiano difeso per secoli la propria identità. Lo hanno fatto a Lepanto quando un suo degnissimo predecessore, San Pio X, recitava la preghiera del rosario, invocando che le galee veneziane dell’Austria potessero sconfiggere i migranti turchi che avrebbero trasformato Roma in una seconda Istanbul. Lo straordinario cappuccino Marco D’Aviano incitava le truppe con il crocifisso sotto le mura di Vienna tanto da far pensare ai Lanzichenecchi che si trattava di un mago. Lo sciamano che siede invece a Roma attualmente sembra mosso da un’altra finalità: quella di appoggiare il migrazionismo antisovranista e filo-finanziarizzazionista. Se quell’invasione tanto auspicata da Bergoglio dovesse avvenire non so che cosa accadrebbe dell’Italia. Lo ha detto anche il monsignor Livi, preconizzando la catastrofe di un’islamizzazione del Bel Paese che travolgerebbe anche la Chiesa cattolica che Bergoglio sembra avere dimenticato. Lo Spirito Santo soffia dove vuole. Non è detto che, quindi, questo pontificato non abbia un suo senso. Ma per il momento ci sembra una nuvola oscura che minaccia -esattamente come il migrazionismo- il nostro presente e il nostro futuro.

Prof. Alessandro MELUZZI



Informativa sui Cookie

Informativa ai sensi dell’art. 13 D.LGS. 30 giugno 2003 n.196

NotizieInUnClick.it utilizza i cookie per migliorare l'esperienza di navigazione.
Per leggere di più su i cookie utilizzati interni e di terze parti visita la pagina dedicata.
Per continuare a navigare questo sito acconsenti all'uso dei cookie.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi