Patrimonio culturale

Terra di transiti e luogo di memoria, la Valle d’Aosta racconta di un passato millenario attraverso un patrimonio culturale ricco ed articolato, fatto di testimonianze materiali quali quelle archeologiche, monumentali e storico-artistiche, ecclesiastiche e del paesaggio e di beni immateriali, come le lingue, i saperi, gli usi, i costumi e le tradizioni orali che ancora oggi caratterizzano la comunità valdostana.

Il patrimonio culturale è l’elemento basilare dell’identità collettiva di una comunità e della coscienza sociale ed individuale di appartenenza ad un territorio, in modo particolare per una regione così peculiare come la Valle d’Aosta, esempio ancora intatto di un territorio di minoranza linguistica evolutosi, dalle origini ad oggi, attraverso una continua integrazione e compenetrazione di elementi paesaggistici, artistici, territoriali, culturali e produttivi.

Ecco allora che parlare di cultura in Valle d’Aosta significa raccontare di siti archeologici e di castelli, ma anche di santuari e cappelle e di architettura minore o di musica e canto tradizionali e di antichi saperi che vengono tramandati nel tempo. Sono questi gli elementi del patrimonio culturale che hanno fatto della nostra Regione una cerniera tra il nord e il sud delle Alpi, un luogo di transito e di passaggio in cui il rispetto per il passato e l’apertura al futuro convivono perfettamente.

Sin dalle epoche più remote, straordinariamente documentate nell’area megalitica di Saint-Martin-de-Corléans, passando attraverso l’imponenza dei monumenti della città romana di Augusta Prætoria e proseguendo con l’edificazione religiosa paleocristiana e quella difensiva dei castelli di tipo primitivo, arroccati su speroni rocciosi, si riconosce il ruolo di via di transito e di luogo di scambio di questa regione montana.

Le antiche pievi romaniche, le grandi campagne decorative dell’anno Mille in Cattedrale e in Sant’Orso, i capolavori di scultura e pittura, tra romanico e gotico, che culminano con le straordinarie realizzazioni del Quattrocento, secolo d’oro dell’arte valdostana, dimostrano la grande capacità ricettiva della Valle rispetto alle novità artistiche e culturali provenienti d’oltralpe.

La crisi connessa ai mutamenti politici nel ducato di Savoia a metà Cinquecento e la successiva rinascita artistica che culmina con gli innumerevoli altari barocchi delle chiese valdostane, ma anche le suggestioni della devozione popolare raccolte nei santuari edificati tra Sette e Ottocento sulle pendici delle montagne, sono segni di un ripiegamento dell’interesse locale verso le forme più tradizionali della cultura valligiana, di stampo contadino.

Infine, le vicende comprese tra il passaggio in armi di Napoleone per il Gran San Bernardo e le chiuse di Bard e le predilezioni di casa Savoia – ma anche di ricchi viaggiatori inglesi – per i soggiorni valdostani, fanno riscoprire la Valle quale via di transito tra il nord e il sud dell’Europa e le attribuiscono il ruolo inedito di ricercata località di villeggiatura.

E’ questo un approccio rinnovato verso il territorio, nel quale affonda le radici l’economia attuale della Valle, sviluppatosi alla fine dell’Ottocento in contemporanea al movimento neomedievalista di Vittorio Avondo e Alfredo d’Andrade che, con la loro riscoperta degli antichi castelli medievali valdostani, si fecero precursori del moderno concetto di “tutela” e di “valorizzazione” del patrimonio culturale.



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