Patto con l’Islam a Bergamo: cittadinanza, rispetto e trasparenza per una migliore sicurezza

Bergamo è la prima città in Italia a disciplinare i propri rapporti con le comunità islamiche presenti sul territorio: in queste ore il Sindaco di Bergamo Giorgio Gori e l’Assessore Giacomo Angeloni stanno incontrando le diverse comunità, gruppi e associazioni islamiche presenti nella città di Bergamo e stanno concludendo accordi per “un Islam espressione di una comunità locale aperta, integrata e aderente ai valori e ai principi dell’ordinamento dello Stato”. È la prima volta che un Comune recepisce gli accordi che il Ministro Minniti ha siglato in ambito nazionale lo scorso febbraio a Roma: una serie di impegni reciproci per migliorare la convivenza in città, valorizzare il dialogo tra istituzioni e comunità presenti sul territorio, realizzare percorsi di integrazione, contrastare i fenomeni di radicalismo religioso e rendere trasparenti i finanziamenti che le comunità ricevono soprattutto per la realizzazione di luoghi di culto.

“Solo nella città di Bergamo sono circa 5000 i residenti di fede musulmana: – sottolinea il Sindaco di Bergamo Giorgio Gori – il patto che sigliamo in queste ore non è però solo per loro, ma per tutti i cittadini di Bergamo. Rappresenta un punto di partenza per il miglioramento della convivenza e della sicurezza in città: tutti i firmatari si impegnano rispettare le regole della convivenza civile, ad assicurare controllo e trasparenza sul proprio operato e a contrastare i fenomeni di radicalismo religioso .”

In Italia il primo tentativo di definire i rapporti con l’Islam risale al ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu con la costituzione di una Consulta per l’islam nel 2005. Fu poi il ministro Giuliano Amato a produrre la “Carta dei Valori della cittadinanza e dell’immigrazione”, e la “Dichiarazione di Intenti”, sottoscritta dai principali esponenti musulmani italiani. Prima del documento prodotto dal ministro Minniti lo scorso 1 febbraio, anche con il ministro Roberto Maroni un Comitato per l’islam aveva prodotto documenti significativi sugli imam e sulla gestione delle moschee.

Legalità e più sicurezza

Sette gli impegni che i musulmani di Bergamo hanno sottoscritto nel Patto: oltre al proseguimento del dialogo con il Comune, è prevista la nascita dell'”Albo degli Imam e delle Guide religiose della Città di Bergamo” (che tiene conto dell’importanza che queste figure ricoprono all’interno delle loro comunità, ma anche “perché – si legge nel documento – possano anche assumere il ruolo di efficaci mediatori per assicurare la piena attuazione dei principi civili di convivenza, laicità dello Stato, legalità, parità dei diritti tra uomo e donna, in un contesto caratterizzato dal pluralismo confessionale e culturale”). Non solo: più sicurezza per tutti i cittadini bergamaschi attraverso l’impegno al contrasto di forme di radicalismo religioso, in piena collaborazione con le Autorità e le istituzioni cittadine, ma anche grazie all’apertura a cittadini non musulmani dei luoghi di culto presenti sul territorio di Bergamo. Maggiore trasparenza infine grazie all’impegno a tradurre in italiano i sermoni della preghiera del venerdì e attraverso l’organizzazione di eventi pubblici per far conoscere le attività e il patrimonio culturale delle comunità.

“Gli obiettivi intorno ai quali si snoda il documento siglato in queste ore a Bergamo – prosegue Gori – sono quello di garantire la libertà religiosa ai musulmani (come ai fedeli di ogni altra religione, respingendo ogni mentalità e tendenza di tipo xenofobo) e quello di promuovere l’integrazione dell’islam in Italia e nel nostro Comune attraverso il rispetto dei diritti e doveri garantiti dalla nostra Costituzione. Lo facciamo in modo pragmatico e molto chiaro, nel tentativo di garantire la libertà e la sicurezza di tutti i cittadini di Bergamo.”

Il Comune di Bergamo si impegna ad attivare il “Tavolo ufficiale di dialogo e confronto tra le Istituzioni e le Comunità Musulmane” (da intendersi quale riproposizione nella Città di Bergamo dei “tavoli interreligiosi” già sperimentati positivamente all’interno dei Consigli territoriali per l’immigrazione di varie Prefetture, in modo da offrire anche all’Islam italiano uno spazio di confronto diretto con le Istituzioni locali), ma anche a favorire la partecipazione dei musulmani alle reti sociali, luoghi d’incontro dei cittadini e delle associazioni nei 23 quartieri del capoluogo.



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