Per la prima volta in Italia un consulente “olista” al fianco di una squadra di calcio

“L’infortunio di natura tendineo/muscolare/articolare sia da trauma, sia da affaticamento, sia posturale non deve esistere nella carriera di un’atleta”

In esclusiva, applicato ad una squadra di calcio, un protocollo di prevenzione educativo a sfondo “olistico”.

Sarà il dott. Andrea Pandolfi ad affiancare la Massese (Serie D) per la prevenzione infortuni.

Il Consulente Olista, occupandosi dell’area studio, ricerca e metodologia applicata all’attività agonistica e prevenzione infortuni, avrà come suo unico obiettivo, quello di accompagnare la persona nella sua crescita come professionista, ma anche nel renderlo consapevole del come il suo corpo agisce e funziona nel momento in cui entra sotto stress. Unica via, dapprima per ridurre e successivamente, eliminare la possibilità di infortunio nella sua carriera. Questo perché vedere la persona/calciatore in infermeria, significa aver fallito nel progetto di crescita e affermazione del talento.

Un danno notevole, da non sottovalutare anche per chi investe in quel talento, influenzando significativamente i risultati a fine stagione. La loro prevenzione è quindi un tema fondamentale ma molto spesso sottovalutato. Anche perché fino ad oggi la strategia adottata, per lo più, è quella legata ad un approccio attento a combattere gli effetti, tralasciando un aspetto fondamentale, ossia la causa. L’infortunio, per essere sconfitto, deve essere compreso nella sua natura reale. Perciò concentrare tempo e denaro solo su di una prevenzione attenta alla gestione dei fattori esterni, riduce la possibilità reale di fare effettiva prevenzione e, quindi, di ridurre ed eliminare il rischio infortunio.

Non a caso, una indagine UEFA prendendo a campione l’infortunio per eccellenza, ossia quello di natura tendineo/muscolare, mette in evidenza una sorta di fallimento delle iniziative tese a ridurlo, perché tutti improntati su interventi di prevenzione slegati dalle cause reali: “Undici squadre su venti del campionato italiano di calcio, hanno almeno un giocatore bloccato, per problemi al legamento crociato […] L’UEFA, per interrompere questo tipo di infortunio, ci sta provando dal 2001, con una serie di pubblicazioni relative alla prevenzione degli infortuni rilevando, in oltre quindici stagioni, ben 13000 casi e 1.800.000 ore di esposizione nelle 50 squadre analizzate in 18 Paesi diversi. Le cause individuate, relative al danno procurato al calciatore, hanno a che fare con: incidenza cambio allenatore, variazione dei campi e dei sistemi di allenamento, scarpini e stress tecnici […] In Italia, il prof. Mariani, ha operato 180 atleti nel 2017 aumentando la media da 1 a 1½ per squadra”.

A livello generale, secondo dati ISS, in Italia, ci sono circa 300.000 infortuni ogni anno, di vario genere e gravità, ma si può stimare, in altrettanti, i casi di indisponibilità dell’atleta per leggeri malesseri che non hanno portato alla richiesta di intervento medico. Si tratta di un fenomeno eccessivo e preoccupante, ovviamente, particolarmente sentito nel calcio e nel calcetto (46% dei casi).

“Alla luce dei fatti e grazie ad uno studio, una ricerca e una sperimentazione sul campo, ricca di migliaia di ore di lavoro, il nostro lavoro alla Massese, sarà quello di svolgere una consulenza completamente diversa, perché attenta alle cause, perciò personalizzata sulla singola persona/calciatore, inteso come un “tutto”, perciò nulla deve essere trascurato – ha dichiarato Andrea Pandolfi – Molto spesso, invece, è proprio lì l’errore di molti: guardare al giocatore solo come giocatore, come se la sua identità, la sua vita privata, le sue passioni, le sue paure, non siano significative. Ed invece sono proprio quelle che incidono sulle sue performance e, nello specifico, nella sua predisposizione all’infortunio.

Attraverso strumenti esclusivi e innovativi come screening, mappatura energetico/emozionale, valutazioni a livello caratteriale e comportamentale, sottoposti a livello individuale, e quindi attenti alla storia della persona, è possibile ottenere un netto cambiamento di rotta. Con questa esperienza, tale protocollo di lavoro, entra ufficialmente anche nel calcio. Scelta condivisa con la nuova proprietà, perché estremamente convinti dai successi ottenuti dalle diverse sperimentazioni preparatorie, nel corso degli ultimi anni. La Massese diventerà, così, la prima squadra a livello nazionale ad usufruire di questo progetto, perché nostro obiettivo è quello di far crescere ogni singola persona/calciatore, per consentire alla squadra di raggiungere quei risultati che la piazza ed i tifosi aspettano, ormai, da molti anni”



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