Per un partito a più dimensioni

Alcuni vorrebbero rifondare il Pd, per altri si tratterebbe di rilanciarlo. Ma forse questo è un falso dilemma.

La stessa esperienza di governo dei dem, pur costitutiva dell’identità del partito, andrebbe rielaborata. Occorre una forza politica a più dimensioni, in grado di volgere lo sguardo altrove.

Ai più non interesserebbe una sorta di resa dei conti fra “renziani” e non. Un confronto limitato alle componenti attuali del Pd sarebbe miope e poco fecondo. Né basterebbe un’apertura superficiale ad altri “ismi” (alla cultura ambientalista, agli eredi del Psi e via discorrendo). Non si tratta, direbbe Marco Pannella, di radunare “gli alti”, “i bassi”, “i biondi”, “i bruni”, i giovani, le donne e così continuando. No: l’obiettivo vero è di guadagnare in profondità, di accrescere lo spessore politico-culturale, di essere inclusivi dandosi una prospettiva e un orizzonte.

Come attualizzare una linea liberal-riformatrice? Cos’è oggi il riformismo? Il semplice porsi domande del genere comporta ad esempio fare fino in fondo i conti con la tradizione socialista, con le analisi e le pratiche della socialdemocrazia. Occorre ripensare alle esperienze del secolo breve, in modo da coglierne gli elementi vitali, tagliare definitivamente i rami secchi, porsi l’obiettivo di un Welfare sostenibile. Come non scorgere, poniamo, l’attualità del discorso dell’alleanza del merito e del bisogno?

Insomma: non si può ridurre tutto a una questione “geometrica” (spostarsi più a sinistra o più al centro) o aritmetica (quanti voti possono provenire da una certa area?). Urge accrescere la propria consistenza politico-culturale, sollecitando gli altri soggetti del centrosinistra europeo a fare altrettanto. Come muoversi nella costellazione post-nazionale, ponendosi l’obiettivo della “giustizia globale”, senza ridonare un’anima all’Europa politica e sociale? D’altro canto, lo ricordava il Capo dello Stato, è la dimensione dei problemi contemporanei a richiedere risposte su scala almeno continentale.

E qui diventa fondamentale la capacità di coinvolgere i cittadini. Servirebbe una sorta di progetto Erasmus della politica: uno scambio continuo – non occasionale – fra le forze europee, a iniziare da quelle di centrosinistra. Non un’esperienza elitaria, bensì diffusa: centinaia di migliaia di donne e di uomini del Vecchio continente che si impegnino a conoscere i contesti e le realtà altrui, dando vita a uno spazio democratico condiviso.

Una sorta di esperienza interculturale fra i giovani del Labour britannico e i sostenitori di Emmanuel Macron, fra i socialdemocratici tedeschi e i ragazzi dem, fra i socialisti scandinavi e quelli spagnoli. Così, forse, la koinè social-liberale potrebbe divenire davvero una realtà.



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