Philippe Daverio – Ho finalmente capito l’Italia – Milano, Rizzoli, 2017 – 330 p. (141)

C’è una frase del professor Daverio – tra le tante originali, azzeccate, acute e spiritose di questo libro – che colpisce particolarmente chi come noi è attento all’altrui parere, soprattutto quando si ammira e si rispetta chi sta parlando, ed è quella che dice, anzi afferma, che “Gli italiani sono portatori d’un segreto necessario all’equilibrio della specie: sanno vivere, sanno mangiare, sanno vestirsi, sanno soprattutto che la vita non è solo lavoro ma anche godimento…”.

In questo volume, realizzato per sua soddisfazione e nostro piacere, ha provato a spiegare, ricercandone l’origine nelle nicchie più profonde, l’Italia e gli italiani partendo oltre che dai già noti fatti storici anche dalla storia dell’arte, interpretando i grandi artisti, del Rinascimento e non, con l’occhio del curioso, disincantato ma sempre attento osservatore, da cittadino del mondo più che di un paese o di una città quale egli è (è nato in Alsazia ma si sente italiano), ed allargando lo sguardo al paesaggio, ai monumenti. Il tutto da amante dell’Italia e della sua storia.

Papi e re, guelfi (bianchi e neri) e ghibellini, sud e nord,… tante antitesi e molte dicotomie che conosciamo: dopo averne letto l’interpretazione “daveriana” saremo un po’ più saggi ed un pochino più convinti avendone scoperto sia l’origine sia una più corretta e completa spiegazione.

Tra le curiosità qui si scopre come è nato il saluto tra i più famosi del mondo, “ciao” ovvero il veneziano “sciào”, “schiavo suo”, e l’origine di molte parole, come “marchese” ovvero controllore delle frontiere (marche), oppure “negozio” ovvero “nec otium”, la negazione di “otium”, “ozio”,… o perché, come e quanto gli italiani amano il mattone più dell’oro e delle banche: l’oro è del mercato, le banche di chissà chi, la casa è loro! Non solo, il voler la casetta sollevata su una collinetta di terra di riporto richiama il nobile del medioevo che costruiva il suo castello in alto su una collina.

Tra queste pagine ritroviamo pure notizie “sorprese” che avevamo imparato essere date dalla storia conosciuta con spiegazioni diverse; come l’origine dell’arco gotico, di cui i popoli del nord Europa sono convinti essere i padri, mentre a Palermo questa forma architettonica esisteva già nel secolo XII (1125/1131) ben marcata, sul Ponte dell’Ammiraglio, tutt’oggi esistente; eredità riscontrabile anche nella facciata esterna della famosa Cuba (1180) sempre a Palermo. Oppure le interessanti curiosità nella storia dei plebisciti (oggi referendum) tenutisi in date diverse (dal 1848 al 1860) nei diversi territori (oggi regioni) per l’adesione al papato, agli Austriaci o al nascente regno dei Savoia, regno unitario italiano (ad esempio, anche i camerieri in servizio in Vaticano– che persero poi l’impiego – ed i parenti dei cardinali votarono a favore dei Savoia).

Infine, l’origine del più nobile vino piemontese, nato praticamente grazie a tre personaggi famosi: il conte Cavour presentò un giovane enologo, Francesco Paolo Staglieno (militare genovese comandante del forte di Bard) alla marchesa Giulia Colbert (moglie di Carlo Tancredi Falletti di Barolo) la quale non amava il vino dolce, il nebbiolo, che allora fornivano i grappoli della vigna rossa locale, per cui il giovanotto, sperimentando in quel mosto l’abbassamento del grado zuccherino a favore dell’innalzamento di quello alcolico, diede vita a quella eccezionalità che nel mondo oggi tutti apprezzano: il barolo.

Leggetelo, leggetelo! Non resterete delusi.

Il professor Philippe Daverio è anche direttore di un bellissimo mensile di arte e cultura, ArteDossier, anch’esso consigliato.

Franco Cortese Notizie in un click



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