PIEMONTE: PRESENTATE LE LINEE GUIDA SUL “DIGESTATO”

Nuovi criteri di uniformità per l’uso agronomico del biofertilizzante ottenuto dal biogas

La Regione anticipa le norme nazionali che saranno assunte con il “decreto effluenti”

Carmagnola (Torino) – Il Piemonte ha chiarito, con una specifica delibera di giunta approvata lo scorso 5 ottobre, i criteri di utilizzo agronomico del digestato, biofertilizzante prodotto dai processi di digestione anaerobica degli impianti a biogas. Tutto il digestato prodotto da matrici agricole (sottoprodotti agro-industriali, reflui di allevamento e colture di integrazione) è utilizzabile come fertilizzante sul territorio regionale.

La nuova delibera integra le disposizioni già vigenti dal 2009, stabilendo nuovi criteri di uniformità e chiarezza nella classificazione del digestato. Il Piemonte ha così anticipato quanto prevede a livello nazionale il testo del decreto ministeriale sugli effluenti della zootecnia, che, dopo il via libera della Conferenza Stato-Regioni, verrà approvato a breve.

I dettagli della nuova delibera regionale sono stati pubblicamente presentati dal CIB, Consorzio Italiano Biogas, nel corso di un incontro alla Cascina Vigna di Carmagnola, al quale hanno preso parte l’assessore regionale all’Agricoltura, Giorgio Ferrero, oltre a esperti, studiosi e rappresentanti sul territorio di tutte le associazioni agricole e di Legambiente.

«Il Piemonte – ha commentato Piero Gattoni, presidente del CIB – ha raggiunto un importante risultato, frutto di un lavoro di sinergia tra istituzioni e associazioni. Il biogas, e in particolare l’utilizzo del digestato come biofertilizzante, contribuisce fattivamente all’abbattimento delle emissioni e al contempo a chiudere l’economia circolare dell’impresa agricola».

L’incontro alla Cascina Vigna ha offerto l’occasione di illustrare i risultati di due recenti indagini sull’uso agronomico dei digestati realizzate dal CRPA (Centro Ricerche Produzioni Animali) di Reggio Emilia e finanziate dal Mipaaf e dalla Regione Emilia Romagna.

«I nostri studi – ha spiegato Loredana Rossi del CRPA – hanno dimostrato come la digestione anaerobica migliori lo stato-igienico sanitario delle matrici di ingresso. Il livello di micotossine e di batteri del letame e delle biomasse vegetali vengono degradati sensibilmente all’interno degli impianti a biogas, anche in condizioni di mesofilia (temperature moderate). Ciò che esce da un impianto a biogas, il digestato, in estrema sintesi, è migliore di ciò che entra. Questi risultati sono stati ottenuti sia su scala sperimentale che su quella reale, con un’analisi che ha coinvolto sei impianti a biogas e ha visto la fattiva partecipazione del CIB, Consorzio Italiano Biogas e dei Consorzi Parmigiano-Reggiano e Grana Padano».

«Gli studi del CRPA – continua Piero Gattoni, presidente del CIB – confermano l’aspetto doppiamente vincente del biogas. Da un lato, produzione di energia elettrica, termica e biocarburanti rinnovabili; dall’altro il contributo a un’agricoltura più sostenibile. L’uso del digestato come biofertilizzante, a chiusura del ciclo virtuoso di sequestro di carbonio all’interno della produzione agricola, favorisce la fertilità dei suoli e l’intensificazione delle colture. In questo modo, l’agricoltura può produrre di più e in modo migliore».

foto: ronk 54

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