Pisa, il Rinascimento italiano nei quadri di Salvador Dalì nelle sale di Palazzo Blu

Oltre centocinquanta opere dell’artista spagnolo, provenienti dal “Teatro-Museo Dalì” di Figueres, dal “Dalì Museum” di St. Petersburg in Florida e dai Musei Vaticani, resteranno esposte fino al 5 febbraio 2017

PISA – Serio, puntiglioso. Persino secchione. Insomma, il Salvador-Dalì-che-non-ti-aspetti svelato nelle sale di Palazzo Blu, a Pisa. La mostra “Dalì. Il sogno del classico”, concepita dalla direttrice dei “Musei Dalì” Montse Aguer, si concentra soprattutto sullo studio dedicato dal Genio ai capolavori del Rinascimento italiano. Le opere di Michelangelo, in primo luogo. Dinanzi a queste fonti di ispirazioni, il maestro spagnolo “faceva i compiti”. E li svolgeva con una cura, un rigore, decisamente sorprendenti per quanti – tutti o quasi – hanno ben presente “l’icona” dell’artista bizzarro, stravagante, dissacratore. Su Dalì, quindi, è tempo di cambiare idea. Non a caso, Will Gompertz nel suo libro “E questa la chiami arte?” suggeriva: “Si dimentichino – ha scritto l’ex direttore della “Tate Gallery” di Londra – per un momento le sceneggiate provocatorie, i baffetti assertivi, il dichiarato interesse per gli aspetti commerciali del suo lavoro e qualsiasi altra cosa l’artista spagnolo abbia detto o fatto per richiamare su di sé l’attenzione e distruggere la propria reputazione. Si lasci parlare, invece, la sua opera che a un attento esame rivela un notevole talento”.
La mostra. A Palazzo Blu, antico edificio nobiliare sul Lungarno restaurato dalla Fondazione Pisa e trasformato in centro culturale, resteranno esposte sino al 5 febbraio centocinquanta opere provenienti dal “Teatro-Museo Dalì” di Figueres, dal “Dalì Museum” di St. Petersburg in Florida e dai Musei Vaticani. Quattro quadri a olio, realizzati negli anni ’80, sono tra i “pezzi forti” della mostra e nascono tutti da sculture michelangiolesche: il “Mosè” della tomba di Giulio II, il “Cristo” della Pietà di Palestrina, il “Giuliano de’ Medici” e il “Ragazzo accovacciato”. Tre le sezioni. La prima è dedicata ai Soggetti Religiosi, con dipinti come “L’Angelo di Port Lligat” per rivelare quella che gli studiosi definiscono “la nuova era della pittura mistica di Dalì”. Altro spazio della rassegna offre l’intera serie di xilografie delle “Illustrazioni per la Divina Commedia”, un ciclo di opere che l’autore descriveva così: “Voglio che i miei acquerelli per Dante siano come le lievi tracce d’umidità su un formaggio divino, abbiano la lucentezza screziata delle ali di farfalle”. Il percorso si chiude con i lavori commissionati nel gennaio ’45 dall’editore “Doubleday & Company” per l’edizione inglese di “The Autobiography of Benvenuto Cellini”. Il volume venne stampato in mille copie, tutte firmate da Salvador Dalì e numerate
La “linea” Firenze-Figueres. Un tratto (artistico) unisce Toscana e Catalogna: quello di Dalì, cultore del Rinascimento, che s’ispirò tra gli altri al “multidisciplinare” scultore, orafo e scrittore fiorentino Benvenuto Cellini. Nel suo saggio per il catalogo della mostra, “Vita e Vita segreta di due uomini straordinari”, il critico Thomas Clement Salomon puntualizza che “la figura di Salvador Dalí di certo non rimanda immediatamente a quella di Benvenuto Cellini: quattro secoli di distanza, temperamenti piuttosto diversi, eppure ad uno sguardo più accurato sono svariati gli accostamenti nella personalità e nell’opera del surrealista spagnolo che richiamano la produzione e la tenacia del grande orafo fiorentino”. In comune, poi, un ego mostruoso: “Così come perennemente Dalí si autodefinisce geniale, così Cellini “primo omo del mondo” – scrive Salomon – La modestia è a loro estranea e il confronto con i loro contemporanei si riassume per Dalì in un sostanziale disinteresse verso l’operato altrui, mentre per il fiorentino in una contesa continua che assume spesso connotazioni anche violente”
Laboratori per famiglie. Oltre ai tradizionali itinerari didattici pensati per le scolaresche in visita, da una “Paura surreale” per bimbi dai 4 ai 7 anni fino al “Racconto per simboli” per gli studenti delle secondarie superiori, Palazzo Blu propone il sabato e la domenica due originali laboratori genitori-figli. “I baffi di Dalì” è il primo, spiegato così da Valeria Barboni e Chiara Coronato che con Francesca Pagliai sono le ideatrici del progetto: “I baffi erano una caratteristica distintiva di Salvator Dalì che lo hanno reso riconoscibile a livello iconico. Partendo dai baffi dell’artista i partecipanti realizzeranno un disegno surrealista”. Altro titolo è “La Divina Commedia e i Barbapapà: un’operazione surreale”, che promette di fare “rivivere lo spirito esuberante ed eccentrico di Dalì, trasformando un’illustrazione della Divina Commedia in una vicenda da cartone animato”. Questi laboratori, comprensivi di visita guidata, hanno un costo che è di sei euro per bambino, dodici per adulto. “Ma gli adulti – precisano gli organizzatori – possono partecipare solo se accompagnano i bambini”.

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Christian FLAMMIA



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