Porto di Salerno: la caratterizzazione dei sedimenti

SALERNO -Dopo l’approvazione del Dm 173/2016 sull’immersione in mare di sedimenti marini, in Campania è stato istituito un tavolo tecnico ad hoc. Nell’articolo la descrizione di un caso precedente all’entrata in vigore del decreto.

Come è noto, il decreto del ministero dell’Ambiente 173 del 2016 ha riformulato e riorganizzato la normativa previgente in tema di immersione in mare di sedimenti marini, in attuazione dell’articolo 109 del decreto legislativo 152 del 2006. La Regione Campania ha istituito, all’indomani dell’entrata in vigore del decreto, un tavolo tecnico i cui attori principali sono la stessa Regione (specificamente l’Ufficio Demanio marittimo, Uod Autorizzazioni ambientali e rifiuti, politiche agricole forestali e marittime) e l’Arpa Campania. L’obiettivo è quello di giungere a concepire delle linee guida tecnico-amministrative, applicabili alla gestione dei sedimenti dragati in aree non comprese all’interno delle perimetrazioni dei Sin “vigenti” in Campania (perimetrazioni regolate da altro decreto ministeriale).

Di seguito si propone la descrizione di un intervento, avviato e sviluppato prima dell’entrata in vigore del decreto ministeriale 173 del 2016, relativo però a un’operazione che verrà conclusa nell’ambito della nuova normativa.

La Campania presenta una linea di costa che si sviluppa per circa 480 km, disseminata da decine di porti e approdi i quali, spesso, soffrono la problematica del drastico abbassamento delle batimetrie a causa del lento ma inesorabile e progressivo insabbiamento. È una costa, d’altra parte, che presenta anche la problematica inversa della sottrazione alla normale fruibilità di ampie porzioni di arenili, a causa del fenomeno dell’erosione costiera. Risulta dunque evidente la necessità , dal punto di vista della sostenibilità ambientale, di interventi appositi, e che gli stessi siano coordinati in modo tale da poter realizzare bilanci di massa a minimo impatto ambientale.

I sedimenti rimossi per ripristinare le condizioni di normale navigabilità all’interno dei porti vanno utilizzati, quando ciò sia possibile dal punto di vista ambientale e sanitario, per ripascere le spiagge emerse soggette ad erosione, minimizzando le distanze di trasporto dei materiali, sia su terra che in mare, nonché l’approvvigionamento da apposite cave.

Queste operazioni sono fattibili allorché i sedimenti da asportare presentino precise caratteristiche di qualità e di compatibilità con il sito di destinazione. La provincia di Salerno, in particolare, è caratterizzata da diversi interventi/anno relativi a utilizzi per ripascimenti di materiali asportati dagli innumerevoli porti presenti, in quanto,  spesso,  questi porti presentano una situazione tale che i sedimenti da rimuovere hanno  caratteristiche compatibili con l’utilizzo per ripascimento. Fondamentalmente, si tratta di sedimenti  non caratterizzati da spinti fenomeni di contaminazione, cosa che invece accade frequentemente nelle province di Napoli e Caserta.

L’Arpa Campania ha partecipato, quale Ente preposto alle attività di controllo, alla validazione di una estesa campagna di indagini, propedeutica a uno degli interventi di maggiore rilevanza quantitativa a livello nazionale, quello riguardante la movimentazione di sedimenti marini al fine di migliorare le condizioni di navigabilità del bacino di evoluzione e del canale di ingresso del Porto di Salerno (circa 3.000.000 mc di sedimenti da rimuovere).

Le attività di campionamento ed esecuzione delle determinazioni analitiche chimico fisiche, microbiologiche, ecotossicologiche sui sedimenti dei fondali del Porto di Salerno e del Canale di ingresso sono state condotte, dunque, da una Associazione temporanea di imprese (Ati) incaricata dall’Autorità portuale di Salerno, in contraddittorio con Arpac che ha provveduto al prelievo di sessantacinque campioni di sedimenti portuali,

Queste attività sono iniziate il 21 luglio 2015 e sono state concluse il successivo 5 agosto. Le attività dell’Agenzia, regolate nell’ambito di una specifica convenzione con l’Autorità portuale, sono consistite in:

• verifica in campo delle attività di indagine, di prelievo e formazione dei campioni da sottoporre ad analisi;

• verifica delle procedure di analisi utilizzate dai laboratori coinvolti, mediante  l’attivazione della procedura di interconfronto laboratoristico;

• esecuzione di alcuni campioni in doppio (circa il 10% del totale dei campioni analizzati);

• validazione/non validazione dei risultati ottenuti dai laboratori di parte.

L’Associazione temporanea di imprese, incaricata dall’Autorità portuale di Salerno, ha provveduto all’ analisi di 628 campioni di sedimenti, prelevati da 131 carote (foto), di spessore variabile a seconda della potenza dello strato da sottoporre a dragaggio, distribuite in corrispondenza delle aree denominate “Canale di Ingresso”, “Bacino di Evoluzione”, “Molo Manfredi”, “Darsena di Levante” e “Darsena di Ponente”.



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