Povertà: i primi risultati del Rei. “Ora un reddito minimo c’è”

In 3 mesi 317 mila persone coinvolte, 7 erogazioni su 10 al Sud. Boeri: “Sommando tutte le misure, raggiunto il 50% della platea obiettivo”. Gentiloni: “Non buttare a mare il lavoro fatto”

di A.S.

110 mila nuclei familiari raggiunti, per un totale di 317 mila persone coinvolte, soprattutto nelle regioni del Sud. Questi sono stati i primi dati diffusi stamattina da Ministero del Lavoro e Inps, durante una conferenza stampa a Roma, sulla portata del Reddito di inclusione (Rei), la nuova misura di contrasto alla povertà in vigore dal 1° gennaio 2018.

Scendendo nei dettagli, l’importo mensile medio del Rei finora è stato di 297 euro (con punte minime di 225 euro in Valle d’Aosta e picchi di 328 euro in Campania) e le erogazioni hanno interessato 7 volte su 10 nuclei familiari residenti al Sud, mentre il 23% della platea destinataria dello strumento risulta costituito da over 55 disoccupati. Se a questi numeri si aggiungono quelli relativi al Sostegno per l’inclusione attiva (Sia), il meccanismo di supporto al reddito sostituito dal Reddito di inclusione, l’insieme delle persone interessate dai provvedimenti sale fino a 870 mila, facenti parte di 251 mila famiglie.

“È un fatto positivo che in Italia si parli di misure a contrasto della povertà. Il Paese si è dotato di questo strumento con 70 anni di ritardo, ma oggi finalmente c’è: è un reddito minimo, ai primi passi e ancora sotto finanziato”. Così si è espresso il presidente dell’Inps Tito Boeri, che ha inoltre evidenziato come allo stato attuale si sia raggiunto “circa il 50% della platea obiettivo”, una soglia ritenuta “importante” e destinata a salire già a partire dal mese di luglio, quando i destinatari arriveranno fino a 2,5 milioni di persone.

Presente anch’egli alla presentazione dei dati, il premier ormai dimissionario Paolo Gentiloni ha espresso soddisfazione per i risultati del Rei, definito “uno strumento di tutela universale che sta funzionando e che può essere tutelato e rafforzato”, invitando al tempo stesso le forze politiche attese nel futuro da responsabilità di governo “a non buttare a mare il lavoro che è stato fatto”, dal momento che il Paese “non può permettersi una fiera delle vanità che ci porterebbe fuori strada”.



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