Presente e futuro della biologia negli ambienti acquatici

Esiti di un seminario sull’argomento
Nei giorni 29-30 novembre e 1 dicembre 2016 si è svolto a Cervia il Seminario Presente e futuro della biologia negli ambienti acquatici, organizzato nell’ambito della celebrazione dei trenta anni di fondazione del CISBA (Centro Italiano Studi Biologia Ambientale).

A questo evento hanno partecipato vari operatori ARPAT che si occupano di monitoraggio dei corpi d’acqua superficiali.

Nel seminario, organizzato in quattro sessioni di lavoro e quattro sessioni di poster, sono state proposte relazioni di esperti, ricercatori e docenti, seguite – al termine di ogni giornata – da tavole rotonde di approfondimento, confronto e dibattito.

ARPAT è intervenuta nella sezione poster, presentando il lavoro I progetti del Centro Cambiamento Climatico e Biodiversità in ambienti lacustri e aree umide di Arpa Umbria, svolto in collaborazione con ARPA Umbria.

Le quattro sessioni, presentate di seguito, hanno riguardato molti temi della biologia ambientale inerenti agli ambienti acquatici (acque dolci, marine e di transizione).

Evoluzione del monitoraggio: indicatori biologici e morfologici
I vari interventi si sono incentrati sul significato e sugli obiettivi del monitoraggio in base alla Direttiva 2000/60/CE e su considerazioni ed esperienze maturate sugli indicatori dello stato degli eco-sistemi. Fra questi vi è stato anche un intervento sugli indici morfologici degli ambienti fluviali, fra i quali si cita un’interessante metodologia per la valutazione delle condizioni di habitat denominata IQH-IFF, che utilizza l’Indice di Funzionalità Fluviale (IFF, 2007).

Strumenti e metodi ecotossicologici a supporto della bioindicazione
Sono stati presentati strumenti eco- tossicologici e biomolecolari che possono supportare la bioindicazione.

Citiamo, a titolo esemplificativo, l’esperienza condotta dall’Università di Milano sulle acque in entrata e in uscita dall’area Expo2015, utilizzando marcatori genetici (sequenze di DNA) di piante, funghi e protozoi.

Indicatori, riqualificazione fluviale e paesaggio
Sono stati presentati temi ed esperienze inerenti la riqualificazione fluviale, intesa come insieme integrato e sinergico di azioni e tecniche multidisciplinari volte a riportare i sistemi fluviali (fiume – territorio circostante) ad uno stato più naturale possibile, con molteplici finalità, fra le quali ottenere un miglioramento della qualità dei corsi d’acqua e del loro valore ambientale e, tema importantissimo, la minimizzazione del rischio idraulico.

Le azioni di riqualificazione sono tali da richiedere interdisciplinarietà, impegno delle istituzioni e della cittadinanza, per la rilevanza degli interventi da effettuare, per i quali la partecipazione attiva delle parti sociali e istituzionali coinvolte gioca un ruolo fondamentale.

Invasioni biologiche

È stato affrontato il tema emergente delle invasioni biologiche, che si sta configurando sempre più come una vera emergenza ambientale.

Il Regolamento europeo 1143/2014 prende in esame la problematiche e le azioni da mettere in atto per prevenire e gestire l’introduzione di specie aliene invasive:

prevenzione,
rilevamento precoce e rapida risposta,
gestione nei siti di importanza comunitaria,
mitigazione degli impatti.
Il 3 agosto 2016 è entrata in vigore la lista di 37 specie su cui applicare il Regolamento. Da notare che circa metà delle specie in lista sono acquatiche.

Nell’immagine è possibile vedere le specie Solidago gigantea Aiton e Solidago canadensis L, molto simili ed entrambe invasive e competitive: producono sostanze nel terreno che inibiscono la crescita delle altre piante perciò rappresentano una seria minaccia per la biodiversità dei territori ove si insediano. Sono state riscontrate nella stazione di monitoraggio dell’Arno pressi Figline (FI).

Una riflessione interessante merita uno dei temi proposti in questa sessione, visti i danni e le criticità conseguenti a questo fenomeno.

Non esiste al momento una conoscenza certa di quante e quali specie aliene siano presenti nelle acque della Toscana, anche se la presenza è certa. L’attività di censimento e identificazione di nuove specie aliene è delicata e complessa e i dati devono essere “validati” prima di essere resi ufficiali. Le strategie di contrasto alla diffusione devono essere tempestive e per questo è fondamentale la conoscenza derivante dal monitoraggio.

Alcune ARPA hanno iniziato attività di ricerca sulle specie aliene nell’ambito delle loro attività istituzionali di monitoraggio dei corpi idrici ed hanno riportato, nell’ambito del seminario, le loro esperienze.

Anche ARPAT, nel corso delle attività di monitoraggio degli ultimi anni, seppur in modo non uniforme e diffuso sul territorio regionale, ha iniziato a porre attenzione, durante i sopralluoghi in campo, alle specie aliene negli ambiti fluviali della Toscana e sono già emerse alcune indicazioni sulle specie presenti, prevalentemente acquatiche.

È però necessario, in vista delle attività di monitoraggio per il 2017, valutare l’opportunità di inserire ufficialmente questo tema nel Piano 2017 e predisporre una pianificazione delle operazioni da assegnare a tutte le strutture e gli operatori coinvolti.

Nell’immagine un particolare dei fiori di Althernanthera philoxeroides e la stessa specie lungo la sponda destra del fiume Arno in località Isolotto a Firenze.

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