Proactiva Open Arms, il sostegno di Legambiente

Legambiente sta seguendo con grande attenzione la situazione della ong Proactiva Open Arms che ha visto il sequestro della nave della ong spagnola, a Pozzallo, dove ha portato a buon fine il salvataggio di 218 migranti. Sequestrata con l’ipotesi di reato di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

I soccorsi compiuti dalle ong, dopo la cancellazione di Mare Nostrum, hanno garantito la salvezza a migliaia di persone nel Mediterraneo ora, senza peraltro affrontare nessuno dei drammi che portano le persone a emigrare, si vuole desertificare definitivamente il Mediterraneo da ogni spirito di solidarietà portando a termine l’azione avviata dal governo e dal ministro Minniti con gli accordi sui migranti con la Libia. La Convenzione di Amburgo del 1979 e le altre norme internazionali sul soccorso marittimo impongono che le persone soccorse in mare debbano essere sbarcate nel primo “porto sicuro” sia per prossimità geografica sia dal punto di vista del rispetto dei diritti umani. Il sospetto legittimo è che, dopo il reato di clandestinità inventato dall’allora ministro Maroni, si stia configurando un nuovo reato di solidarietà. E questo è inaccettabile.

Il responsabile della Ong, il comandante e il coordinatore della nave sono indagati per associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina perché, secondo la procura, la nave della ONG si è rifiutata di consegnare alla Guardia costiera libica le donne e i bambini appena salvati da un gommone in avaria e avrebbe quindi portato in Italia illegalmente i 218 migranti soccorsi. Ma, come ricordano gli avvocati di Progetto Diritti, difensori della ONG, la nave della Proactiva Open Arms è intervenuta su richiesta della stessa Guardia Costiera Italiana, che, solo successivamente e a salvataggio ultimato, avrebbe indicato di consegnare i migranti salvati ai libici.

Consegnare i migranti soccorsi alle autorità libiche, come richiesto alla Open Arms, avrebbe significato riportarli in un paese da anni in balia di una sanguinosa guerra civile, dove sono reclusi in centri di detenzione nei quali i diritti umani sono sistematicamente violati, quando non vengono venduti come schiavi. Quello che è certo è che oggi è in essere un drammatico paradosso: riconsegnare ai libici i migranti salvati dal mare vuol dire riconsegnare le vittime ai propri aguzzini, e questo è un dato di fatto, tanto che la stessa ONU ha recentemente definito ‘terrificanti’ le condizioni in cui vivono i migranti ammassati nei centri di detenzione libica.

Per Legambiente deve alzarsi dall’Europa una voce forte e chiara che metta un freno a questa deriva. Se l’Europa ha un senso ce l’ha solo se rifiuta le politiche dei respingimenti, e se cambia passo superando la sindrome da fortino accerchiato, in cui ci stanno facendo precipitare tutti coloro che hanno speculato in questi mesi sulle paure della gente.

Per questo Legambiente, con circoli di Pozzallo e di Scicli, ha portato il suo sotegno alla ong nel porto di Pozzallo dove è ferma l’imbarcazione, per ribadire l’importanza del soccorso in mare e dire No a chi vorrebbe introdurre il reato di solidarietà.
Perché il soccorso in mare non può essere reato!



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