RECORD IN ASTA PER MARK BRADFORD

È Eli Broad il collezionista che ha conquistato l’ultima opera di Mark Bradford offerta in asta da Phillips, per il suo museo da 140 milioni di dollari a Los Angeles. Giusto qualche giorno fa, Phillips aveva chiuso la sessione di marzo delle aste londinese per l’arte Post-War, mettendo a segno un record per la sua storia con un sale total di £ 98.025.250, il più alto risultato mai realizzato (di sette volte superiore rispetto a quello della scorsa primavera di £ 14.660.000). Ad accendere la competizione i maestri del moderno (Picasso su tutti con La Dormeuse, che ha polverizzato le stime pre-vendita andando aggiudicata a £ 41.859.000), ma le sorprese erano arrivate anche dagli artisti mid-career, con significativi incrementi di valore delle opere.
Molto rumore ha fatto tra questi il record d’asta di Mark Bradford con Helter Skelter I, che ha scalzato la posizione acquisita solo due giorni prima da Christie’s con un’offerta vincente di £ 8.671.500 (e restituendo tra l’altro a Phillips lo scettro del record per l’artista 2015 con Constitution IV, £ 3.778.500, e 2016 con Rat Catcher of Hamelin III, £ 3.733.000). La tela monumentale (è lunga oltre 10 metri) arrivava per la prima volta in asta dalla collezione dell’ex tennista John McEnroe, protetta da una garanzia e con un’aspettativa intorno a £ 6.000.000. Datata 2007, è stata creata per la mostra inaugurale del New Museum di New York, Collage: The Unmonumental Picture, del 2008.

Adesso sappiamo anche che Helter Skelter I volerà a Los Angeles, nel museo di 3.000 mq progettato da Zaha Hadid e aperto nel 2015 (dove peraltro era già presente, insieme a Andy Warhol, Yayoi Kusama, Robert Rauschenberg, Jasper Johns, Jeff Koons, Cindy Sherman, Kara Walker, tra gli altri) per volontà di Edi Broad, “il Lorenzo de Medici di Los Angeles”, come lo ha definito una volta il New Yorker, di certo uno dei più munifici collezionisti d’arte d’oggi (figlio di immigranti lituani nel Bronx, con una fortuna messa in piedi con costruzioni e assicurazioni). L’artista americano conferma così di essere in assoluta ascesa dopo aver rappresentato gli Stati Uniti all’ultima Biennale di Venezia e mostra valori in crescita esponenziale, soprattutto dopo la personale da Hauser & Wirth a Los Angeles e una seconda all’orizzonte, che il 26 marzo 2018 segnerà anche l’opening della nuova sede della galleria a Hong Kong (in contemporanea con Art Basel Hong Kong).



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