Riparte BoCs Art a Cosenza. L’intervista al curatore Giacinto Di Pietrantonio

Entra nel vivo la nuova fase relativa alla residenza BoCs Art a Cosenza, curata, da aprile 2018, da Giacinto Di Pietrantonio (Pescara, 1954) che ha preso il posto – dopo la mancata nomina di Vittorio Sgarbi – di Alberto Dambruoso, che aveva guidato il progetto per tre anni prima di essere destituito dall’amministrazione locale. Una decisione non scevra da polemiche come vi abbiamo lungamente raccontato in questo articolo, culminate in una denuncia per via dello stato di abbandono in cui riversavano molte opere d’arte donate dagli artisti invitati negli anni in residenza per il BoCs Museum Art inaugurato a dicembre 2017. Tutto passato? Sembra di sì con il nuovo ciclo targato Di Pietrantonio ormai in corso.
FOCUS SUI GIOVANI ARTISTI

Conclusa la prima residenza, che si è svolta tra il 20 giugno e il 5 luglio, è partita il 16 luglio la seconda che vede coinvolti quattro giovani curatori, Roberta Aureli, Simone Ciglia, Caterina Molteni, Alberta Romano, che hanno affiancato Di Pietrantonio nella scelta degli artisti da invitare. Le scelte curatoriali si sono orientate verso la generazione di artisti, sia italiani che internazionali, nata fra la seconda metà degli anni Ottanta e i primi anni Novanta. Gli artisti selezionati sono: Veronica Bisesti, Alessandra Calò, Mattia Pajè, Dario Picariello (da Roberta Aureli); Paola Angelini, Marco Giordano, Davide Mancini Zanchi, Luisa Mè (da Simone Ciglia); Benni Bosetto, Giulia Cenci, Alessandro Di Pietro, Alice Visentin (da Caterina Molteni); The Cool Couple, Luca Loreti, Giulio Scalisi, Alessandro Vizzini (da Alberta Romano) Apparatus 22 (da Giacinto Di Pietrantonio).
LA RESIDENZA
Gli artisti e i curatori durante il periodo di permanenza a Cosenza interagiranno con la comunità locale attraverso una serie di incontri e di workshop. Ogni artista dovrà, inoltre, realizzare un’opera d’arte che sarà presentata l’ultimo giorno di residenza, il 2 agosto, nei BoCs e successivamente esposta nel museo BoCs Art di Cosenza. Con una novità. Le opere saranno, poi, affidate in comodato d’uso a cittadini comuni che avranno l’unico obbligo di esporle nelle proprie case e di renderle visibili in occasione di eventi e giornate dedicate. È stato proprio Di Pietrantonio a volere un coinvolgimento diretto dei cittadini così da creare un museo diffuso pubblico-privato sul territorio. Un’edizione speciale intitolata La Città del Sole come omaggio alla visionarietà del filosofo, di origini calabresi, Tommaso Campanella. Abbiamo incontrato il curatore Giacinto Di Pietrantonio per farci raccontare il suo progetto curatoriale.

Come mai ha scelto di chiamare l’intero ciclo di residenze La Città del Sole? È un omaggio al filosofo Tommaso Campanella?

Sì, anche perché vivendo a Cosenza per tutto il periodo delle residenze ho avuto modo di conoscere meglio questa città e i suoi progetti oltre a BoCs. Dal ponte di Calatrava alla prossima apertura del Planetario e Museo della Scienza progettato da Monestiroli Associati, dall’estensione della pedonalizzazione della città al fiume che sta per essere reso navigabile, fino al percorso del benessere del nuovo ospedale e allo stadio, senza dimenticare la riqualificazione del centro storico.

Da qui nasce il riferimento a Campanella…

Esattamente. A fronte di questa forte progettualità italiana e soprattutto del sud mi è parso evidente fare riferimento all’utopia di Campanella. Poi l’arte è di per sé un’utopia continua, un’avanzata verso il futuro. Difatti se chiedi ad un artista qual è la sua opera preferita ti dirà sempre quella che dovrà realizzare, e le residenze altro non sono che l’opportunità di mettere in pratica tutto questo.

Nella scelta degli artisti sono coinvolti direttamente anche quattro curatori più giovani. Qual è il motivo del loro coinvolgimento?

Oltre agli artisti sono interessato da sempre a sostenere i curatori, soprattutto giovani e i BoCs Art sono un’opportunità molto interessate da questo punto di vista. Condividere e mettere insieme punti di vista diversi è anche necessario, oltre che a costituire una piattaforma d’aggiornamento su quanto accade nell’arte. Sono molto contento delle scelte fatte da Roberta Aureli, Simone Ciglia, Caterina Molteni e Alberta Romano che hanno dimostrato una grande visione, professionalità e maturità. Questo non è un episodio isolato, ma una pratica vitale per lo sviluppo di BoCS Art e dunque ci saranno anche altre residenze in cui inviterò altri curatori.

Che cosa differenzia BoCs dalle tante altre residenze italiane ed internazionali?

Intanto il fatto di essere costruito ex novo come una sorta di “piccolo villaggio” il che da modo di essere isolati, ma anche di formare una comunità. Già dalla edizione scorsa ho osservato questo potenziale relazionale che da modo ad artisti, anche molto diversi che non si conoscono, di relazionarsi ed entrare in contatto.

Il punto di forza, dunque, è nel rapporto che si instaura tra gli artisti?

L’Italia soffre di un campanilismo provinciale che si riversa anche nell’arte, per cui se uno dipinge viene ignorato dai concettuali e viceversa, mentre qui le barriere cadono. La cartina di tornasole più evidente in tal senso è stato l’invito nella residenza precedente di Luca Rossi, odiato dalla quasi totalità degli artisti per le sue posizioni critiche nei confronti della giovane arte italiana. Durante la residenza tutta la tensione si è stemperata arrivando a capire ognuno le ragioni dell’altro, creando rapporti d’amicizia e dunque inscrivendo il dibattito artistico all’interno di una sana relazione culturale come dev’essere e non dell’uno contro l’altro che spesso è ciò che penalizza il dibattito italiano.

Il Sud Italia, eccezion fatta per i centri maggiori, è totalmente al di fuori del circuito dell’arte. Quali sono le potenzialità di una regione come la Calabria? Come interagisce BoCs con il territorio?

Le potenzialità sono ampie proprio per qualità e capacità di sperimentazione che questa esperienza offre, significativo è poi il fatto che ai BoCs Art è stato affiancato il BoCs Museum che accoglie le opere che gli artisti donano a seguito della residenza. Tuttavia il museo è in fase di riprogettazione dal punto di vista dei contenuti, sia in quanto non può accogliere se non temporaneamente tutte le opere e sia perché ha bisogno di essere reso vitale con pratiche che stiamo mettendo in atto. Ad esempio inserendo le opere dopo un periodo di esposizione al museo nelle case dei cittadini e istituzioni cosentine, cercando di creare un grande museo diffuso. Vogliamo creare anche un’associazione di supporto “Gli Amici dei BoCS”. Stiamo lavorando all’attivazione di workshop con le scuole, che non abbiamo ancora potuto realizzare in quanto le prime due residenze sono iniziate quando le scuole erano oramai già chiuse.

Qual è il futuro di Bocs? Quando le prossime residenze?

Del futuro in generale ho detto già qualcosa nelle risposte precedenti, ma di futuro non parlo ancora, non per reticenza, ma in quanto sto verificando la fattibilità dei progetti a venire.

Qualcosa, però, puoi raccontarci…

Sì, in particolare sulle prossime residenze: quella di settembre vedrà artisti che hanno nel loro lavoro una forte attenzione al disegno, dato che in quel periodo a Cosenza c’è il festival del fumetto, una disciplina a cui molti artisti guardano. Per quella di novembre sto lavorando con Tommaso Pincio come co-curatore per invitare autori di varie discipline che hanno un’attenzione e/o relazione particolare con le arti visive, a partire da Pincio stesso che è anche un artista visivo (infatti parteciperà alla residenza in questa veste) a scrittori come Violetta Bellocchio, Veronica Raimo, Giorgio Folco, o registi come Caterina Carone, fotografi quali Sabrina Ragucci. Ci saranno anche artisti visivi che hanno forti relazioni con la letteratura, il cinema e così via come Bigitte Niedermair, Gianluigi Cloin, Gabrielle Le Bayon, Damien LeLepeleire e altri. Insomma si tratterà di una residenza multidisciplinare. Poi stiamo lavorando per il prossimo anno anche ad un paio di residenze di tipo Masterclass.



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