S.O.S. uccelli in pericolo! Lo dice la Lista Rossa

Molte specie ornitologiche nel mondo rischiano l’estinzione: per questo sono importanti le Liste Rosse e le misure per la loro salvaguardia

Si è svolta lo scorso dicembre a Nairobi, in Kenia, l’Assemblea delle Nazioni Unite per l’Ambiente, uno dei più importanti organismi decisionali al mondo in materia di ambiente; in questo ultimo incontro ha visto la partecipazione di oltre settemila delegati provenienti da tutto il mondo: capi di stato, ministri, scienziati e rappresentanti della società civile e di organi privati.

Ospite di riguardo la delegazione della IUCN, ovvero l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, la più autorevole istituzione scientifica internazionale in tale ambito e che, dal 1948, anno della sua fondazione, si occupa, tra le altre cose, della pubblicazione delle cosiddette “Liste Rosse”.
Tali liste nascono con l’obiettivo di valutare il rischio di estinzione, nel breve termine, di specie animali e vegetali del pianeta utilizzando specifici criteri per inserire ogni specie in una determinata categoria di rischio.
Vale la pena ricordare che l’unico italiano che partecipò alla costituzione della IUCN fu proprio Renzo Videsott, al tempo direttore di una delle nostre aree protette meglio conosciute, il Parco nazionale del Gran Paradiso.
Migliaia specie di uccelli nel Mondo sono in pericolo

A Nairobi, particolare attenzione è stata rivolta all’allarme lanciato dalla stessa IUCN e per voce di BirdLife International, nei confronti dei pericoli ai quali sono sottoposti migliaia di specie di uccelli nel mondo.
BirdLife è infatti il più grande network mondiale di associazioni che si occupano di conservazione della biodiversità e lo fa attraverso la salvaguardia degli uccelli e del loro habitat. Mai come per gli uccelli, infatti, i migliori risultati in termini di conservazione non possono che giungere da progetti di cooperazione tra paesi diversi, in quanto essi difficilmente sono relegabili entro determinati territori. Anzi, essendo in grado di volare, i volatili non si preoccupano certo dei confini politici e migrano attraversando, a volte, anche interi continenti.

La sopravvivenza di una stessa specie può dipendere così tanto dalla buona salute di una foresta nord europea come dai processi di desertificazione dell’Africa centrale.
I dati globali della Lista Rossa degli uccelli, aggiornata al 2017, sono per molti aspetti preoccupanti: delle circa 11.000 specie conosciute al mondo, quasi 1.500 sono considerate in pericolo, ben 183 si sono già estinte dal 1500 ad oggi, e tra queste solo 5 sopravvivono con pochissimi individui in cattività.

In natura 222 specie sono in una situazione considerata molto critica, a un passo dall’estinzione, 461 rischiano di esserlo a breve e altre 786 versano in condizioni di vulnerabilità.
Gli ultimi aggiornamenti dell’elenco vedono comunque le buone notizie pareggiare con quelle cattive, in quanto delle 238 specie che sono state oggetto di recente rivalutazione, il 26% è stato inserito in una categoria più a rischio, mentre per il 28% gli sforzi per la loro salvaguardia hanno dato buoni risultati, in quanto per loro è stato deciso il declassamento a categorie di minaccia inferiori.
Infine, altre 1.017 sono definite “quasi a rischio”, ovvero specie che, senza adeguati provvedimenti, sono molto vicine a rientrare in una delle categorie di rischio nel prossimo futuro.
Le specie più a rischio

L’aggiornamento della Lista Rossa ha permesso a BirdLife International di porre l’attenzione anche sulle attuali maggiori minacce che incombono sugli Uccelli nei quattro angoli del globo.
Negli oceani di tutto il mondo la pesca eccessiva e i cambiamenti chimico-fisici causati dal riscaldamento climatico stanno fortemente influenzando la disponibilità delle principali prede di molte specie di uccelli pelagici.

E’ il caso del Gabbiano tridattilo (Rissa tridactyla), un piccolo gabbiano dalle zampe nere, che nidifica in colonie anche molto numerose in gran parte delle coste del Nord Europa e del Nord America. In mancanza di cibo sufficiente, le colonie di Gabbiano tridattilo hanno forti difficoltà nel nutrire i loro pulcini, così che negli ultimi anni si è assistito ad un disastroso crollo della popolazione di questa specie. Dal 2000 ad esempio, il numero delle coppie nidificanti nelle isole Orcadi è crollato dell’87% e nelle Isole Shetland addirittura del 96%!
A livello globale, si calcola che la specie sia diminuita di circa il 40% dagli anni ’70 ad oggi, il che basta largamente a giustificare il suo passaggio, nelle liste della IUCN, dalla categoria “Least Concern”, ossia a “minor preoccupazione” a quella definita “vulnerabile”.

Marguerite Tarzia, responsabile del “Marine Conservation Office” di BirdLife International, afferma che «l’allarmante declino del Gabbiano tridattilo e di altri uccelli marini del Nord Atlantico e dell’Artico, come anche il Pulcinella di mare, rappresenta una dolorosa lezione su quel che accade quando le Nazioni adottano un approccio alla conservazione che si definisce – lontano dagli occhi, lontano dalla mente-».
Come primo passo per correre ai ripari BirdLife International ha recentemente identificato l’area di maggiore importanza nell’Atlantico centrale utilizzata dai Gabbiani tridattili, dai Pulcinella di mare e da oltre 20 altre specie di uccelli marini per nutrirsi. Questo sito è stato proposto alla Convention for the Protection of the Marine Environment of the North-East Atlantic (Ospar) per l’istituzione di una estesa area marina protetta d’alto mare.

Stesso destino, seppur dall’altra parte del mondo, sembra essere riservato alla Sula del Capo (Morus capensis), in Sudafrica, dove la pesca eccessiva delle acciughe sta portando alla fame la popolazione di questa specie, che dopo aver subito un calo di oltre il 50% rispetto a quella degli anni ’50, è passata dall’essere considerata “vulnerabile” alla condizione di “in pericolo di estinzione”.
Caccia e specie invasive introdotte dall’uomo, le minacce più importanti

Tra le altre cause di declino degli uccelli da non trascurare è la caccia diretta nei confronti di alcune specie e l’impatto delle specie invasive introdotte dall’uomo.
Emblematico è il caso dello Zigolo dal collare (Emberiza aureola), un tempo nidificante numerosissimo lungo tutta la fascia di foresta boreale che va dalla Finlandia alla Corea, ma che potrebbe presto estinguersi se in Cina non verrà messo fine alle catture illegali.

Infatti, onostante l’habitat nel quale si riproduce questa specie non sembra presentare al momento particolari problematiche, il transito e lo svernamento di questo passeriforme in siti situati in Indocina ha determinato la sua condanna. Il facile prelievo venatorio offerto dalla loro concentrazione ha fatto sì che la popolazione di Zigoli dal collare sia diminuita di oltre l’80% in soli 15 anni e, ad oggi, è considerato addirittura in pericolo critico di estinzione.
Ecco perché la Hong Kong Birdwatching Society chiede un’azione immediata per salvare la specie e ha designato il 2018 come l’Anno Internazionale dello Zigolo dal collare.

Soprattutto nelle realtà insulari un problema con cui fare i conti è la presenza di fauna non originaria introdotta dall’uomo. Ad esempio in Nuova Zelanda il raro Kea (Nestor notabilis), un grosso pappagallo dalle abitudini molto “terrestri”, è minacciato dalla predazione dei mammiferi introdotti fin dal secolo scorso dai coloni europei.
Ogni anno il 60% dei nidi di Kea viene predato da specie come ermellini, visoni, faine o semplicemente gatti domestici, tutti animali che non sono mai stati presenti in Nuova Zelanda e nei confronti dei quali il Kea e tutti gli altri uccelli non hanno mai avuto necessità di sviluppare evolutivamente tecniche di difesa o di fuga.
Qualche buona notizia da Kiwi e Pellicani ricci

Ma dalla stessa Nuova Zelanda giungono anche buone notizie: ben due specie di Kiwi, che non essendo in grado di volare, sono ancora più vulnerabili alla presenza di predatori, grazie agli sforzi intrapresi per la loro salvaguardia si stanno riprendendo e sono passate dalla categoria “in pericolo” a quella “vulnerabile”.

Così come, fortunatamente, buone notizie arrivano anche dal Vecchio Mondo: i Pellicani ricci (Pelecanus crispus), che nidificano principalmente nelle estese paludi dell’Europa dell’Est e che erano ridotti a poche centinaia di coppie negli anni ’80, stanno lentamente recuperando i numeri di un tempo, sia a causa del regime di protezione del quale alcune aree incontaminate hanno beneficiato negli ultimi anni, sia grazie ad alcuni abili stratagemmi introdotti dall’uomo, come la creazione di zattere di nidificazione artificiali poste in luoghi al riparo da minacce e disturbo.

Risultati ai quali è necessario che ognuno concorra per la propria parte, ed è infatti anche nell’intento di sottolineare le responsabilità a livello locale che si muove un organo come la IUCN, invitando a seguire dettami comuni per redigere Liste Rosse anche a livello nazionale o regionale, proprio perché, soprattutto nel caso degli Uccelli, diversi Paesi possono contribuire alla salvaguardia di determinate popolazioni in diverse fasi della loro esistenza.
La situazione in Italia e in Piemonte

In Italia, la prima valutazione del rischio di estinzione delle specie di Uccelli nidificanti è stata effettuata nel 1981 da Sergio Frugis e Hermal Schenk. Nel 1999 una versione aggiornata di quello studio fu pubblicato grazie ad un lavoro congiunto di LIPU e WWF, mentre nel frattempo la IUCN affinava la metodologia a livello mondiale.

Le nuove e più precise indicazioni dal fronte internazionale e le crescenti informazioni acquisite nel frattempo, hanno infine portato alla redazione, nel 2011, della più recente Lista Rossa italiana, a cura della LIPU, di Ispra (Istituto Superiore per la Ricerca e l’Ambiente) e dell’Università di Roma.

Da questa si desume come, delle 270 specie prese in considerazione, solamente la metà non desta ragionevoli motivi di preoccupazione, mentre per le rimanenti sussistono i requisiti per essere incluse in una delle categorie “a rischio”.

Anche se non esiste al momento una Lista Rossa piemontese, dall’elenco italiano non è difficile individuare alcune specie per le quali la nostra Regione ha indubbiamente una importante responsabilità nei riguardi della loro conservazione a lungo termine.
E’ il caso di alcune specie fortemente legate all’ambiente di risaia, paesaggio agricolo del quale deteniamo come regione la maggiore superficie d’Italia.

Uccelli come la Pittima reale (Limosa limosa) o il Mignattino comune (Chlidonias niger), il cui status a livello nazionale è considerato “Endangered” ovvero “in pericolo” e per le quali la zona di risaie del vercellese è rimasta ormai l’unica area di nidificazione in tutta Italia!

Le iniziative a favore della salvaguardia di queste specie non mancano; il Mignattino comune ad esempio è dal 2016 oggetto di monitoraggio nell’ambito di un Life coordinato dalla LIPU, il progetto Net pro Net (LIFE GIE/IT/000897), che vede l’impegno sul campo di appassionati volontari che tengono d’occhio questa preziosa popolazione, ormai ridotta a poche decine di coppie.

Ancora meno sono le coppie nidificanti di Pittima reale, che grazie al dialogo intrapreso tra il GPSO (Gruppo Piemontese Studi Ornitologici), l’Ente Parco del Po vercellese-alessandrino, il settore competente della Provincia di Vercelli e soprattutto con gli agricoltori direttamente interessati alla presenza degli animali, si tenta ogni anno di limitarne le cause di perdita delle nidiate e favorirne l’aumento del successo riproduttivo.

Ancora una volta, il successo di iniziative come questa è legata inequivocabilmente alla compartecipazione di realtà diverse che, ognuna per le sue competenze, può dare il proprio contributo al raggiungimento di un traguardo condiviso, senza mai dimenticare le sagge parole del noto biologo conservazionista Thomas Lovejoy che affermò, a buon ragione, che “se avrai cura degli uccelli, avrai cura della maggior parte dei grandi problemi del mondo”.   Giovanni Soldato*



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