Se la disoccupazione è ai minimi non è merito di questo governo

A fare da contraltare all’Italia disegnata da Salvini e Di Maio (povera, senza lavoro e invasa dai migranti) arrivano stamani i dati Istat sul mercato del lavoro. Secondo le stime diffuse dall’istituto di statistica gli occupati hanno raggiunto il massimo storico di 23 milioni 382 mila unità, mentre il tasso di disoccupazione è sceso al 10,7% ai minimi dal 2012. Un calo, quello della disoccupazione, che riguarda entrambi i generi e tutte le classi di età, compresa quella giovanile.
Il paese reale sembra dunque ben diverso da quello dipinto dal duo gialloverde e i dati di oggi confermano il trend positivo iniziato ormai da mesi.

Leggendo i dati delle ultime rilevazioni si nota oltretutto un aumento dei contratti stabili, non solo quelli di natura precaria. Al punto che il bilancio degli ultimi anni, da quando è in vigore il Jobs Act, vede una crescita più alta dei posti stabili rispetto a quella dei contratti a termine: oltre il 50 per cento del numero complessivo dei nuovi posti di lavoro sono a tempo indeterminato.

Nonostante i numeri confortanti, tuttavia, oggi il neo ministro del Lavoro Di Maio punta ancora una volta il dito contro la riforma lasciata in eredità da Matteo Renzi, rea a suo giudizio di aver precarizzato il mondo del lavoro.
La strada da percorrere per combattere il precariato è ancora molto lunga ed è lo stesso Partito democratico a riconoscerlo nelle tante proposte fatte recentemente, a partire dalle quelle messe nero su bianco durante l’ultima campagna elettorale. Ma attribuire la colpa di tutti i mali del Lavoro al Jobs act è forse ingeneroso, visto che quella riforma – è bene ricordarlo – non ha introdotto alcuna forma di contratto a tempo indeterminato, anzi.

“Fantastico”, è il commento sarcastico di Renzi nella sua Enews. “Stasera – scrive – smantellano la misura che ha permesso di recuperare un milione di posti di lavoro”. Con un passaggio sul reddito di cittadinanza: “Tutto sommato devo riconoscere che Di Maio ha una sua coerenza: più smantella il JobsAct, più avrà occasioni per sperimentare la geniale intuizione del Reddito di Cittadinanza: una Repubblica Democratica fondata sul sussidio. Già, ma quando arriva il Reddito di Cittadinanza?”
Intanto, nell’attesa di capire se e quando quel reddito prenderà forma, il deputato dem Tommaso Nannicini sottolinea quanto fatto dagli ultimi due governi sul tema delle disuguaglianze ricordando la 14esima di cui i pensionati con meno di mille euro al mese possono usufruire, e un altro tipo di reddito, quello di inclusione, dato finora a 700mila famiglie. “In questi anni – scrive su twitter – abbiamo provato a dare risposte a tutti diverse a seconda dei problemi. Combattere le disuguaglianze è una cosa seria, non uno spot elettorale”.

Non resta ora che attendere le prossime (anzi le prime) mosse economiche del governo gialloverde, che se davvero rispetterà le regole europee – come dice di voler fare il ministro dell’economia Tria – rischierà di non vedere realizzate gran parte delle promesse sventolate in campagna elettorale. Non solo reddito di cittadinanza, dunque, ma anche Flat tax e riforma della Fornero potrebbero non vedere mai la luce. Non a caso, ieri a Pontida, nessun tema di economia ha trovato spazio negli interventi degli esponenti della Lega. Ci si concentra piuttosto su altri temi.   di Stefano Minnucci



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