Sequestro laboratorio cinesi a Cavarzere: su 12 lavoratori solo uno regolare

Secco, Moda: “un plauso al lavoro incessante dei Cc, ma serve una riforma dei reati in materia di lavoro nero e contraffazione nel sistema moda”
Venezia  – “Un plauso al lavoro incessante dei Carabinieri, di Cavarzere e del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Venezia in questo caso, ma la loro fatica rischia di essere vana se, in questo Paese, non si inizia ad affrontare il tema di una riforma dei reati in materia di lavoro nero e contraffazione nel sistema moda”. E’ quanto afferma Giuliano Secco, Presidente della federazione Moda di Confartigianato Imprese Veneto alla notizia apparsa nel pomeriggio sull’ANSA Veneto del sequestro, a Cavarezere, di un laboratorio cinese di produzione tessile nel quale sono stati trovati 11 lavoratori ‘in nero’. Denunciata la titolare per manodopera clandestina, e altri 7 suoi connazionali.
“I continui blitz -prosegue- toccano solo la punta di un iceberg ma soprattutto, se si segue nei giorni seguenti l’iter della denuncia e del provvedimento, finiscono quasi sempre con una ammenda amministrativa e la restituzione dei capi oggetto del sequestro, mortificando così lo straordinario lavoro delle nostre Forze dell’Ordine e gettando nello sconforto le migliaia di laboratori che ancora oggi credono in un modo di lavorare diverso, fatto di capacità, professionalità, qualità e di diritti dei lavoratori e dell’ambiente”.
“In Italia oggi è difficile parlare di filiera della moda senza parlare di malavita organizzata -spiega Secco-. Una “mafia imprenditoriale” fatta di commercialisti, manager d’impresa, notai, politici, medici, imprenditori e amministratori statali. Il crimine della produzione illegale e della contraffazione (due facce di una stessa medaglia), in confronto al traffico d’armi e di droga, permettono di guadagnare le stesse cifre (dalle stime contenute nella recente Relazione della Commissione parlamentare di inchiesta della Camera dei deputati, solo nei settori abbigliamento-calzature-accessori in Italia la perdita di fatturato è di 4,5 miliardi di euro e 50 mila posti di lavoro (80 mila se si considera l’indotto), con un rischio però troppo spesso riconducibile a semplici sanzioni amministrative. Da studi, controlli ed inchieste giornalistiche emerge, non inaspettatamente, un quadro inquietante e complesso, talora “demoralizzante”, che riconosce l’illegalità a vari livelli della filiera di produzione dei capi di abbigliamento e delle calzature: la vede nelle procedure di assegnazione delle commesse, nell’evasione fiscale, nella insufficienza nei controlli, nel lavoro nero, nella mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro e del mancato rispetto delle più basilari norme ambientali. Un sistema che non manca di attrarre sempre più l’infiltrazione malavitosa”.

“Noi -conclude Secco- temiamo chi non rispetta le leggi e distrugge le regole del mercato, non la concorrenza tra imprese virtuose e qualificate che meritano invece di essere valorizzate e premiate.

Tuttavia una via d’uscita esiste, nella misura in cui si riesca a rendere realmente applicabili le norme e ad attuare un cambiamento culturale, sia a livello di operatori, che di legislatori e controllori. Ed è proprio di leggi che abbiano “gambe sulle quali camminare” che dobbiamo iniziare a parlare. Come Confartigianato Imprese Veneto e per il tramite di Confartigianato nazionale abbiamo avviato un lavoro su una proposta di riforma dei reati in materia di lavoro nero e contraffazione nel sistema moda che sottoporremo a suo tempo ai parlamentari ed al Ministero della Giustizia. Il problema non è solo far applicare le norme ma anche la bontà delle stesse a cui non può mancare il supporto di una cultura della legalità degna di questo nome”.

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